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Israele assalta la Flotilla, di nuovo in acque internazionali. L’abbordaggio dura un giorno intero. Ma le barche tentano di passare lo stesso e a terra si mobilitano le piazze. Il governo, anche stavolta, tace

Global Sumud Almeno 17 imbarcazioni fermate dalla marina israeliana durante la missione diretta a Gaza. Israele schiera quattro fregate da guerra e una nave cargo militare

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Le immagini dell'assalto della Marina israeliana contro la Flotilla Le immagini dell'assalto della Marina israeliana contro la Flotilla

La Global Sumud Flotilla si trova sotto attacco israeliano dalle 9 circa di questa mattina (ora italiana). Nel giro di quattro ore, gli incursori della marina di Tel Aviv sono riusciti a intercettare almeno 17 imbarcazioni, mentre altri due scafi avrebbero perso i contatti con il resto della missione. A bordo delle navi fermate, oltre 150 persone Si tratterebbe di un’azione molto simile a quella condotta tra il 29 e il 30 aprile scorsi al largo di Creta, che portò all’abbordaggio di 22 barche e al sequestro di 181 attivisti.

Anche oggi, esattamente come meno di tre settimane fa, l’IDF avrebbe messo in campo ben quattro fregate da guerra e una nave cargo militare, sulla quale presumibilmente verranno rinchiusi gli attivisti man mano che saranno arrestati a bordo delle loro imbarcazioni.

L’attacco è avvenuto ancora una volta in acque internazionali, a 250 miglia dalle coste di Gaza (la Flotilla era salpata dalla Turchia soltanto ieri mattina). I 52 velieri che compongono la missione hanno a bordo oltre 400 persone provenienti da 45 paesi, tra cui diverse decine di italiani.

Quale sarà il loro destino nelle prossime ore? La presenza della consueta nave-prigione fa pensare che l’epilogo possa essere simile a quello dello scorso abbordaggio: se tre settimane fa i sequestrati furono sbarcati sulla costa di Creta, questa volta potrebbe essere la volta di Cipro, le cui autorità, esattamente come quelle greche, godono di un rapporto privilegiato con lo Stato di Israele.

Tuttavia, in un articolo pubblicato pochi minuti fa sul Jerusalem Post, si parla espressamente della possibilità che i detenuti vengano “condotti ad Ashdod”, ovvero che siano deportati in Israele.