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Milano-Cortina In 10 mila sfidano il nuovo decreto sicurezza per chiedere un altro altro modello di sviluppo. Scontri con la polizia. Almeno 6 fermi

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Scontri tra polizia e manifestanti durante la protesta contro i giochi olimpici a Milano foto Ansa Scontri tra polizia e manifestanti durante la protesta contro i giochi olimpici a Milano – Ansa

La prima risposta di piazza al nuovo decreto sicurezza del governo Meloni è arrivata da Milano. Ieri pomeriggio oltre 10 mila persone hanno manifestato contro le Olimpiadi di Milano-Cortina e «il modello di sviluppo che rappresentano». A organizzare la mobilitazione il Cio, Comitato insostenibili olimpiadi. Si aspettavano 5 mila persone ne sono arrivate il doppio. La stretta del governo sul diritto a manifestare ha allargato la partecipazione. Tanti i giovanissimi che negli scorsi mesi si erano mobilitati per Gaza. Quelle piazze hanno lasciato il segno, hanno creato legami.

PARTENZA DEL CORTEO da Porta Romana, direzione Corvetto, periferia sud-est di Milano, geograficamente in mezzo tra il Villaggio Olimpico, dove dormono atleti e staff, e l’Arena Santa Giulia dove si svolgono le partite di Hockey. Ad aprire la manifestazione lo striscione del Cio: «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne». Dietro sono comparsi fin da subito una cinquantina di larici di cartone autoprodotti dall’Associazione proletari escursionisti (Ape), a rappresentare scenograficamente i 500 larici tagliati a Cortina per fare posto alla pista di bob.

È una delle opere più contestate, su cui c’è stata una forte opposizione anche di una parte di ampezzani. Un’opera con costi lievitati in fase di costruzione e un’eredità da un milione di euro l’anno di manutenzione che finiranno dritti dritti nel bilancio del Comune di Cortina che ha già chiesto aiuto alla regione Veneto.

Dietro i larici di cartone i centri sociali milanesi, gli studenti e tante bandiere della Palestina. C’erano i Giovani palestinesi italiani e altre associazioni di solidarietà con la Palestina.

C’erano le bandiere di Rifondazione comunista, di Potere al popolo e dei sindacati di base. Uno striscione viene lasciato nei pressi del Villaggio Olimpico contro il modello urbanistico di Milano e l’ad di Coima Manfredi Catella: «Porta Romana bella, non sei di Catella». E poi bandiere di Greenpeace, Legambiente, e altre associazioni che si occupano di ambiente e grandi opere.

 
Questi Giochi erano stati presentati come sobri e sostenibili, dovevano costare 2 miliardi ma il conto è già salito a oltre 6
Le parole degli attivisti

UN GRUPPETTO È ARRIVATO dalla Valtellina, da Bormio, dove speravano in un investimento sulla ferrovia e sono invece arrivate nuove strade con le Olimpiadi. «Nuove tangenzialine che saranno pronte dopo i giochi olimpici, se davvero le finiranno». Fanno parte di quelle 56 opere incompiute di queste Olimpiadi. «Questi Giochi erano stati presentati come sobri e sostenibili, dovevano costare 2 miliardi ma il conto è già salito a oltre 6» hanno detto gli attivisti.

ARRIVATI A CORVETTO, quartiere popolare della periferia sud-est, i manifestanti hanno lasciato alcuni striscioni sul mercato comunale chiuso per ristrutturazione: «Stop speculazione nei quartieri» e «lunga vita ai quartieri popolari». Poco più avanti la testa del corteo si copre il volto e avanza verso la polizia che blocca la strada.

PARTONO I FUOCHI d’artificio contro gli agenti, petardi e sassi, la polizia risponde subito con un fitto lancio di lacrimogeni e con gli idranti. In pochi istanti parte la carica, una ragazza ne esce con la testa ferita, un ragazzo con un braccio rotto. Quando il corteo indietreggia e la tensione scende, la polizia ferma alcuni manifestanti rimasti a lato del corteo, tutti a volto scoperto, che guardavano quanto stava succedendo. Alla fine si conteranno sei persone fermate tutte portate in Questura e poi rilasciate con una denuncia. Davanti alle cariche buona parte del corteo è rimasto compatto, indietro rispetto al luogo degli incidenti, per poi terminare la manifestazione nella zona Brenta, vicina a Corvetto.

Dalla maggioranza di governo la prima a commentare è la leghista Silvia Sardone che riprende quanto detto dal ministro dell’Interno in parlamento alcuni giorni fa: «La sinistra che coccola i violenti è complice». Oggi per gli attivisti contrari a queste Olimpiadi sarà una giornata di sport nel palazzetto ex Palasharp occupato in questi giorni in zona Lampugnano per organizzare la tre giorni di mobilitazioni anti-olompica che si concluderà in serata.