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Braccio di ferro I meloniani annunciano un emendamento alla nuova legge elettorale ribattezzata col nome della sede di Fdi

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Elezioni - Tino Romano/Ansa Elezioni

Il braccio di ferro tra i partiti del centrodestra che ha preceduto il deposito della riforma elettorale è ripreso il giorno successivo. Ieri mattina, infatti, Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fdi, ha annunciato che il suo partito presenterà un emendamento per l’introduzione delle preferenze nel futuro sistema. Una mossa che ha creato agitazione nel centrodestra, dove i parlamentari finora tenuti all’oscuro dei dettagli del testo, stanno evidenziando ai loro leader le criticità dello Scrofellum. Così il sistema elettorale è stato già ribattezzato polemicamente da qualche deputato di Fi e Lega, prendendo spunto dal nome della strada – via della Scrofa – dove vi è la sede di Fdi in cui è stato raggiunto l’accordo nel centrodestra.

Il nuovo sistema prevede listini proporzionali bloccati dei partiti di circa 6 nomi nei 49 collegi plurinominali proporzionali. Al tavolo notturno in via della Scrofa Fdi aveva proposto – seguendo una antica indicazione di Ignazio La Russa – il capolista bloccato e le preferenze per gli altri, ma la Lega si è impuntata: Salvini, che vede scricchiolare il partito sotto i piedi, ha bisogno che i futuri gruppi siano composti da fedelissimi. «Siamo da sempre favorevoli alle preferenze – ha detto ieri mattina Dozelli -. Abbiamo presentato emendamenti per le preferenze anche in passato alle altre leggi elettorali e lo presenteremo anche questa volta e affronteremo il dibattito in Parlamento con serenità e rispetto delle opinioni di tutti». Anche Antonio De Poli, segretario dell’Udc, ha annunciato di voler condividere questa «battaglia storica». Prudente Fi con il portavoce Raffaele Nevi: «Sono un meccanismo delicato, se qualcuno le propone ne discuteremo».

Per altro sulle preferenze anche nel Pd c’è chi si spende per chiederle, come Dario Parrini o Stefano Bonaccini: «Sarà un parlamento di nominati», ha detto quest’ultimo. In casa dem, a parte le critiche, non si vuole entrare nel merito: Elly Schlein ha chiesto di non commentare i contenuti e di non aprire il confronto prima del referendum. Tuttavia tra le correnti è argomento di conversazione, e in particolare proprio la preferenza. Se dovessero passare le liste bloccate l’area riformista avrebbe un motivo in più per dar vita alla Margherita 4.0 sapendo di dover subire una «pulizia etnica» da parte della segretaria, che vorrà avere dei gruppi sintonici con la propria linea. Le preferenze alle scorse europee hanno premiato i candidati riformisti, da Gori a Ricci fino a Decaro e ai meno glamour Lello Topo e Giuseppe Lupo.

Al netto della lista bloccata, l’altro elemento della nuova legge elettorale con cui Giorgia Meloni spera di convincere Schlein è l’obbligo di indicare il candidato premier della coalizione al momento di depositare le liste elettorali. L’attuale inquilina di Palazzo Chigi è convinta che la segretaria del Pd aspiri ad essere indicata come la candidata del campo largo prima delle urne – come è verosimile che sia – in modo da risolvere le elezioni in una sfida tra loro due. Non solo anticiperebbe il meccanismo del premierato, ma Meloni è convinta che tra lei e Schlein gli elettori sceglierebbero lei.

Se dunque è vero che l’obiettivo dello Scrofellun è essenzialmente quello di trasformare l’elezione del parlamento nella sfida tra lei e Schlein, questo spiega molte, troppe sbavature del testo depositato. Sottolineato non solo da giuristi ed esperti, ma anche dai parlamentari del centrodestra più addentro in questi meccanismo. Per esempio il costituzionalista Stefano Ceccanti ha osservato come manchi la clausola di chiusura, che affronta il caso di maggioranze diverse tra Camera e Senato. L’Italicum fu bocciato dalla Consulta nel 2017 anche per questo. Uno scenario tutt’altro che fantascientifico: il sistema favorisce la corsa in solitaria di Calenda e Vannacci, ampliando la possibilità che ci siano elettori che votino alla Camera per il centrosinistra (o il centrodestra) e al Senato per Azione.