Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Pressioni Usa Donald Trump vuole imprimere un’accelerazione ai negoziati, per il Financial Times c’è un ultimatum

Leggi anche La Stalingrado chiamata midterm

5 febbraio 2026, Ucraina, Ucraina, Ucraina: il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy incontra il primo ministro polacco Donald Tusk a Kiev per discutere del sostegno della Polonia all'Ucraina e del rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza ed economia nel contesto della guerra in corso con la Russia. Kiev, Ucraina, 5 febbraio 2026 (Crediti immagine: © Presidente dell'Ucraina/APA Images via ZUMA Press Wire) Volodymyr Zelensky – © Presidenza Ucraina/APA Images via ZUMA Press Wire

Che la fine della guerra in Ucraina passi per la convocazione di nuove elezioni presidenziali a Kiev si è detto più volte dall’inizio della presidenza Trump. I russi hanno sempre definito Volodymyr Zelensky «presidente illegittimo» e a più riprese Donald Trump, il suo vice JD Vance ed Elon Musk (quando ancora durava l’idillio) l’hanno accusato di essere un autocrate liberticida e gli hanno intimato di tenere elezioni. Per un certo periodo si è anche ritenuto che il cambio al vertice fosse una delle condizioni necessarie richieste da Mosca per accettare un accordo. Ora, scrive il Financial Times, Washington è tornata all’attacco: Zelensky deve indire nuove elezioni presidenziali entro il 15 maggio di quest’anno e dovrebbe annunciarlo il 24 febbraio, in occasione del quarto anniversario dall’invasione russa. Alle urne gli ucraini saranno chiamati anche a esprimersi sulla cessione dei territori alla Russia.

FUNZIONARI dell’ufficio presidenziale di Kiev citate da Rbc Ukraine hanno subito risposto che «finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci» e dal Cremlino fanno sapere che si attendono «dichiarazioni da fonti primarie» per commentare. Abbastanza scontata, nel suo sostegno imperturbabile di qualsiasi decisione che venga dalla Casa bianca, la reazione del Segretario generale della Nato, Mark Rutte: «Siamo tutti d’accordo che la leadership degli Usa è fondamentale in questo caso. È stato il presidente americano a sbloccare l’impasse e, dunque, ogni iniziativa che ponga fine alla guerra è benvenuta».

Così come fedele al copione è stata l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Esteri, Kaja Kallas, che dopo aver biasimato i russi per «non aver fatto davvero sforzi per la pace», ritiene che la chiamata alle urne non sia «una buona soluzione». Il punto è che le elezioni a guerra ancora in corso non sarebbero solo una concessione a Trump, o la resa a un ricatto, ma potrebbero tramutarsi in una scommessa politica che Zelensky forse vuole tentare.

Ciò non toglie che la minaccia statunitense è forte: elezioni subito oppure niente garanzie di sicurezza. Per Kiev non avere l’imponente macchina da guerra a stelle e strisce a guardia dell’accordo di pace significherebbe vivere con il costante timore di un nuovo attacco. Gli europei in questo ambito possono fornire soldi e armi, magari intervenire a supporto senza impegnarsi nei combattimenti attivi, ma il loro peso non è paragonabile a quello di Washington. Ne sono ben consapevoli anche i russi che si troverebbero così di fronte un nemico molto più vulnerabile.

CERTO, non è la prima volta che Trump tenta di imporre un ultimatum a Zelensky e che inserisce le garanzie di sicurezza come controparte e su questo fanno affidamento molti degli scettici. Ma ci sono almeno due elementi da tenere in considerazione. Il primo è la mannaia delle elezioni di mid-term, sulle quali Trump sta plasmando la sua agenda politica dei prossimi mesi. «Dicono che vogliono fare tutto entro giugno… in modo che la guerra finisca», ha dichiarato Zelensky ai giornalisti, «e vogliono un calendario chiaro». Il secondo è la volontà del presidente ucraino di restare al suo posto.

Più le elezioni saranno imminenti e più chance ci sono di ottenere una conferma. L’opposizione in Ucraina al momento quasi non esiste e le due figure che più potrebbero impensierire Zelensky sono l’ex Comandante delle forze armate ora in esilio a Londra, Valerii Zaluzhni, e il neo-capo di gabinetto (e capo dei servizi segreti militari), Kyrilo Budanov. Zaluzhni è stato più volte dato come prossimo presidente ucraino, con percentuali di circa il 70% al secondo turno, ma questa è la teoria. Siamo lontanissimi dal consenso quasi unanime di cui godeva Zelensky a inizio guerra, tuttavia una base solida resta.

Ed è scontato che questi utilizzerà ogni minuto fino all’eventuale tornata elettorale per appellarsi all’unità nazionale, ai momenti difficili superati insieme, ai suoi rapporti con gli alleati e al ruolo di guida della resistenza nazionale. E, non ultima, la decisione di unire il referendum sui territori con il rinnovo del presidente che ha trattato l’accordo di pace.

Le incognite, al momento, sono ancora troppe e dipendono sia dai progressi dei colloqui di pace sia dall’andamento della sanguinosissima offensiva russa sul campo, oltre che dai continui bombardamenti che stanno devastando le infrastrutture ucraine. Senza contare le difficoltà tecnico-organizzative. Ma la congiuntura stavolta potrebbe accontentare Trump.