Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Extraprofitti Giancarlo Giorgetti firma una lettera con i ministri dell'economia di Spagna, Portogallo, Germania e Austria. Il M5S Tridico soddisfatto: «Accolta nostra proposta». La dem Corrado: «Nel nostro paese prezzi distorti». Commissione Ue: «Risposta a breve». «Sconcerto» dall’associazione dei petrolieri.

LEGGI ANCHE https://ilmanifesto.it/sovranisti-fossili-senza-bussola

L’Italia salta sul treno Ue per tassare gli extraprofitti Bandiere Ue a Bruxelles – Ap

Dopo aver evitato in tutti i modi la questione, di fronte alla crisi energetica ulteriormente amplificata dalla guerra in Medio oriente l’Italia accetta di chiedere una nuova tassa europea sugli extraprofitti energetici. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti con i suoi omologhi di Spagna, Germania, Austria e Portogallo, punta a ottenere dalla Commissione europea una risposta comune per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Nella lettera, inviata al commissario all’economia Wopke Hoekstra, i cinque chiedono un intervento coordinato Ue. «Una soluzione europea di questo tipo invierebbe un segnale chiaro ai cittadini e all’economia, dimostrando unità e capacità di azione – è scritto nel documento – Chi beneficia delle conseguenze della guerra deve contribuire ad alleviare il peso sul pubblico». Un portavoce della Commissione risponde a stretto giro: «Stiamo valutando la proposta, risponderemo a tempo debito». Da quello che trapela da Bruxelles, tuttavia, la misura non garantirebbe automaticamente la disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive per gli stati membri per coprire eventuali ulteriori spese di bilancio derivanti da questa crisi. Da Unem, l’associazione di categoria delle aziende petrolifere, salutano l’iniziativa con «sorpresa e sconcerto».

AVEVA FATTO una proposta del genere Pasquale Tridico, economista e parlamentare europeo capodelegazione del Movimento 5 Stelle. «Sono mesi che diciamo che bisogna tassare gli extraprofitti – commenta Tridico – Sono contento che adesso diversi governi accolgano la nostra iniziativa». La mossa sarebbe partita dal governo spagnolo di Pedro Sanchez. Che, a giudizio di Tridico, è «il più lungimirante nel fronteggiare la crisi». E che si muove «per non far gravare sui soliti noti, sui quali rischia di gravare non solo l’aumento dei costi ma anche la speculazione». «Ora i governi chiamano ai danni le grandi aziende – prosegue Tridico – La tassa sugli extraprofitti serve esattamente a questo: a far pagare alle aziende la diminuzione delle accise. Speriamo che l’idea venga accolta. Per quando ci riguarda, nella prossima plenaria chiederemo che venga votata. Commissione e consiglio hanno le leve immediate, ora potrebbe davvero passare».

APPARE MENO entusiasta Annalisa Corrado, anche lei parlamentare europea eletta nelle liste del Partito democratico. Per Corrado, la misura va bene nell’emergenza, ma rischia di non essere risolutiva soprattutto per l’Italia. «Le situazioni negli altri paesi sono molto diverse dalla nostra – spiega – In un momento del genere capisco che si cerchino soluzioni temporanee per far fronte alla dinamica dei prezzi che è fuori controllo. Ma nella nostra situazione tassare gli extraprofitti senza incidere sul meccanismo che li ha generati rischia di servire a poco». Corrado cita il Puc, il Prezzo unico dell’energia elettrica. Nel nostro paese è cinque volte quello della Spagna. Questo divario è generato dalla nostra dipendenza dal gas. Ma non solo. «In un paese sanno il prezzo dell’energia e due volte e mezzo quello del gas – continua Corrado – Da noi è tre-quattro volte maggiore». Ciò fa comprendere che ci sono distorsioni nel mercato. Circostanza in qualche misura confermata dalla relazione di Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, che ha generato interpellanze e richieste di chiarimenti. Ecco per quale motivo la tassa sugli extraprofitti può funzionare nell’immediato ma in un paese in cui il mercato dell’energia rileva poche distorsioni.

«Se lasciamo che si generino questo tipo di meccanismi dubito che la tassazione funzioni – afferma ancora Corrado – In generale preferisco che gli extra profitti non si creino». In Italia, insomma, avremmo anche altro da fare. Anche perché piazzare una tassa a valle del sistema invece di controllare che il meccanismo funzioni diventa un costo indistinto, invece di rappresentare una misura progressiva. Corrado cita ancora la Spagna come modello: «Con la crisi hanno messo un cap al prezzo del gas. Soprattutto, nel frattempo hanno investito sulle rinnovabili».