Domani alle urne L’evento con i grandi nomi della musica fa il pienone a due giorni dal voto. Organizza il Movimento di Resistenza Civica anti Orbán
LEGGI ANCHE Ungheria, «Guerra alle ong, ai diritti, colpita la libertà di assemblea: 16 anni di inferno»
Folla per il concerto in piazza degli Eroi a Budapest – Foto Ap
Nella capitale ungherese la grande mobilitazione a ridosso del voto per le parlamentari di domenica giunge a suon di musica. Mentre i due sfidanti – il primo ministro di Fidesz, Viktor Orbán (in carica da sedici anni), e il leader di Tisza, Péter Magyar (in testa secondo molti sondaggi) – si inseguono con comizi presso centri e cittadine di provincia, nel monumentale Piazzale degli eroi di Budapest si è svolta ieri una maratona musicale di circa otto ore con l’obiettivo di spingere quanta più gente possibile alle urne.
Nonostante l’evento fosse apartitico, il nome dell’organizzatore, l’intellettuale e noto oppositore del governo Robert Puszer, e la frase scelta per presentare la giornata, “distruggere il sistema”, lasciano pochi dubbi rispetto al colore della manifestazione.
PRESSO LO SLARGO gremito soprattutto di giovani e lungo i vialoni circostanti, che per tutto il pomeriggio e tutta la sera hanno visto folle sciamare avanti e indietro, si sentono cori e slogan contro Fidesz e il suo più celebre esponente – che per i più giovani rappresenta l’unica guida politica che hanno conosciuto in tutta la loro vita.
PERALTRO, LE INDAGINI statistiche sembrano confermare lo scarto generazionale. L’istituto Median ha riscontrato che fra le persone fra i 18 e i 29 anni (un milione e mezzo di cittadini, il 12% del totale) il sostegno alle forze attualmente in carica sarebbe solo dell’8%. Mobilitare questa fascia di elettorato può risultare allora fondamentale e l’immagine della Budapest festante di ieri contrasta con quanto successo invece martedì: la clamorosa visita in città del vicepresidente statunitense J.D.Vance a supporto di Orbán negli spazi pubblici smuoveva soprattutto auto della sicurezza e poca folla acclamante. Anche al concerto di ieri, comunque, la composizione è variegata come l’offerta musicale: non mancano spille di governo o addirittura simboli del partito ultranazionalista Mi Hazánk Mozgalom. Ma il successo organizzativo è netto e oggi il leader di Fidesz proverà a contrastarlo dalla Piazza della santa trinità, arroccata al di là del Danubio.
«LE NUOVE GENERAZIONI hanno accesso a i più variegati canali di informazione e capiscono molto bene qual è la realtà», spiega al manifesto Gabor Scheiring, professore di politica comparata alla Georgetown University del Qatar ed ex-parlamentare ungherese. «Oltre a essere poco toccati dalla comunicazione governativa, che ormai si concentra soprattutto su un elettorato conservatore che vive fuori dai grandi centri, percepiscono l’assenza di prospettive future. In generale, il progetto economico di Orbán è giunto a un vicolo cieco». Secondo Scheiring basta guardare a come il reddito familiare, che era fra i primi tre dell’area dell’Europa centro-orientale quando Fidesz è arrivato al potere, oggi sia precipitato all’ultimo posto. «Il primo ministro ha reso il paese un tipico modello di neoliberalismo autoritario dipendente dai mercati esterni, che offre soprattutto forza lavoro a basso costo e scarse regolamentazioni. Anche l’attacco alla democrazia deriva parzialmente da necessità di attrarre dei capitali».
UNA STRATEGIA che ha portato a legarsi al settore automobilistico tedesco da un lato e dall’altro all’energia russa e agli investimenti cinesi e sud-coreani nel campo delle batterie elettriche. «Ma non c’è capacità di innovazione», prosegue Scheiring.
«La crisi pandemica prima e quella della guerra in Ucraina poi hanno infine strozzato le possibilità del sistema, provocando inflazione e recessione anche perché l’Ue ha deciso di far pagare a Orbán alcune sue scelte». Nei suoi comizi lo sfidante Magyar – che infatti punta tutto su promesse sociali e oggi chiude la campagna a Debrecen – apostrofa spesso i suoi avversari come «quelli che vivono sulle colline di Buda», distaccati dalla popolazione. Ma quanto è reale questa distanza lo diranno a breve le urne.
