«Consegnateci le liste elettorali». Contro lo Stato del Minnesota, l’amministrazione Trump passa al ricatto. Le scorribande omicide dell’Ice e la resistenza di Minneapolis fanno perdere consensi al presidente. Ma per richiamarle chiede in cambio gli strumenti per contestare il prossimo voto di mid term
Voto scoperto Trump pensa di inviare Tom Homan, il suo architetto delle espulsioni di massa. Una mossa considerata «distensiva
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Proteste contro ICE a Minneapolis – AP
Donald Trump ha annunciato di voler inviare a Minneapolis Tom Homan, il suo cosiddetto «zar delle frontiere». La mossa appare come un tentativo di voler placare le proteste contro la sua politica repressiva in materia di immigrazione a Minneapolis, inviando il suo responsabile a supervisionare le operazioni sul posto.
Il 64enne, originario di West Carthage, è direttore esecutivo associato per le operazioni di controllo e rimozione (Ero) dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs). Quando Trump è tornato alla Casa Bianca nel 2024 e lo ha scelto per questo ruolo, Homan ha dichiarato: «Trump torna, io torno e gestirò la più grande operazione di espulsioni che questo Paese abbia mai visto».
GIÀ DURANTE IL PRIMO MANDATO di Trump era stato uno degli architetti della politica di “tolleranza zero” che, tra il 2017 e il 2018, ha portato alla separazione forzata di più di 5.000 bambini migranti dai loro genitori. Homan ha inoltre contribuito al famigerato «Project 2025», il piano della Heritage Foundation che delinea una ristrutturazione autoritaria dello Stato federale e che oggi appare sempre più come il vero manuale operativo dell’amministrazione Trump.
L’altra mossa “distensiva” che sembra arrivare dalla Casa Bianca è la notizia di una telefonata tra Trump e il governatore del Minnesota Tim Walz, su cui questi non si è ancora espresso, e che il tycoon ha definito «produttiva». Un tono molto diverso rispetto ai suoi precedenti attacchi al governatore, che ha ripetutamente accusato di alimentare le proteste.
Poche ore dopo, però, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha fatto riferimento alla telefonata di Trump con Walz durante il briefing quotidiano, affermando che il presidente aveva «delineato un percorso chiaro e semplice per ripristinare la legge e l’ordine in Minnesota: il governatore Walz, il sindaco Frey e tutti i leader democratici dovrebbero consegnare alle autorità federali tutti gli immigrati clandestini criminali attualmente incarcerati nelle loro prigioni e carceri, insieme a tutti gli immigrati clandestini con mandati di cattura attivi o precedenti penali noti, per l’espulsione immediata.
Poi le forze dell’ordine locali devono accettare di consegnare tutti gli immigrati clandestini arrestati dalla polizia locale. In terzo luogo, la polizia locale deve assistere le forze dell’ordine federali nell’arresto e nella detenzione degli immigrati clandestini ricercati per reati, in particolare per reati violenti».
LEAVITT ha aggiunto che Trump «chiede al Congresso degli Stati Uniti di approvare immediatamente una legge che ponga fine alle città rifugio una volta per tutte. Le città americane dovrebbero essere rifugi sicuri solo per i cittadini rispettosi della legge, non per pericolosi criminali immigrati clandestini che hanno violato le leggi del nostro Paese e non dovrebbero essere qui».
Leavitt non ha detto espressamente che l’ondata di arresti sarebbe terminata e che le truppe dell’Ice verrebbero ritirate se Walz e Frey acconsentissero alle richieste, ma ha affermato: «È speranza, desiderio e richiesta del presidente che la resistenza e il caos finiscano oggi».
Dall’omicidio di Alex Pretti, avvenuto due giorni dopo l’arresto da parte dell’Ice di un bambino di cinque anni che stava tornando a casa con suo padre, si è alzata un’ondata di
indignazione che inizia a incrinare anche il fronte repubblicano. L’avvocato Chris Madel, ex, ormai, candidato repubblicano alla carica di governatore del Minnesota, ha annunciato il ritiro dalla competizione e l’uscita dal Gop, denunciando quella che ha definito una “ritorsione” del partito contro il suo Stato. «Non posso considerarmi parte di un partito che fa una cosa del genere», ha dichiarato in un video diffuso sui canali social della sua campagna.
AL CONGRESSO, una risoluzione di impeachment contro la segretaria del Dhs, Kristi Noem, ha raggiunto 140 sostenitori, tutti democratici. Altri membri del Partito democratico hanno chiesto la rimozione di Noem senza menzionare la prospettiva di un impeachment, e il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha dichiarato in un post sui social media che Noem «deve essere licenziata». Così anche una dichiarazione rilasciata a Politico da 15 veterani democratici della Camera. Parallelamente cresce la pressione per l’abolizione dell’Ice, considerata da molti un’agenzia irriformabile, come ha sostenuto anche la governatrice di New York Kathy Hochul.
Quanto sta accadendo a Minneapolis spinge altre città a prepararsi a scenari simili. Philadelphia, che da settimane teme di essere la prossima, è tra queste. Il procuratore distrettuale di Philadelfia, Larry Krasner, ha rilasciato una dichiarazione rivolgendosi direttamente all’Ice e, proprio come aveva già fatto lo sceriffo Rochelle Bilal – che ha definito l’Ice «un’organizzazione inventata e falsa» – ha affermato che non esiterà ad «arrestare» gli agenti che infrangono la legge. Quelli che lo faranno saranno ammanettati, e avverte: «Donald Trump non può graziarvi». Resta da capire quanto queste dichiarazioni abbiano una reale tenuta giuridica, ma fotografano con chiarezza il clima politico in città.
IN MAINE, INVECE, dove l’Ice ha lanciato un’operazione chiamata «Catch of the Day», che ha preso di mira immigrati somali e 1.400 migranti che, secondo le autorità, avrebbero «terrorizzato le comunità del Maine», si iniziano a vedere le stesse scene di terrore già viste in altri Stati a guida democratica. Nonostante in Maine, secondo gli ultimi dati del censimento, gli immigrati costituiscano solo il 4% della popolazione.
