Diritti Piantedosi getta acqua sul fuoco dell’allarme che la stessa maggioranza ha evocato. Ma Salvini continua a elencare nuovi reati
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Doveva essere un veloce summit, è durato quasi due ore. Al vertice di Palazzo Chigi sulla sicurezza che ha anticipato il consiglio dei ministri ci sono Giorgia Meloni, i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari alla presidenza del consiglio Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano e il ministro della difesa Guido Crosetto.
ATTORNO AL TAVOLO, gli esponenti del governo valutano i pro e i contro della gestione della sicurezza. Se, come appare evidente, questo è il terreno privilegiato per ricercare il consenso e colpire il nemico di turno, emergono anche i rischi dell’operazione: spingere troppo sull’emergenza in sintesi, rischia di produrre incertezze sull’azione dell’esecutivo. Suona come una staffilata a Salvini, che più di tutti cavalca il tema e fa sentire la sua ombra sul Viminale. Il leader leghista comincia fin dal mattino, dalla periferia romana di Tor Bella Monaca dove è in visita istituzionale a un cantiere Pnrr, a suonare la grancassa securitaria. La pressione del governo sui sindaci sul tema deve ricordargli in qualche modo la guerra dichiarata da Trump alle città statunitensi, anche se nella periferia romana si trova accanto a Gualtieri che gli ricorda le promesse disattese su agenti e finanziamenti all’edilizia popolare.
IL LEADER LEGHISTA svicola ma si sente in dovere di avanzare una precisazione quando giura che all’Italia «non serve una forza di polizia simile all’Ice». Il motivo è che gli uomini in divisa qui avranno lo scudo legale: «Abbiamo le forze dell’ordine migliori d’Europa, mettiamole in condizioni di lavorare – prosegue Salvini – Nel decreto sicurezza c’è, ad esempio, la non iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che, in servizio, si difendono e sparano». Quando si tratta di valuta le possibili eccezioni del Quirinale, l’atteggiamento si fa passivo aggressivo: «Non c’è ancora un decreto, quindi non capisco come si possa storcere il naso su qualcosa che non si conosce. Su cosa ci sarebbero perplessità? Sui migranti noi parliamo di illegalità: non penso che nessuno storca il naso se prendiamo provvedimenti nei confronti di chi non rispetta la legge».
MA ECCO che non appena la riunione finisce da Palazzo Chigi si affrettano a far trapelare che dal consesso governativo è emersa «piena condivisione e sintonia» sul nuovo pacchetto di provvedimenti, gli annunciati decreto e disegno di legge, messi appunto da Piantedosi. Le norme che prevedono una stretta sulle armi da taglio confluiranno nel decreto ma, si apprende, c’è ancora del lavoro da fare. Con ogni probabilità, dunque, non sarà il prossimo consiglio dei ministri a varare la nuova stretta, bensì il successivo. In contemporanea il ministro dell’interno consegna all’Agi la linea ufficiale. Che suona più o meno così: i reati sono in calo, è giusto prendere provvedimenti per risolvere i problemi ma non ci troviamo davanti a un’emergenza sicurezza. La polemica è rivolta all’apparenza contro le opposizioni, ma di fatto parla anche ai leghisti. «Anche allungando lo sguardo verso periodi più lontani nel tempo si può e si deve smentire l’idea di un paese fuori controllo – rimarca Piantedosi – Gli omicidi per accoltellamento sono stati 101 nel 2025, tanti e sicuramente troppi, ma un decennio fa eravamo a 130 mentre venti anni fa eravamo a 160 accoltellamenti mortali». Verrebbe da chiedersi per quale motivo allora il governo ricorra al decreto (il secondo) e magari perché in mezzo alle norme contro la microcriminalità si inseriscono quelle su dissenso. Ma non bisogna fare troppo affidamento su quello che in termini psicanalitici potrebbe definirsi insight, l’improvviso disvelamento di una situazione.
PIANTEDOSI si affretta a individuare il nemico, in questo paese che pure non conosce alcuna emergenza sicurezza. E quel nemico, dice Piantedosi, sono i migranti. «L’unica reale preoccupazione riguarda i reati commessi dai migranti irregolari, in proporzione enormemente superiori rispetto a quelli commessi da cittadini italiani o migranti regolari – spiega il ministro – Ebbene chi ha davvero a cuore il tema della sicurezza collabori all’aumento dei rimpatri, superando quelle resistenze ideologiche che ne impediscono la completa realizzazione». A Salvini non basta: fino a sera continua a esternare, elenca allarmi, propone reati, avanza inasprimenti.
