Vedo nero La guerra in Iran vista dalla pompa di benzina: l’esecutivo brancola tra misure di facciata e ipotesi insufficienti. Boccia (Pd): "Reinvestire l’extra gettito dell’Iva non è sufficiente, servirebbe un taglio di almeno 25 centesimi per litro. Fanno 10 miliardi di euro". La crisi energetica può mandare all’aria tre anni di politiche economiche e aggravare l’austerità
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Rovigo, la nave rigassificatrice Dunkan – ANSA
Servirà tempo al governo per affrontare l’emergenza energetica provocata dalla guerra di Trump e di Israele contro l’Iran. Due sarebbero gli indirizzi: un calo temporaneo delle accise sui carburanti, ma l’importo sarebbe ancora da stabilire, e la lotta alla «speculazione» in corso sui prezzi di diesel e benzina. La Commissione di allerta sui prezzi, riconvocata ieri dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, sta «monitorando», mentre alla Guardia di Finanza è stato dato il mandato di dare la caccia allo speculatore che si annida dietro alle pompe di benzina. Nel frattempo il Consiglio dei ministri previsto oggi potrebbe slittare. Ci vuole uno sforzo in più per leggere i fondi del caffé.
IN BALLO ci sarebbe l’ipotesi dell’«accisa mobile», prevista dal «decreto trasparenza» del 2023 che era l’aggiornamento di una normativa del 2008. La soluzione era stata proposta venerdì scorso da associazioni di categoria, sindacati come la Cgil, Pd e Cinque Stelle. Meloni sembra avere ceduto il giorno dopo. «Il decreto del 2023 era solo aria fritta che dava qualche potere in più al Garante per la sorveglianza dei prezzi per monitorare i prezzi, non per bloccare le speculazioni – ha commentato Massimiliano Dona dell’Unione nazionale dei consumatori (Unc) – Era il nulla cosmico allora». Le cose non sono cambiate.
TECNICAMENTE l’«accisa mobile» richiede un decreto ministeriale del ministero dell’economia in accordo con il ministero dell’ambiente. Il decreto servirebbe per definire un periodo di tempo in base al quale quantificare l’extra-gettito dell’Iva sui carburanti che sono aumentati. I soldi ottenuti dall’erario serviranno a creare una riduzione equivalente delle accise. Ma questo è un tentativo tardivo di arginare una valanga. In primo luogo non è chiaro quanto durerà la guerra in Iran. Dunque, non si sa a quanto ammonterà l’extra-gettito. L’importante è non incidere sulle traballanti finanze pubbliche.
LE CIFRE che circolano mostrano i limiti: se per la benzina il risparmio stimato è all’incirca di 2 centesimi al litro, per il gasolio sarebbe di circa 5 centesimi. Compariamo questi risparmi a una delle stime degli aumenti. Per Facile.it, ad esempio, il costo di un pieno rispetto al 23 febbraio scorso è aumentato di 79 euro per la benzina e di ben 140 euro per il gasolio, con punte ancora più allarmanti per l’autotrasporto, dove un camion registra rincari di 191 euro su una tratta di tremila chilometri. Un’accisa mobile che mitiga il costo di pochi centesimi al litro — 2-5 centesimi — è insufficiente a compensare la stangata. Tali misure, pur necessarie, sono gocce nel mare.
«REINVESTIRE l’extra gettito dell’Iva non è sufficiente, servirebbe un taglio di almeno 25 centesimi per litro per annullare la stangata per i cittadini e per le imprese. Servono risorse ingenti pari a 10 miliardi di euro», ha detto Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd al Senato. È un rilancio, dopo avere incassato il cedimento di Meloni sulle accise mobili. Questi 10 miliardi sarebbero aggiuntivi rispetto ai 5 miliardi per il «decreto bollette», ormai superato. Questi soldi sono stati trovati in sei mesi. I 10 in più di cui parla Boccia andrebbero trovati in meno della metà del tempo. Sembra implausibile per com’è messo il governo Meloni. A meno che non si inizino a tassare i profitti. Ma questa è una storia che non vedremo.
SI RESTA PER ORA alla finestra perché si ritiene che la situazione sia seria, ma non allarmante. La linea che prevale è quella emersa al G7 e all’Eurogruppo. Anche se c’è il rischio di stagflazione, cioè di crollo della crescita e di aumento dell’inflazione, si apre l’ombrello sperando che passi il temporale. All’orizzonte arrivano i nuvoloni. Il mercato ieri scommetteva sulla possibilità che la Bce rialzerà due volte i tassi di interesse nel corso di quest’anno. Per il ministro dell’Economia Giorgetti sarebbe «grave». Così «l’instabilità energetica mette a rischio la nostra sicurezza economica».
IL PROBLEMA è che il governo non ha soldi, stretto com’è dall’austerità del patto di stabilità europeo. E i rimedi a disposizione sono contenuti, se la guerra di Trump continuerà a sballare i mercati dell’energia. Per Oxford Economics, citato ieri dal Financial Times, l’impennata dei costi energetici avrà un impatto sproporzionato in Italia con un’inflazione in rialzo di oltre un punto percentuale nel quarto trimestre di quest’anno.
C’È STATO UN PRECEDENTE: quello della guerra russa in Ucraina che produsse una fiammata inflattiva devastante. Il peggio, però, è venuto dopo. In Italia l’Istat ha certificato un aumento del «carrello della spesa» del 24% dal 2021, che si è mangiato i salari già poveri. E l’Antitrust sta indagando la grande distribuzione organizzata che ha fatto profitti record (135 miliardi nel 2024). Il fenomeno si chiama «greedflation»: inflazione da avidità. È il prodotto delle imprese che massimizzano i margini sfruttando proprio le crisi energetiche. Non è un’eccezione. È la regola.
QUESTA CRISI minaccia anche di far crollare il fragile castello di carte della politica economica seguita per tre anni dal governo. Il rientro dai disavanzi eccessivi su cui Meloni e Giorgetti hanno scommesso tutto rischia di fallire: un rallentamento del Pil allo 0,3% spingerebbe definitivamente il deficit sopra il 3% sul Pil, rendendo vana la strategia di bilancio e bloccando investimenti cruciali, compreso quel massiccio piano di riarmo che rappresenta la ragion d’essere della linea economica di Meloni, in linea con i dettami dell’amministrazione Trump. Meloni rischia di restare stritolata nel paradosso del suo trumpismo: più spese per l’energia, comprese quelle per l’acquisto del costoso Gnl a stelle e strisce, meno per le armi vendute dagli Stati Uniti all’Europa.
