Europa Trovata la sintesi sul rafforzamento della difesa e della politica estera comune. Il testo critica il Patto di stabilità, ammessi scostamenti soltanto per sanità e politiche sociali
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C’è l’accordo tra le opposizioni per la mozione unitaria sul riarmo europeo e il piano degli investimenti Ue. Il testo viene depositato oggi e potrebbe arrivare in aula già domattina. È frutto del lavoro comune, che ha funzionato da base di discussione, tra il deputato del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra, che ha gestito il dossier su mandato di Giuseppe Conte, e di Piero De Luca, che è stato vicecapogruppo del Partito democratico e che è esperto di diritto Ue.
Dopo che i due hanno concordato un testo, la mozione è stata sottoposta anche ad Alleanza Verdi Sinistra e Italia viva. A quel punto, al prezzo di minime variazioni, l’intesa si è allargata fino a disegnare un perimetro che assomiglia molto a quello della costruenda coalizione del campo progressista.
«Siamo d’accordo sul fatto che si debba promuovere una sicurezza europea – sintetizza Scerra al manifesto – E che questo si debba fare innanzitutto efficientando le risorse che già ci sono. Si può fare, ad esempio, sfruttando le economie di scala». Secondo la mozione, dunque, la spesa attuale dei singoli paesi è già sufficiente per arrivare a una difesa comune. Ecco perché occorre procedere verso politica estera e difesa comune.
A quel punto, sostengono le opposizioni, arriveremmo anche a una fase di integrazione nuova. Insomma, il compromesso si basa su un doppio movimento: la spinta verso la costruzione di un’Europa più forte e l’aggiramento della questione dei fondi Rearm Europe, insistendo sull’armonizzazione delle singole politiche di difesa nazionali. Anche gli impegni presi con la Nato, a questo punto, sarebbero da riconsiderare.
Ma c’è di più. Il documento richiede anche una revisione integrale del Patto di stabilità e crescita. «Contiene una serie di vincoli che noi riteniamo antistorici – riferiscono gli sherpa che hanno limato il testo – Sono inadatti alle nuove sfide. Chi lo ha sottoscritto ha fatto un errori strategico». Le opposizioni ci tengono a sottolineare che c’è una continuità politica e ideologica per politiche Ue di questo tipo. E che spesso, negli ultimi lustri, legato a queste scelte c’è stato il nome di Giancarlo Giorgetti. Era il 2012 quando l’allora Popolo della libertà sottoscrisse il Fiscal compact, fino ad arrivare al Patto di stabilità suggellato un anno e mezzo fa da Meloni, che ora chiede che si allarghino le maglie della spesa pubblica.
Il testo della mozione, invece, prevede la possibilità di arrivare a scorporare gli investimenti produttivi, sul modello del Next Generation Ue. In questo modo, è il ragionamento, si potrebbero supportare le aziende che sono in difficoltà e cambiare la governance economica europea per andare incontro ai bisogni dei cittadini. Alla base di tutto, insomma, c’è un’idea di «economia espansiva». Tra gli obiettivi di questa riforma radicale del Patto figurano anche l’intervento sulle regole fiscali, la spinta per un Energy Recovery Fund e la proroga degli Eurobond emessi per finanziare il Pnrr. Il documento, inoltre, dovrebbe contenere anche alcune indicazioni per l’eventuale scostamento di bilancio, che viene contemplato solo per sostenere la lotta alla povertà e fare investimenti per la sanità: non per le spese di difesa.
