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Italia capofila dei trumpiani, Tajani sarà a Washington al lancio del Board degli speculatori per Gaza. Non regge il trucco di Meloni: anche la Germania si sfila e l’Ue non sarà “osservatore”. Intanto a Israele la Striscia non basta e si annette per legge tutta la Cisgiordania

Un brutto giro Oggi il ministro degli Esteri riferirà in Parlamento sulla missione. Il Colle osserva gelido: i limiti costituzionali restano tutti

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Davos, cerimonia del Board of Peace foto di Markus Schreiber / Ap La cerimonia di presentazione del Board of Peace a Davos – Markus Schreiber/Ap

Con tutta probabilità sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani a volare giovedì alla volta di Washington, per partecipare come «osservatore» alla prima riunione del Board of peace, l’organsimo disegnato da Donald Trump a suo uso e consumo. Ieri i leader di maggioranza si sono riuniti per un’ora e mezza a Palazzo Chigi, e tra i dossier sul tavolo con referendum e legge elettorale, la missione oltreoceano è quello più delicato. Il rientro dalla porta di servizio nel nuovo organismo è la mossa più spericolata del governo in nome della vicinanza al tycoon da un anno a questa parte, e i limiti costituzionali dell’adesione , sorvegliati a vista dal Quirinale, rimangono sul tavolo nonostante il dribbling dell’ultimo momento.

MELONI E I SUOI confidano nella copertura diplomatica dell’Unione europea e del suo azionista di maggioranza, la Germania e il suo cancelliere Friederich Merz. La nuova formula inventata da Roma, è la speranza, potrebbe invogliare altri Paesi a partecipare. Allo stato dei fatti però, nel girotondo di “no” che Trump ha ricevuto dagli stati europei per il suo personalissimo organismo internazionale, la fantasiosa formula italiana di «osservatore» è una voce fuori dal coro. Merz aveva avanzato nelle scorse settimane le stesse remore costituzionali di Meloni, e ieri fonti di governo tedesche hanno fatto sapere che il cancelliere non sarà a Washington «né come partecipante, né come osservatore». La Commissione europea, ieri invocata anche da Tajani a mo’ di foglia di fico, sarà negli Stati uniti per mezzo della commissaria al Mediterraneo Dubravka Šuica, figura non proprio di primissimo piano, ma fonti Ue hanno detto che piuttosto che il termine «osservatore» preferiscono spiegare quale sarà il loro ruolo: non essere membri ma partecipare alla discussione su Gaza. Una precisazione formale, che però sa di sostanza.

LA MISSIONE del governo ha il sapore del primo vero passo concreto verso Trump, a maggior ragione visto che si potrebbe presentare come uno strappo con il resto d’Europa. Dalle parti del governo la soluzione è più semplice: «Non ci si può lamentare perché non ci sono istituzioni multilaterali che funzionano e poi disertare quando ne nasce una solo perché c’è Trump» raccontano. Il ruolo italiano nello scacchiere del Mediterraneo, è il ragionamento di Palazzo Chigi, va preservato a ogni costo e di mezzo c’è l’interesse a non perdere un canale verso zone ricche di approvvigionamenti energetici. Poi c’è il giro di affari che naturalmente comporterà la ricostruzione della Striscia, di cui lo stesso Tajani non ha fatto mistero. Il gioco dunque varrebbe la candela, ivi incluse le acrobazie costituzionali per aggirare l’articolo 11 della Carta che parla di «condizioni di parità» per acconsentire a limitazioni di sovranità.

E DI LIMITAZIONI, lo statuto del BoP, ne presenta più di una, a cominciare dal fatto che Trump ne è presidente indipendentemente dal suo ruolo alla Casa Bianca e rimarrà tale al termine del mandato. Tra le sue prerogative poi risulta la possibilità di «adottare risoluzioni o altre direttive» per attuare la missione del Board. Gaza, poi, non figura neanche una

volta nei 13 articoli dello statuto e i compiti dell’organismo potrebbe andare oltre il Medio Oriente, per stessa ammissione di Trump: «Ha un potenziale illimitato: la pace nel mondo. Si rivelerà l’organismo più influente della storia, ed è per me un onore presiederlo» ha scritto il tycoon su Truth. Il membro «osservatore», poi, non figura tra le opzioni menzionate e quindi il senso della partecipazione è tutto politico: non è chiaro cosa farà l’Italia, a quali riunioni prenderà parte in futuro e con che rappresentanza, se si siederà al tavolo anche laddove non si dovesse discutere di Gaza ma di qualsiasi altro luogo dove Trump si metterà in testa di voler fare la pace.

IL QUIRINALE, intanto, osserva con gelido silenzio. Mattarella e Meloni avevano espresso la «massima consonanza di vedute» al momento in cui era stata espressa l’incompatibilità costituzionale della partecipazione italiana. Ora il Colle non si metterà di mezzo impedendo che Tajani arrivi a Washington in base a questa nuova formula, ma l’attenzione è alta: l’isolamento europeo è un dato che è stato registrato. Come osservatori ci saranno Romania, Grecia e Cipro (che ha la presidenza di turno del Parlamento Ue). Bulgaria e Ungheria invece hanno aderito, per Budapest arriverà il primo ministro Viktor Orbàn, fresco di endorsement del segretario di Stato Usa Marco Rubio.

TAJANI RIFERIRÀ oggi al Parlamento, la mozione della maggioranza invita il governo a «partecipare a ogni futura attività che lo stesso Board svolgerà sulla base del mandato ricevuto dall’Onu». Si chiede poi di predisporre un «contributo nazionale» per gli aiuti umanitari, la ricostruzione della Striscia e le riforme che dovrà mettere in campo la nuova autorità palestinese. Le opposizioni hanno approntato una risoluzione unica, firmata anche da Azione, con il no a ogni tipo di partecipazione e a ogni forma di contributo all’organismo.