Il caso Il Colle: «Supposte falsità nella domanda, verifiche urgenti». L'ex igienista dentale di Berlusconi, condannata a 3 anni e 11 mesi, è stata graziata a febbraio per poter seguire il figlio malato. Ombre sulla sua nuova vita in Uruguay e sulle modalità di affido del bambino. Lei annuncia querele. Nordio: «Nessuna anomalia nella richiesta di clemenza». Il Pd: «Il ministro si dimetta»
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Nicole Minetti – Imagoeconomica
Tre giorni dopo la sofferta firma del decreto sicurezza da parte del capo dello Stato, scoppia un altro caso tra Mattarella e governo, stavolta con il ministero della Giustizia. Si tratta della grazia concessa a febbraio dal presidente a Nicole Minetti (ex igienista dentale di Berlusconi coinvolta nel caso Ruby e condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato) dopo il parere favorevole del dicastero guidato da Carlo Nordio.
IERI LA PRESIDENZA della Repubblica ha inviato una dura lettera a via Arenula per chiedere lumi sulla «supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza». La richiesta è perentoria: «Acquisire con urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza» di quanto scritto ieri dal Fatto quotidiano, in un articolo che getta pesanti ombre sulla vicenda. La grazia, aveva spiegato il Quirinale, era stata concessi per motivi umanitari e in relazione alle «gravi condizioni di un minore familiare di Minetti, che necessita di cure e assistenza particolari».
Secondo il Fatto, il bambino per cui Minetti ha chiesto la grazia avrebbe una madre in Uruguay che ora è scomparsa e un padre detenuto. Minetti e il compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani, per ottenere l’affido del bambino hanno intentato una causa contro i genitori biologici, vinta nel 2023. E prima di averne il diritto lo avrebbero portato negli Usa per operarsi. L’avvocato che ha seguito i genitori biologici è morta in circostanze sospette insieme al marito, nell’incendio della loro casa.
NELL’ISTANZA PER OTTENERE la grazia, gli avvocati di Minetti hanno allegato un parere dei medici di Boston secondo cui per la salute del bambino è «necessaria la costante presenza della madre». E hanno affermato – così racconta il Fatto- che il bambino era stato «abbandonato alla nascita». Elementi che, evidentemente, sono stati ritenuti sufficienti dai giudici coinvolti e dal ministero, che ha poi inviato le carte al Quirinale. La grazia è stata tenuta segreta dal Colle per il coinvolgimento del bambino e per le sue condizioni di salute, due elementi che suggeriscono la massima privacy. Fino a quando non è stata resa nota ad aprile da un servizio di Mi manda Raitre.
NEGLI ARTICOLI del Fatto si racconta che, prima dell’affido, fosse abitudine di Minetti e del compagno invitare i bambini ospiti di uno dei più importanti orfanotrofio dell’Uruguay, l’INAU (dove viveva anche il minore coinvolto), nel loro ranch La Barra, a Punta del Este. E che avrebbero sovvenzionato l’istituto con delle donazioni. Secondo il quotidiano, Minetti avrebbe avuto un ruolo di selezionatrice delle ragazze in un giro di prostituzione organizzato nel ranch del compagno, amico di Jeffrey Epstein.
Si tratta di supposizioni, alimentate da fonti anonime del personale del ranch, su cui non risulta in corso alcun procedimento giudiziario, né in Italia né in Uruguay. Ma sufficienti per gettare un’ombra sulla effettività del cambio di vita di Minetti, uno degli elementi chiave contenuti nella relazione della procura generale presso la Corte d’appello di Milano, che aveva sottolineato il radicale cambio di vita dell’ex igienista dentale. Che ieri, tramite i suoi legali, ha definito le informazioni diffuse «prive di fondamento e gravemente lesive della propria reputazione personale e familiare». I legali hanno diffidato il quotidiano e annunciato una querela.
DOPO ALCUNI GIORNI di articoli sul caso, ieri al Quirinale è salita l’irritazione. Fino alla decisione di rendere pubblica la lettera con richiesta di chiarimenti a Nordio. Al Colle fanno notare che la competenza sulle istruttorie per le domande di grazie spetta «in via esclusiva» al ministero della Giustizia, come sancito dalla Corte Costituzionale (sentenza numero 200 del 2006). Il presidente della Repubblica non dispone dunque di autonomi strumenti di indagine e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti, comprese le valutazioni dei magistrati che in questo caso hanno avuto un peso dirimente.
Da via Arenula hanno fatto partire subito gli accertamenti e le verifiche, chiedendo la collaborazione dei magistrati di Milano per una «opportuna valutazione». In una nota il ministro sostiene che «nessuno degli elementi negativi presentati in articoli di stampa consta agli atti della procedura». Insomma, su Minetti non sono emersi «elementi di connotazione negativa» durante l’istruttoria.
IL PD ATTACCA con la responsabile giustizia Debora Serracchiani e chiede a Meloni di dimissionare Nordio: «La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali». «Qualora emergesse la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale», dice Serracchiani, saremmo di fronte «al tradimento del rapporto fiduciario con il Quirinale da parte del ministro». Angelo Bonelli di Avs annuncia un’interrogazione al Guardasigilli «per sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia».
