A dodici giorni di distanza dalla frana, la presidente del Consiglio si fa vedere a Niscemi. Dopo il sopralluogo dall’alto spiega che i pochi milioni stanziati dal governo sono «un anticipo». Ma non prende impegni, mentre la zona rossa si allarga e il paese rischia di svuotarsi
La frana La regione: danni per 2 miliardi, palazzo Chigi prende tempo: «I 33 milioni solo un anticipo»
LEGGI ANCHE Bisogna pensare più al clima e meno a ricostruire
«Sono solo un anticipo» i 100 milioni distribuiti in parti uguali dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana a Sicilia, Sardegna e Calabria per i disastri provocati dal ciclone Harry. La premier Giorgia Meloni lo ha voluto chiarire subito durante il briefing a Catania per tentare di tamponare le polemiche, al termine della visita lampo fatta a Niscemi dove la frana angoscia 25 mila persone che temono lo sgombero totale del paese anche se al momento sono solo voci. Perché solo nell’isola governata da Renato Schifani, con FdI azionista di maggioranza, la stima dei danni lievita di giorno in giorno. E ora, a sentire proprio il presidente della Regione, avrebbe toccato quota 2 miliardi di euro tra infrastrutture da riparare e ristori per imprenditori, pescatori, commercianti, ristoratori, albergatori e balneari delle zone costiere orientali che hanno perso tutto.
Rassicurazioni che la presidente del consiglio ha voluto dare per placare soprattutto i mugugni nei partiti alleati. Ma non ha aggiunto altro. Quanto metterà sul piatto palazzo Chigi ancora non si sa.
DIFFICILE CHE SI RIAPRA il dossier dei Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc). Per il parlamento siciliano, che ha approvato un ordine del giorno col parere contrario del governo, i 5,3 miliardi destinati a cofinanziare il Ponte sullo Stretto devono essere dirottati proprio per i danni del maltempo nell’Isola e per Niscemi. Richiesta ribadita da Elly Schlein durante il suo sopralluogo nelle zone della frana. «Non è possibile, si tratta di fondi in conto capitale con coefficienti e tempistiche precise, non si possono utilizzare per altro», tira dritto la vice ministra all’ambiente, Vannia Gava, anche lei in vista per un’oretta nella cittadina in provincia di Caltanissetta. Nel giro di pochi giorni, fanno notare dal centrodestra siciliano, però il governo Schifani e il parlamento regionale hanno assegnato, in via amministrativa e per legge, 90 milioni di euro, a fronte dei 33 deliberati da Roma. Una differenza abissale.
A SORPRESA, anche se il blitz già circolava la sera prima, ieri la premier si è precipitata a Niscemi, rispondendo così alle polemiche cavalcate anche da Matteo Renzi per il suo silenzio. Qui la frana continua a erodere la collina, il fronte ha superato 4 chilometri di estensione e sono oltre 1.500 le persone sfollate, costrette ad abbandonate le proprie case. Buona parte di loro non potrà più fare rientro in casa, le abitazioni saranno catalogate tra quelle da demolire, perché troppo vicine al precipizio che si è creato. «Non si ripeterà quanto accaduto nel 1997, saremo celeri», ha assicurato Meloni nel vertice durato poco meno di un’ora con i responsabili del centro operativo del comune, che sta gestendo l’emergenza.
POCO PRIMA aveva sorvolato la zona a bordo di un elicottero della Protezione civile rendendosi conto dell’impatto disastroso della frana. Anche in questo caso, la premier non ha assunto alcun impegno, rinviando qualsiasi decisione. Prima il governo ha preso la fotografia esatta del danno, poi agirà di conseguenza. Tra due settimane, ha annunciato, tornerà a Niscemi. Da quanto si apprende le case fino a 50 metri dal precipizio dovranno essere abbattute, per il resto si vedrà. La gente però è preoccupata. Invoca soluzioni immediate.
I primi ristori potrebbero arrivare la prossima settimana con l’attivazione del contributo di autonoma sistemazione (Cas), 400 euro a famiglia più 100 euro a componenti fino a un massimo di 900 euro al mese, almeno per un anno. «È già cominciato lo sciacallaggio dei proprietari di case, c’è gente che per l’affitto propone addirittura fino a duemila euro al mese. Come si fa? Si deve subito bloccare questa cosa. Ci devono dare gli alloggi, non i soldi per pagare l’affitto» dice Maria D’Alessandro, tra i 1.500 sfollati e ospite di un centro per anziani.
SULLA FRANA la Procura di Gela, coordinata da Salvatore Vella, ha aperto un’indagine per disastro colposo e danneggiamento. Stessa mossa fu fatta dai pm per la frana del 1997 ma si
concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ai magistrati toccherà accertare, tra l’altro, cosa sia stato fatto negli ultimi 30 anni in un terreno con rischio geologico R4 (massimo livello) dal 2007 e teatro di continui smottamenti: l’ultimo nel 2019 portò alla chiusura di una delle tre strade provinciali che conducono al paese. Risalire ai lavori eseguiti per il consolidamento e la messa in sicurezza dei corsi d’acqua non è semplice.
Di certo c’è che dei 46 progetti sul dissesto idrogeologico finanziati con 99 milioni del Pnrr nessuno riguarda Niscemi e che nessuna delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli ultimi nove anni ha presentato un progetto da finanziare alla Struttura commissariale per il consolidamento del territorio. Costretti a rimanere a casa da cinque giorni, gli studenti di Niscemi potrebbero ritornare a scuola lunedì prossimo, anche se non c’è ancora certezza. Tutte le scuole sono infatti chiuse, tre perché in zona rossa, due vicine all’area off-limits e il resto per i danni al sistema di distribuzione del gas metano.
