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Nel Regno unito ennesima pesantissima sconfitta per il premier Starmer. Nel collegio roccaforte laburista a sud di Manchester vincono i Verdi grazie a proposte di sinistra e a una linea chiara su Gaza. Seconda forza i trumpiani di Reform Uk

Sorci verdi Nella roccaforte di Gorton and Denton vincono i Verdi, poi Farage Pesante sconfitta per Starmer, a Downing street ancora più debole

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Il primo ministro britannico Keir Starmer - James Manning, Pool Photo via AP Keir Starmer – James Manning, Pool Photo via AP

Non sarà la fatidica ultima goccia che farà annegare la leadership di Keir Starmer, ma potrebbe essere la penultima. L’elezione suppletiva di mercoledì a Gorton and Denton, sud-ovest di Manchester, già vetero-roccaforte laburista, si è risolta con una scintillante vittoria – la loro prima a una simile tornata elettorale – dei Verdi di Zack Polanski. C’era da rimpiazzare Andrew Gwynne, deputato laburista ritiratosi per ragioni, ufficialmente, di salute.

Al netto di un’affluenza del 47,62%, la loro candidata, Hannah Spencer, ha ottenuto 14.980 voti, contro i 10.578 degli etno-nazionalfaragisti di Reform Uk e i 9.364 del Partito Laburista, rappresentati rispettivamente da Matthew Goodwin e Angeliki Stogia. Ciò porta i Verdi a poco più di un eloquentissimo 40% dei voti. È un risultato tellurico per una serie di ragioni. Innanzitutto quella di ieri era una corsa a tre: Labour, Verdi e Reform – che ha da tempo soppiantato i Tories come avamposto della destra iniettando generose flebo di razzismo nell’astenico moderatismo di questi ultimi. C’è poi, il trionfo personale della trentaquattrenne Spencer, che faceva l’idraulico, vive con quattro levrieri inglesi che si portava in giro durante la campagna ed aveva anche preso la qualifica di imbianchina appena prima di stravincere. Residente a Gorton, la quinta deputata verde a Westminster ha lasciato la scuola a 16 anni.

Dal suo discorso di accettazione: «Non sono cresciuta con il desiderio di diventare un politico. Faccio l’idraulico. Non sono diversa da chiunque in questo collegio elettorale. Lavoro sodo come tutti. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni, perché un tempo lavorare sodo mi garantiva qualcosa Ma ora cosa ti garantisce? Invece di lavorare per una vita dignitosa, lavoriamo per riempire le tasche dei miliardari. Ci stanno dissanguando». I candidati Labour vincevano a Gorton da quasi un secolo e a Denton dalla fine della seconda guerra mondiale. Alle politiche del 2024, il laburista Gwynne aveva ottenuto oltre il 50% dei voti.

Il collegio, unificato per le politiche del 2024, è suddivisibile in due parti distinte: Gorton è composta per circa il 60% da cittadini di origine asiatica e di religione musulmana e circa il 40% da studenti o laureati; Denton annovera un oltre 80% di bianchi, una vasta percentuale dei quali working class. Ma il dato eclatante non è solo il sovvertimento dello storico dominio laburista. L’umiliazione di Starmer è più cocente che se fosse stato sconfitto da Farage, dal momento che aveva scommesso sul solito voto a nasi turati pur di tenere gli anglo-trumpiani fuori da Downing Street. Quest’esito vuol dire che il voto a sinistra si sta diversificando e che il Labour non ne detiene più il monopolio. E, soprattutto, che per battere le destre ci vuole una sinistra degna di questo ormai svuotato appellativo.

Certo, gli otto deputati di Reform Uk sono già troppi, ma almeno non sono diventati nove. Né è stata solo la politica del governo su Gaza a disilludere il blocco storico di votanti

Labour: proprio in questo collegio elettorale intendeva candidarsi Andy Burnham, il sindaco di Greater Manchester autopropostosi come leader sin da prima che Starmer sopravvivesse al tentato rovesciamento da parte di Anas Sarwar, leader del partito scozzese (che si è bruciato ritrovandosi da solo allo scoperto nel chiedere la testa del leader dopo il pasticciaccio della nomina di un blairiano avido come Peter Mandelson ad ambasciatore a Washington nonostante le ripetute sue frequentazioni del portfolio immobiliare/postribolare di Jeffrey Epstein). Benché ligio alle regole di «probità fiscale» di Starmer e della ministra delle Finanze Rachel Reeves, le tiepide idee redistributive di marca soft left di Burham avrebbero probabilmente prorogato ai laburisti la fede storica del loro elettorato. Ma il pericolo Burnham era stato sventato – proibendone la candidatura – per volontà dell’allora burattinaio/stratega Morgan McSweeney, supremo detentore dell’influenza di Tony Blair come del cosiddetto blue Labour sulla linea di Starmer.

Dato il museale uninominale secco vigente nel Regno unito, questo risultato è tanto matematicamente ininfluente quanto psico-politicamente cruciale. Inutile sottacere la gravità della situazione per Starmer: il malcontento nei suoi confronti nelle fila del partito parlamentare è palpabile. Ma la sua deposizione ci sarà non prima delle prossime amministrative di maggio, alle quali il partito al governo si aspetta un’altra ecatombe. McSweeney se n’è andato troppo tardi, il centrismo dogmatico di cui è stato fautore non è più in grado di gestire una temperie politica che richiede schieramento. Votare col naso turato porta all’asfissia.