Adesso sì Verso Roma per la manifestazione nazionale centinaia di pullman e diversi treni. Il giorno prima sul palco «contro i re» alla Città dell'Altra economia Gemitaiz, Silvestri, Dito nella piaga e tanti altri
LEGGI ANCHE «Un voto in faccia ai Re». Il movimento e la libertà
Festeggiamenti per il No a piazza Barberini – Ansa
Era partita come una scommessa, si trasformerà in una festa enorme, un modo per rilanciare. I due giorni romani dei No Kings, in sincronia con le mobilitazioni statunitensi e inglesi contro sovranismo e autoritarismo, a questo punto diventano qualcosa di più: sarà il prossimo passaggio della grande campagna per il No al referendum, ampia e plurale, che ha attraversato il paese e che ha coinvolto soprattutto i più giovani. Se, insomma, la spinta propulsiva per il No viene dalle piazza d’autunno, questa sarà una verifica importante di quel movimento.
«A maggior ragione dopo questa vittoria – spiegano – vogliamo essere in tanti e tante. Perché adesso è arrivato il momento di mandare questa destra a casa». Si comincerà venerdì pomeriggio nel grande spazio della Città dell’altra economia, all’ex mattatoio di Testaccio, per una maratona musicale cui, in tempo non sospetti, hanno aderito decine di artisti. A questo punto sarà davvero la celebrazione di una maggioranza sociale che fino a poche settimane fa pareva invisibile, che adesso ha trovato un momento di convergenza e che intende proseguire.
Il giorno successivo, dalle 14, si muoverà un corteo nazionale: da piazza della Repubblica a San Giovanni. Anche questo appuntamento fin da prima della forza moltiplicatrice del successo referendario si preparava come molto grande: ci saranno tre treni dal nord e si stanno organizzando centinaia di pullman per raggiungere Roma da ogni parte del paese. Prima del corteo, dalle 12, decine di associazioni che si battono per i diritti dei migranti si muoveranno dal Colosseo per raggiungere il resto dei manifestanti. «Continueremo a lottare per una giustizia giusta, che adesso non c’è, continueremo a farlo anche da imputati, spesso a causa di pubblici ministeri che non sanno nemmeno dove stia di casa il diritto – dice Luca Casarini per Mediterranea – Ma intanto gli arroganti che hanno in mano il potere oggi si devono leccare le ferite. Non è facile per chi è abituato ad essere forte con i deboli e debole con i forti. Il loro obiettivo era, e rimane, l’attuazione di un disegno autoritario che è già in atto, dal decreto Caivano ai decreti sicurezza, dal controllo politico di medici e insegnanti, dalle deportazioni ai patti con la Libia e la Tunisia. Dal riarmo al servilismo verso i signori della guerra globale».
«La vittoria del No è un segnale al paese e a chi lo governa e che, soprattutto, smaschera il disegno ambiguo delle destre sulla giustizia» aggiunge Walter Massa, presidente nazionale dell’Arci, che fin da subito ha aderito alla manifestazione. «È un No chiaro a tutela della Costituzione e della dignità della nostra democrazia da una riforma appunto ambigua, fatta passare come un intervento tecnico, ma che in realtà avrebbe modificato sette articoli della nostra Carta – prosegue Massa – Questo voto ci dice con chiarezza che le persone vogliono esprimersi sulle scelte importanti, che non esistono materie ‘troppo difficili’ quando è in gioco la politica, e che la crisi generale, nazionale e internazionale, spinge a riscoprire la partecipazione come risposta collettiva alla paura e a un’instabilità ormai diventata condizione permanente. Adesso andremo ancora più motivati in piazza il 28 marzo insieme a tante organizzazioni sociali, associative, sindacali e civiche, per dire No alle guerre, al riarmo e alle nuove derive autoritarie». «Il No ha trionfato: un no alla guerra e alle svolte autoritarie del governo Meloni, complice del genocidio del popolo palestinese, adesso il governo deve andarsene» affermano gli esponenti della rete No Kings napoletana e gli attivisti del Laboratorio Insurgencia, che sono scesi in piazza nella loro città per festeggiare l’esito del referendum. Il messaggio a Meloni è chiaro: «Il tempo dei re è finito, adesso inizia quello della libertà»