Braccio di ferro sulla stretta al dissenso. Mattarella convoca il sottosegretario Mantovano, Piantedosi si adegua: «Decreto equilibrato, se va cambiato ne prendiamo atto». Salvini però insiste sul fermo preventivo di 24 ore. Il Colle ne concede 12 e per motivi precisi
Quirinale I rilievi su espulsioni, scudo penale e trattenimenti consegnati ieri a Mantovano. Nel cdm di oggi l’incognita Lega
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I rilievi del presidente Mattarella sul pacchetto sicurezza sono nelle mani di Giorgia Meloni. Lei sarebbe orientata ad accettarli ma la Lega un po’ punta i piedi: nel decreto e nel ddl i provvedimenti devono esserci tutti. Gli indizi lasciano pensare che il consiglio dei ministri di oggi licenzierà il pacchetto e i suggerimenti del presidente verranno tutti accolti. I rilievi li ha comunicati il sottosegretario Mantovano, dopo un colloquio con il presidente stesso ieri mattina al Quirinale. Se il governo decidesse di non accogliere le richieste di modifica dovrebbe poi affrontare il rischio di un verdetto di incostituzionalità.
«Penso che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti», ha assicurato conciliante il ministro Piantedosi lasciando il Senato. Naturalmente sa benissimo che quei rilievi ci sono. Le sue parole sono un segnale di pace ma Piantedosi non è Meloni e non è neppure Salvini, il vero ostacolo che potrebbe opporsi all’accoglimento delle richieste presidenziali.
MATTARELLA, come sempre, ha evitato di entrare nel merito delle misure proposte: faccenda che non gli compete istituzionalmente. Segnala in compenso i passaggi che fanno a pugni con la Costituzione e sono almeno tre. Il primo riguarda lo scudo penale. Il testo del governo prevede l’iscrizione in un registro diverso da quello degli indagati per gli agenti che abbiano agito per legittima difesa o adempimento del dovere. Per il Colle si può fare solo se la stessa misura viene estesa a tutti i cittadini, in modo che i medesimi restino uguali di fronte alla legge. Come da dettato costituzionale. Per Salvini non dovrebbe essere un problema. Si fregherà anzi le mani pensando di aver fatto un passo verso quel diritto dei cittadini a difendersi da ladri e rapinatori come ai bei tempi del vecchio West.
MOLTO PIÙ SPINOSO il secondo rilievo, quello sul fermo preventivo. Il nodo non è la misura in sé ma i criteri sulla base dei quali si considererà qualcuno “sospetto” e dunque passibile di fermo. Nelle intenzioni del governo si dovrebbe andare a discrezione delle forze dell’ordine, solo che in questo modo l’aspetto, il modo di vestire, la postura, insomma tutto può diventare “sospetto”. Il Colle chiede dunque di precisare sulla base di quali elementi si possa operare il fermo. Inoltre, insiste perché il magistrato venga subito informato, pur non essendo più necessaria la sua autorizzazione, e perché il fermo, dalle 24 ore proposte, passi a 12.
QUI IL PROBLEMA C’È perché la discrezionalità, la facoltà di fermare a piacimento, non è un orpello ma la ratio stessa del provvedimento. Si aggiunge un problema politico, provocato
dalle circostanze, anzi da una circostanza specifica: l’addio alla Lega di Vannacci. Per il capo della Lega è un problema doppio. Da un lato deve guardarsi dalla concorrenza di un uomo di destra ancora più incarognito e ammazzasette di lui, dall’altro il fallimento dell’operazione, da lui ideata e voluta contro quasi tutti nel Carroccio, lo indebolisce drasticamente. Non rischia il posto, perché il potente partito del nord non vuole sostituirlo. Rischia il commissariamento. In questo difficile frangente non è escluso che, avendo già dovuto rinunciare alla pazza idea della cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, punti i piedi sul fermo ad alzo zero.
IL TERZO PUNTO critico non figura nel decreto ma nel ddl e riguarda le espulsioni facili per gli stranieri ritenuti pericolosi. Non si può guardare solo al presente quando sono in ballo questioni di tale delicatezza. Cosa succederebbe se domani arrivasse al governo qualcuno convinto che qualsiasi critica al governo da parte di uno straniero implica pericolosità? Dunque devono essere definite le modalità che consentono l’espulsione immediata e in ogni caso l’idea di rendere impossibile l’appello non è praticabile. La Carta garantisce la possibilità del ricorso per ogni decisione amministrativa.
QUESTA LA LISTA del Colle e un particolare fa chiaramente capire che il Quirinale non è tranquillo come sembrerebbe stando alla versione di palazzo Chigi: «L’interlocuzione con il Colle? Ottima come sempre». Il particolare è la pubblicità che la presidenza ha voluto dare all’incontro di ieri mattina con Mantovano. Non ce n’era bisogno, data l’assiduità con la quale il sottosegretario frequenta il Colle. La scelta di comunicare ufficialmente l’incontro significa che il Quirinale teme che il governo scelga lo scontro. Per questo tiene tutti i riflettori accesi.
