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Gustavo Petro chiede la riunione d'emergenza di Onu e Organizzazione degli Stati americani. Da Mosca a Teheran, l'accusa a Washington di violazione del diritto internazionale

Si muovono gli alleati del Venezuela di Maduro: Colombia, Iran, Russia, Turchia e Cuba condannano l'aggressione Usa

Il primo ad alzare la voce contro l'attacco militare in Venezuela è Gustavo Petro, presidente della Colombia. "Caracas è sotto bombardamento in questo momento. Allertate il mondo: il Venezuela è stato attaccato! Stanno bombardando con missili. L'Organizzazione degli Stati americani e l'Onu devono incontrarsi immediatamente" scrive su X. Poi aggiunge che sarebbero stati colpiti obiettivi istituzionali e militari a Caracas, tra cui il Palacio Federal Legislativo sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chavez. Petro riferisce inoltre dell'attivazione del piano di difesa al palazzo presidenziale Miraflores. Petro lo indica come un "bilancio al momento confermato", elencando i singoli siti colpiti. Sarebbe stato colpito anche il Fuerte Tiuna, il principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota, nel centro della capitale, che sarebbe stata resa inoperativa. Tra gli altri obiettivi menzionati compaiono la base n.3 dei caccia F-16 a Barquisimeto, la base militare di elicotteri di Higuerote, l'aeroporto di El Hatillo e l'aeroporto privato di Charallave, a sud di Caracas. Inoltre, sempre per Petro, un blackout elettrico avrebbe interessato ampie zone della capitale, dal centro al sud della città

 

Cuba si schiera apertamente a fianco di Nicolas Maduro, suo principale alleato regionale, condannando l'azione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela. Il ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez, ha denunciato quello che ha definito un "attacco criminale" di Washington, sollecitando una reazione "urgente" della comunità internazionale. In un messaggio pubblicato sul suo account ufficiale su X, Rodríguez afferma che la cosiddetta "zona di pace" dell'America Latina e dei Caraibi è stata "brutalmente assaltata", parla di "terrorismo di Stato" contro il "coraggioso popolo venezuelano" e contro la "Nostra America", richiamando la retorica storica dell'alleanza tra L'Avana e Caracas. Il messaggio si conclude con lo slogan rivoluzionario "Patria o Morte, vinceremo!".

Parole di condanna arrivano dalla Federazione russa, molta vicina al governo Maduro in Venezuela. Il ministero degli Esteri russo "rilascerà presto una dichiarazione in merito all'aggressione statunitense contro il Venezuela" ha dichiarato Maria Zakharova all'agenzia Tass. In precedenza l'ambasciata russa a Caracas aveva annunciato di non aver subito danni dalle esplosioni. "Il Venezuela non ha rappresentato alcuna minaccia per gli Stati Uniti, né militare, né umanitaria, né criminale, né legata alla droga (quest'ultima è confermata da un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite). Pertanto, l'attuale operazione militare, così come le azioni contro il Venezuela degli ultimi giorni e settimane, non hanno alcuna base sostanziale" scrive il vicepresidente del Consiglio federale russo, Camera alta della Duma, Konstantin Kosachev sul suo canale Telegram. "Il diritto internazionale è stato chiaramente violato e l'ordine stabilito in questo modo non dovrebbe prevalere".

Anche l'Iran, che mantiene stretti legami con il Venezuela, ha condannato fermamente l'attacco militare statunitense. "Il Ministero degli Esteri iraniano condanna fermamente l'attacco militare statunitense al Venezuela e la flagrante violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Paese", ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano in una nota, denunciando "l'aggressione illegale degli Stati Uniti", nemici della Repubblica Islamica.

La Turchia è al fianco del Venezuela e del suo presidente Maduro, di fronte all'aggressione degli Stati Uniti contro il Paese. Lo ha dichiarato il consigliere capo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Cemil Ertem, dopo i raid Usa in Venezuela.

 

L'ex presidente della Bolivia Evo Morales ha condannato quello che definisce un "bombardamento degli Stati Uniti contro il Venezuela", esprimendo solidarietà al popolo venezuelano. "Condanniamo con fermezza il bombardamento degli Usa contro il Venezuela. È una brutale aggressione imperialista che viola la sua sovranità", ha scritto Morales in un messaggio pubblicato su X, aggiungendo che "il Venezuela non è solo". L'ex capo di Stato boliviano ha parlato di "resistenza del popolo venezuelano", senza fornire dettagli o elementi di conferma sugli attacchi citati. Al momento non vi sono riscontri indipendenti delle accuse di bombardamenti.