Destra Dopo la tragedia di Modena, la Lega rilancia una proposta di legge dal sapore razziale
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani in visita a Modena
Una parte della maggioranza si sottrae a quello che l’opposizione definisce a ragion veduta «sciacallaggio», al secolo far leva sulle origini dell’attentatore di Modena per rilanciare la sempre proficua campagna contro i migranti. Ma il grosso della destra resta quello di sempre.
SALVINI SI ERA LANCIATO subito nella guerra santa. La resistenza di Piantedosi, che per una volta ha anteposto la responsabilità alla propaganda e ha chiarito subito che l’attentato non era terrorismo islamico, lo ha frenato per un attimo. Poi la scoperta della mail un po’ farneticante di quattro anni fa nella quale Salim El Koudri se la prendeva con i «bastardi crisitiani» gli ha restituito la carica: «Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare. Vediamo se tv e stampa di sinistra censureranno anche queste parole d’amore. Avanti con la proposta di legge della Lega sulla revoca della cittadinanza».
Per tutto il giorno il Carroccio martella così su una proposta da leggi razziali propriamente dette, in base alla quale la cittadinanza potrebbe essere revocata in caso di reato grave anche a cittadini nati e cresciuti in Italia se di genitori extracomunitari.
La proposta è già in commissione Affari costituzionali della Camera e il suo primo firmatario, il leghista Iezzi, insiste per tirarla fuori dal cassetto. Tajani la boccia tassativo: «Quando uno è cittadino italiano non lo si può fare diventare apolide». È probabile che la Lega stessa si renda conto dell’impraticabilità di una legge che istituzionalizzerebbe la divisione tra cittadini italiani di serie a e serie b ma tant’è. La propaganda resta garantita.
SULLA SPONDA OPPOSTA Fi per la prima volta, domenica scorsa, ha apertamente rotto l’unanimità della destra. Al Salvini furioso ha risposto, pacato ma per una volta fermo, Tajani: «Chi è stato protagonista dell’evento di Modena non ha un permesso di soggiorno. È un cittadino italiano». La proposta di legge sulla cittadinanza di Fi, il cosiddetto Ius Italiae che assegnerebbe la cittadinanza a chi è nato in Italia o ci è arrivato entro i primi cinque anni d’età dopo aver completato con successo la scuola dell’obbligo, giace a propria volta in Parlamento. Buona parte della destra la considera più o meno una resa al temuto invasore extracomunitario.
FDI PROVA A OCCUPARE la postazione centrale. La premier ha evitato i toni da crociata e allarme rosso che avrebbe certamente adottato un tempo. Il suo fedelissimo Donzelli frena l’impeto di Salvini ma anche lo Ius Italiae: «La revoca della cittadinanza è un tema delicato anche per dettagli pratici. La legge sulla remigrazione si basa su un concetto condivisibile però ha molte falle». Un colpo al Carroccio, l’altro agli azzurri: «Crediamo che l’attuale legge sulla cittadinanza per ora sia un buon equilibrio. Qualsiasi proposta migliorativa va affrontata con serietà ma certo non accoglieremo quelle della sinistra, che regalerebbero la cittadinanza dopo 2 o 5 anni».
Il tentativo di tenersi in equilibrio del partito di Meloni, però, sbatte sul dna stesso di FdI, che sulla guerra santa contro gli immigrati e contro la «sostituzione etnica» ha campato e si è ingrassato per anni. Capita così che Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera e non meno vicino alla premier di Donzelli, abbracci una posizione che nella sostanza è se possibile ancora più chiusa di quella leghista: «El Koudri non è un italiano. È un immigrato di seconda generazione. Certo che è folle ma deve pagare a casa sua, che per quanto mi riguarda non è l’Italia ma il Marocco».
LO STESSO PIANTEDOSI, dopo aver chiuso le porte alle chiacchiere sul terrorismo islamico in azione a Modena, un po’ le riapre, viste le reazioni della Lega ma in fondo anche di FdI. Si produce così in un esercizio di equilibrismo che porta a una posizione poco comprensibile: «Non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente. Ma l’esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro e, in ogni caso, tutto questo non può portare a liquidare l’attacco come il gesto di un folle isolato».
Non è terrorismo ma neppure un gesto isolato. Cosa possa voler dire probabilmente non lo sa neanche lui.
