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Israele bombarda ancora il Libano, anche un ospedale a Tiro, e ordina l’evacuazione di Beirut sud. Netanyhau ottiene quel che cerca: l’Iran annuncia l’interruzione delle trattative con gli Usa. A Trump non risulta o comunque «non importa». Hezbollah per il cessate il fuoco

Il gioco sporco Su domanda della Francia ieri notte si è riunito in emergenza il Consiglio di sicurezza Onu: «No all’escalation»

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Il Consiglio di Sicurezza si riunisce presso la sede delle Nazioni Unite, martedì 26 maggio 2026. (Foto AP/Seth Wenig) Il Consiglio di Sicurezza si riunisce presso la sede delle Nazioni Unite – (Foto AP/Seth Wenig)

La Ue si appella a Israele e chiede che cessi «l’escalation militare» in Libano, dove deve essere rispettata «la sovranità e l’integrità territoriale». Ieri è intervenuto con parole decise anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l’incontro con il Corpo diplomatico (compresi i rappresentanti di Iran e Israele, ma senza quelli di Russia e Bielorussia) in preparazione della festa del 2 giugno: «Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci. Ne sono eloquente esempio la irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano».

Per cercare una risposta della comunità internazionale al disastro che ora dopo ora si aggrava in Libano, su domanda della Francia ieri notte si è riunito in emergenza il Consiglio di sicurezza Onu. «Siamo profondamente allarmati dall’escalation delle attività militari nel Libano meridionale e oltre», ha dichiarato Stephane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, «esortiamo tutti gli attori a rispettare la cessazione delle ostilità e a evitare un’ulteriore escalation».

La riunione del consiglio di sicurezza è stata richiesta, ha spiegato il ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, «perché, se riconosciamo il diritto di Israele alla legittima difesa nulla può giustificare il prolungarsi delle operazioni militari e l’occupazione sempre più profonda del territorio», con la presa simbolica del forte medievale di Beaufort (già occupato per 18 anni, nel 2000 Israele si era ritirato), mentre era stato firmato un cessate-il-fuoco il 17 aprile scorso, mai rispettato da Tel Aviv.

Germania e Gran Bretagna si sono unite alle dichiarazioni di preoccupazione della Francia. Ieri, due ministri europei, una tedesca e l’altro norvegese, non hanno potuto raggiungere Beirut, dove avevano intenzione di esprimere solidarietà al popolo libanese e sono stati obbligati ad atterrare a Cipro. Francia e Italia, due principali contribuenti anche in uomini all’Unifil, riflettono sul futuro di questa missione tampone tra Libano e Israele, che nata nel 1978 e rilanciata nel 2006, dovrebbe esaurirsi alla fine di quest’anno (in questi anni, più di 3mila militari sono morti in servizio, due i soldati francesi uccisi ultimamente).

La Francia cerca una via d’uscita. Ha una lunga storia di relazioni con il Libano (mandato francese dopo la

prima guerra mondiale fino all’indipendenza nel 1943, 23mila francesi, due terzi bi-nazionali, vivono in Libano, 210mila libanesi sono in Francia). «Nulla giustifica la grande escalation nel sud del Libano – ha affermato Emmanuel Macron – la stabilità del Medioriente deve iniziare dal Libano», e promette: «La Francia continuerà a sostenere le autorità del Libano nei loro sforzi a ristabilire la sovranità dello stato e l’integrità territoriale del paese». Parigi ritiene che l’estensione dell’operazione territoriale in corso «è contraria agli interessi e alla sicurezza di Israele».

Domenica Macron ha moltiplicato i contatti diplomatici per sottolineare che è «urgente che le armi tacciano»: telefonate con Trump, con gli emiri di Arabia Saudita, Oman e Emirati, oltre che con il presidente egiziano al-Sisi. L’obiettivo è di «costruire un nuovo quadro di sicurezza, associando l’insieme dei protagonisti implicati per permettere la stabilità durevole della regione».

Ma la debolezza è evidente: la Ue non ha sospeso l’accordo di associazione con Israele, entrato in vigore nel 2000 e Macron si è sentito in dovere di «rendere omaggio» a Trump, in un post su X pubblicato dopo il colloquio telefonico, per gli «sforzi determinanti per arrivare rapidamente a un accordo tra Usa e Iran» e di elogiarne «l’impegno per la sovranità e l’integrità territoriale del Libano». La Francia applica sanzioni individuali contro dei coloni estremisti (e il ministro Ben Gvir) e ieri ha escluso la presentazione di armi offensiva israeliane al salone Eurosatory.