Storie L’azienda che fa capo a Pechino, Nuctech, ha vinto l’appalto per fornire scanner a sei scali italiani, un affare che non piace agli Usa. Ora revocare il bando non si può ma neppure irritare Trump
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Lo scalo merci del porto di Trieste
La contesa economica tra Stati uniti e Cina passa anche per i porti europei e le tecnologie per i controlli doganali. Lo scontro è arrivato a toccare l’Italia, con una richiesta di Washington che ha messo in difficoltà il governo Meloni. Ma la partita sta andando avanti da anni, tanto da avere portato la Commissione Ue ad aprire un’istruttoria e valutare l’adozione di una direttiva per contrastare il dominio di Pechino.
PROTAGONISTA è l’azienda statale cinese Nuctech, specializzata in macchinari per i controlli di sicurezza, che nell’ultimo decennio ha vinto oltre 160 bandi dal valore totale di 120 milioni per la fornitura di attrezzature in molti porti del vecchio continente. Si tratta soprattutto di grandi scanner per ispezionare i container, che acquisiscono immagini e dati sulle merci al fine di verificare la presenza di traffici illeciti. Gli Usa temono che le autorità della Repubblica popolare possano accedere a queste informazioni sensibili e perciò nel 2020 hanno inserito Nuctech nella entity list delle aziende considerate una minaccia per la sicurezza nazionale, dove figurano altri colossi cinesi come Huawei e Ymtc. Per boicottare la compagnia hanno anche iniziato a fare pressioni sugli alleati. Le più recenti hanno riguardato Palazzo Chigi che, secondo Bloomberg, avrebbe ricevuto una richiesta formale da Trump per annullare una gara vinta dall’azienda.
IL BANDO era stato pubblicato nel 2024 dall’Agenzia delle dogane e riguarda la fornitura di sei sistemi di scansione mobile per i porti di Trieste, Venezia, Livorno, Civitavecchia, Palermo e Siracusa, con consegna entro il prossimo 31 marzo insieme ad altri quattro scanner per gli uffici doganali. Il governo Meloni ha comunicato a Washington l’impossibilità di annullare retroattivamente un appalto in fase avanzata. Oltre al contenzioso legale e alla penale che lo Stato avrebbe dovuto pagare a Nuctech, il passo indietro avrebbe comportato un incidente diplomatico con Pechino, con cui Meloni sta cercando di riallacciare i rapporti dopo l’uscita dal progetto Nuova via della seta, avvenuta nel 2023 sempre per soddisfare gli Usa. Inoltre la fornitura era legata alla scadenza di un finanziamento europeo del Pnrr che altrimenti sarebbe andato perso. Da Roma sarebbe arrivato l’impegno a privilegiare le offerte di aziende con sede nei paesi Nato per i prossimi bandi, ma non è bastato a evitare l’irritazione della Casa bianca.
L’IMPORTO della gara era di circa 20 milioni e Nuctech lo ha vinto presentando un’offerta di 11,2 milioni attraverso la sua controllata polacca, Nuctech Warsaw, arrivata davanti alla concorrente Smiths Detection Italia per il punteggio tecnico ed economico. La capacità di fornire tecnologie innovative a prezzi più competitivi rispetto alle aziende occidentali è stata la chiave del successo di Nuctech, che è penetrata non solo negli scali marittimi di tutta Europa, ma anche negli aeroporti con gli scanner per il controllo dei bagagli e passeggeri. Questo primato ha generato sospetti nella Commissione Ue, che ad aprile 2024 ha effettuato ispezioni a sorpresa nelle sedi Nuctech in Polonia e Paesi Bassi e lo scorso 11 dicembre ha aperto una procedura d’indagine per verificare se l’azienda abbia beneficiato di sovvenzioni pubbliche attraverso il gruppo statale Tsinghua Tongfang che la controlla. Se così fosse, Nuctech rischierebbe una multa fino al 10% del suo fatturato in Ue (che nel 2024 ha superato i 64 milioni) poiché il regolamento Foreign Subsidies Regulation impedisce alle aziende private di beneficiare di sussidi esteri che potrebbero alterare la concorrenza nel mercato comunitario.
I RIFLETTORI su Nuctech si erano già accesi nel 2010, quando Bruxelles le ha imposto un dazio anti-dumping in seguito all’esposto della concorrente Smiths. Quattro anni dopo gli Usa l’hanno bandita dai loro aeroporti. Decisioni simili sono state prese in Canada, Belgio e Lituania. La tech-company ha perso il ricorso in Corte Ue con cui si era opposta agli accertamenti, si è difesa affermando che «tutti i dati generati dalle nostre apparecchiature di sicurezza appartengono ai nostri clienti, che ne mantengono il pieno controllo» nel rispetto delle norme europee su privacy e cybersicurezza. Riguardo al presunto sostegno statale cinese, sostiene di non avere «ricevuto sussidi illeciti né intrapreso pratiche che distorcono il mercato interno».
È LA PRIMA VOLTA che Bruxelles avvia indagini approfondite per appurare eventuali distorsioni derivanti dal sostegno finanziario di altri paesi a imprese attive nel mercato europeo. Ma la questione supera le presunte irregolarità commerciali. Le norme sulle forniture di tecnologie nei porti e aeroporti finora hanno privilegiato solo il criterio del prezzo più conveniente, senza porre la questione della sicurezza. Gli scanner a raggi X sono oggi in grado di raccogliere dati riservati sugli spostamenti delle persone e delle merci. Nonostante si trovino in infrastrutture sensibili, non esistono regole in grado di limitare le forniture. Le tecnologie Nuctech hanno consolidato la presenza cinese nei porti europei, che riguarda soprattutto il controllo dei traffici. Attraverso la compagnia statale Cosco, Pechino ha investito 5,6 miliardi di euro negli ultimi dieci anni per acquisire importanti partecipazioni nelle società terminaliste di 11 grandi porti, tra cui Rotterdam, Valencia e Anversa.
IN ITALIA controlla il 40% dello scalo di Vado Ligure, il principale per lo sbarco della frutta nel continente. Inoltre Cosco possiede tutto il porto del Pireo, acquistato nel 2009 dalla Grecia in piena crisi economica e oggi diventato il principale hub di scambio tra Oriente e Occidente. Si tratta del 14simo porto più grande d’Europa nonché il primo caso in cui uno Stato Ue ha ceduto a un investitore estero statale il controllo di un’intera autorità portuale. La Cina ha semplicemente sfruttato le possibilità del libero mercato e solo da un paio d’anni l’Ue ha iniziato a studiare norme per arginarne l’espansione, che dovrebbero confluire nella nuova Strategia portuale europea attesa entro il 2026. Nel frattempo l’influenza già acquisita da Pechino contribuisce alle tensioni nei rapporti tra Usa e Ue.
