Palestina Non si fermano i massacri nella falsa tregua. In Cisgiordania i coloni invadono di notte il villaggio di Bazariyah e danno fuoco a una scuola
LEGGI ANCHE Terrore in Cisgiordania: geografia e agenda delle milizie dei coloni
Il funerale dei palestinesi uccisi nell'attacco militare israeliano all'ospedale Nasser di Khan Younis – (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
Come in un incubo che si ripete, giorno dopo giorno identico a se stesso, le stragi di civili a Gaza seguono l’identico copione, visibile nei pezzi di video che raccontano le ore tra il boato dell’esplosione e i funerali delle sue vittime.
Ieri notte è successo di nuovo, nonostante una presunta tregua sia in vigore: prima una nuvola di fumo nero che si solleva, densa, sopra gli scheletri delle case di Gaza City; poi l’arrivo dei primi soccorritori tra le rovine che ancora fumano, illuminati nella notte dalle torce dei cellulari e dai fari delle ambulanze. L’arrivo in ospedale dei morti: in mancanza di mezzi sufficienti, amici, parenti o semplici passanti trasportano i cadaveri usando i teli bianchi come barella. Poi il grido strozzato: «È mio padre, è mio padre. Mi senti, papà?», urla una giovane donna inginocchiata, impolverata, prima di essere presa tra le braccia da una parente.
INFINE, i funerali collettivi guidati da un anziano con il capo coperto dalla kefiah, piegato in segno di rispetto di fronte ai morti e a Dio. Il bilancio dei bombardamenti che tra giovedì notte e ieri hanno centrato tende di sfollati a Khan Younis, una scuola-rifugio nel nord di Gaza, il campo profughi di Nuseirat e una tenda a Deir al-Balah è alto: 14 palestinesi ammazzati, tra loro cinque bambini.
Massacri di civili a cui l’esercito israeliano fornisce l’identica spiegazione: dopo «il lancio fallito di un razzo», nel mirino c’erano «terroristi di Hamas, basi di lancio e infrastrutture militari», che fosse tutto vero farebbe sorgere il dubbio di cosa abbia distrutto Israele in due anni di genocidio se il movimento islamico ha ancora una simile rete militare attiva e visibile.
Dal 10 ottobre, entrata in vigore della «tregua» di Donald Trump, Tel Aviv ha violato l’accordo circa 1.200 volte – tra raid aerei, spari di cecchini, blocco degli aiuti, demolizioni e mancato ritiro delle truppe – e ucciso quasi 440 persone (71.400 il bilancio accertato dal 7 ottobre 2023, sottostimato). «C’è un cessate il fuoco? Era solo una ragazzina innocente, è stata colpita in testa», ha detto ieri lo zio di Hamsa Nidal Hawso, 11 anni, a Middle East Eye.
E MENTRE il presidente statunitense si presenta da Fox News a dire che ci sono «59 paesi» pronti a intervenire a Gaza per disarmare Hamas se non abbandonasse le armi da sé (nessun dettaglio su chi e come), la Cisgiordania è preda degli attacchi quotidiani dei coloni, nel chiaro avanzamento dell’agenda statale di pulizia etnica e confisca di terre. Secondo l’ong israeliana B’Tselem, sono oltre 120 i palestinesi beduini fuggiti dal piccolo villaggio di Ras Ein al-Auja, nella Valle del Giordano, a causa dei continui pogrom.
Così si è quasi del tutto svuotata l’ultima comunità beduina nella zona, pesantemente presa di mira negli ultimi anni: i coloni hanno già messo in piedi un insediamento ad appena 200 metri dal villaggio.
È di giovedì notte invece l’attentato incendiario a una scuola e diverse auto nel villaggio palestinese di Bazariyah, con i coloni che – dopo aver vandalizzato le aule – hanno scritto sui muri «vendetta» in riferimento a due settler feriti dalla stessa polizia israeliana lo scorso anno.
