L’Italia nega l’atterraggio a Sigonella a un bombardiere Usa diretto in Iran. È accaduto venerdì scorso ma era già successo in passato, perché gli accordi non lo prevedono. Una volta diffusa la notizia, il governo si spaventa. Meloni e Crosetto: restiamo collaborativi con Washington
Livello base Il ministro italiano nega l’atterraggio degli aerei diretti in Iran. Poi si affretta comunque a rassicurare il Pentagono
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L'esterno della base italiana di Sigonella – (foto 2011 - ANSA/ORIETTA SCARDINO)
Il governo italiano non ha autorizzato l’atterraggio nella base di Sigonella di alcuni bombardieri statutintensi. La notizia, poi confermata, è apparsa ieri mattina sul sito del Corriere della sera a firma di Fiorenza Sarzanini.
GLI AEREI erano già in volo quando, venerdì scorso, hanno chiesto di atterrare: a quel punto l’Aeronautica militare, verificato che non si trattava di voli logistici, lo ha comunicato al capo di Stato maggiore, il generale Luciano Portolano, che a sua volta ha rimesso la decisione al ministro della Difesa Guido Crosetto. La premier è stata informata e la scelta è stata presa di comune accordo. Anche il Quirinale è stato avvisato a stretto giro ma in ogni caso l’autonomia sarebbe spettata all’esecutivo, sulle cui decisioni il Colle non aveva intenzione in ogni caso di interferire.
IL PUNTO ad ogni modo non è la decisione di non far atterrare gli aerei diretti in Medio Oriente, in passato ciò sarebbe già avvenuto altre volte, spiegano al manifesto fonti della Difesa, senza che il resto del Paese ne venisse informato. Il discrimine è per l’appunto che la cosa non diventi di dominio pubblico: la differenza tra assumere una decisione in base agli accordi bilaterali stipulati e trasformare la vicenda in uno schiaffo a Washington in pubblica piazza rischia di diventare dirimente, a maggior ragione vista la volubilità del presidente Usa, non nuovo a bacchettare gli alleati.
È POSSIBILE ALLORA che, prima ancora che una questione di relazioni istituzionali, la faccenda abbia a che fare soprattutto con la politica interna: la sconfitta referendaria per buona parte della maggioranza sarebbe da attribuire anche un’insofferenza verso la guerra in Iran (e il suo caro prezzi, con interventi limitati da parte dell’esecutivo) e alla convinzione che il governo sia prono alle decisioni della Casa Bianca che al più «non condivide e non condanna». Condividere il diniego verso Sigonella aiuterebbe a recuperare terreno su quel versante, è l’ipotesi condivisa da parlamentari di centrodestra e di centrosinistra. E proprio ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hafatto sapere che si presenterà davanti alle camere il 9 aprile per riferire sulle prossime mosse del governo.
EPPURE CROSETTO ieri veniva descritto come particolarmente furente per la faccenda che rischiava di diventare un bel guaio. Il ministro ha rilasciato un commento solo diverse ore dopo che la notizia era emersa, smarcandosi da qualsiasi presa di distanza dagli Stati uniti: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato», ha scritto su X. Poi rispondendo a un altro utente ha specificato: «In realtà ho detto che non siamo servi di nessuno, rispettiamo gli impegni presi e li facciamo rispettare agli altri».
A stretto giro è arrivata anche una nota di Palazzo Chigi, dal sapore particolarmente freddo: «Si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere. La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione». La linea rossa è non sembrare simili al premier spagnolo Sànchez, le cui prese di posizione contro la guerra in Iran e l’amministrazione Usa sono state criticate anche in Parlamento dalla maggioranza, ma senza nemmeno apparire sottomessi all’alleato d’oltreoceano.
E la linea del governo sembra non dispiacere all’amministrazione nordamericana: «L’Italia rispetta i trattati e fornisce sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi», ha commentato all’Ansa un funzionario del Pentagono. Per il Pentagono, l’affaire Sigonella sembrerebbe chiuso, dichiarandosi soddisfatto dalla ricostruzione fornita dal ministero della Difesa e da Palazzo Chigi.
NON SI PUÒ DIRE LA STESSA cosa per le opposizioni, che hanno continuato a
incalzare l’esecutivo: «La decisione del governo su Sigonella conferma le preoccupazioni che abbiamo avanzato in tutte queste settimane: gli Usa vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente.
Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza», ha detto la segretaria dem Elly Schlein. Il leader M5S ha parlato di «atto dovuto» per cui ora l’esecutivo dovrebbe fare «un passo in più anch’esso dovuto: neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi». «Sembrava una buona notizia, ma è durata pochissimo. La verità è che ancora una volta quando si tratta di prendere nettamente le distanze dall’amico americano Donald Trump Giorgia Meloni non muove un passo» ha detto Nicola Fratoianni di Avs.
