Fronte orientale Grazie alla tregua imposta da Trump sulla Piazza Rossa si celebra il Giorno della Vittoria, ma in forma ridotta e senza ospiti di peso
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La parata militare del Giorno della Vittoria nella Piazza Rossa di Mosca foto Maxim Shipenkov/Ansa
È il 2026, ma a sentire ieri Vladimir Putin da Mosca sembrava di essere nel 2022, tre mesi dopo l’invasione dell’Ucraina. I quattro anni di guerra sanguinosa e fin qui non certo vittoriosa per i russi non traspaiono nel discorso del presidente per l’anniversario del Giorno della Vittoria sul nazismo, che anzi insiste ancora sul fatto che si tratti di un’«operazione militare speciale» e sulla necessità di combattere contro i nazisti di oggi, sottinteso gli ucraini.
«RICORDEREMO per sempre l’impresa del popolo sovietico, il fatto che fu proprio lui a dare un contributo decisivo alla sconfitta del nazismo, a salvare il proprio paese, a salvare il mondo, a porre fine al male assoluto spietato, a restituire la sovranità a quegli Stati che avevano capitolato davanti alla Germania di Hitler, trasformandosi in obbedienti complici dei suoi crimini». Risuona sulla Piazza Rossa, quest’anno piena di schermi a led per trasmettere le immagini dei missili, dei carri armati e dei soldati impegnati in azione.
Il rischio che da Kiev decidessero di attaccare per colpire al cuore Putin nel suo giorno preferito era troppo alto. Anche gli ospiti sono ridotti ai minimi termini: niente grandi leader – il cinese Xi Jin-ping si è rifiutato – ma i soliti fedelissimi, Bielorussia e Corea del Nord , più Laos, Malesia, Kazakistan, Uzbekistan e Robert Fico. Il premier slovacco, unico tra gli europei, si è presentato come portatore di un messaggio da parte di Zelensky, ma il Cremlino poi ha smentito.
IN TUTTO la parata dura 45 minuti, il discorso di Putin poco più di 8. Nessun incidente, la pattuglia acrobatica sorvola i cieli della capitale a segnare che intorno alle 12 le celebrazioni sono concluse. I vertici russi possono tirare un sospiro di sollievo: l’intervento di Donald Trump venerdì è effettivamente stato provvidenziale. I droni ucraini non hanno funestato la commemorazione e non c’è stata necessità di radere al suolo Kiev per rappresaglia, come avevano minacciato da Mosca. Con questa scansione temporale è evidente che il clou della giornata fossero le parole del capo supremo. Il quale, come detto, dimostra di vivere un tempo affatto diverso dal nostro che raccontiamo la guerra in Ucraina.
Il passato è motore immutabile e giustificatore del presente: «La grande impresa della generazione dei vincitori ispira i soldati che oggi stanno portando avanti i compiti di un’operazione militare speciale – e il richiamo al nemico collettivo non poteva mancare – Si trovano di fronte a una forza aggressiva, armata e sostenuta dall’intero blocco Nato». Ma c’è bisogno di sacrificio, dice il leader, non solo dei soldati, ma di tutta la nazione: «E nonostante ciò, i nostri eroi vanno avanti. Accanto ai soldati russi ci sono operai e progettisti, ingegneri, scienziati, inventori.». Senza dimenticare «i lavoratori delle imprese agricole, artiglieri e corrispondenti di guerra, medici e insegnanti, esponenti della cultura e clero, volontari, imprenditori, filantropi. Tutti i cittadini russi!».
NON MANCA quasi nessuno dall’elenco. Eppure quella stessa retorica che in qualche modo aveva infiammato gli animi nei primi mesi di guerra, ora che siamo nel quinto anno appare scarica, poco credibile per noi che osserviamo dall’esterno, figurarsi per i russi che la vivono in prima persona fFornendo carne da cannone da tutte le province della federazione, pagando più tasse, osservando il potere d’acquisto abbassarsi di mese in mese. Gli effetti della guerra sono ormai tangibili e nessuna propaganda, per quanto aggressiva, può sostituirsi ai problemi quotidiani.
IN SERATA PUTIN ha invece dichiarato che «Il conflitto ucraino sta volgendo al termine» e si è detto favorevole a negoziare con l’Ue, «preferibilmente con Schroeder», ma andrebbe bene anche un altro leader «di cui si fidano».
