LONDRA – La Cia lo ha trovato e Israele lo ha ucciso. Così è morto l’ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo dell’Iran, colpito alle 9 e 40 di sabato mattina da una pioggia di missili, insieme a numerosi alti dirigenti di Teheran. Fonti dell’intelligence americana rivelano stamani sul New York Times i dettagli di un’operazione preparata da mesi ma accelerata dalla “finestra d’opportunità” fornita da una riunione al vertice organizzata nella capitale iraniana alla quale sarebbe stato presente Khamenei, il bersaglio numero uno dell’attacco congiunto di Washington e Gerusalemme.
La Central Intelligence Agency, l’agenzia di spionaggio Usa, monitorava Khamenei da tempo, ottenendo sempre più indicazioni sulle sue abitudini e i suoi rifugi, presumibilmente attraverso i propri agenti sul terreno e su una ampia rete di informatori, dissidenti e doppiogiochisti all’interno del potere iraniano. Poi alla Cia è arrivata una segnalazione cruciale: nella prima mattinata di sabato 28 febbraio si sarebbe svolto un incontro della leadership dell’Iran nel cuore di Teheran. Il particolare più importante di questa notizia top secret era che ci sarebbe stato anche Khamenei. Come nel caso della cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, anche stavolta è possibile che al vertice del sistema iraniano ci fosse una “talpa”, o più di una, in grado di passare informazioni in tempo reale alle spie americane e israeliane.