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Fronte orientale La risposta del presidente russo alla lettera aperta di Zelensky: «Le azioni militari finiranno quando avremo raggiunto gli obiettivi»

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Il presidente russo Vladimir Putin, ieri, al Forum economico di San Pietroburgo foto Dmitri Lovetsky/Ap Il presidente russo Vladimir Putin, ieri, al Forum economico di San Pietroburgo – Foto Dmitri Lovetsky/Ap

Vladimir Putin ha derubricato la lettera aperta che Volodymyr Zelensky gli ha indirizzato via social media a un atto di «maleducazione». Dopo aver tenuto in attesa i giornalisti di tutto il mondo per una giornata intera, alla fine del suo discorso alla plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief), ha parlato di tutt’altro. All’accorato, a tratti minaccioso e perentorio testo di Zelensky ha risposto con una domanda retorica: «È un modo per creare le condizioni per un incontro e per dei negoziati o per creare un contesto in cui qualsiasi incontro diventa impossibile? Credo sia la seconda opzione».

E BASTA. Non ci sarà alcuna tregua per avviare i negoziati, come chiedeva Kiev, nessuno scambio totale di prigionieri e, almeno per ora, nessun tavolo a due con l’Ue e gli Usa a far da uditori. «Le azioni militari finiranno prima o poi, ne siamo convinti», ha dichiarato il capo del Cremlino, ma «senza dubbio, finiranno una volta raggiunti gli obiettivi che ci siamo prefissati», tra cui «la denazificazione». Anche perché, Zelensky «vuole solo cercare di fermare l’offensiva» delle truppe russe, quindi al momento non vi è motivo per incontrarlo e sarà così finché le rispettive delegazioni non raggiungeranno «una soluzione alle cause profonde del conflitto». Poco prima di lanciarsi in questa risposta indiretta, Putin aveva anche dichiarato di aver dato una «rapida occhiata» alla lettera di Zelensky. Il quale ha accusato la controparte di «debolezza» e poi ha replicato: «Purtroppo, la parte russa sta scegliendo di nuovo la guerra».

Non stupisce la reazione di Putin, da capo di una superpotenza che non riceve le condizioni da un nemico più debole, ma ne parla con sufficienza come se fosse una pratica fastidiosa e da sbrigare in fretta prima di passare ad argomenti seri, già elencati con dovizia di particolari. «Il modello di sviluppo economico creato dall’Occidente e presentato come unico e universale è stato solo un modo per prosciugare le risorse degli altri e creare dipendenza», «le sanzioni occidentali sono concorrenza sleale», «le élite europee provocano solo il caos» e «l’economia russa non sta collassando, diversi Paesi dell’Ue – tra cui l’Italia – sono in condizioni peggiori».

È LA RISPOSTA del presidente russo alle analisi delle ultime settimane sul pessimo stato dell’economia russa e sul rischio di crisi economica. E anche un modo per rilanciare il leit motiv del «nuovo mondo multipolare sganciato dall’egemonia del dollaro», accanto al vice-presidente cinese, ai presidenti uzbeko e tanzaniano, ai rappresentanti indiani e sauditi, tra gli altri. Non è mancata la sviolinata per Donald Trump, usando lo stesso cavallo di battaglia del tycoon: se invece di Joe Biden le elezioni del 2021 fossero state vinte da Trump «il conflitto in Ucraina probabilmente non ci sarebbe stato». Tra le varie personalità incontrate da Putin figura l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che lo stesso leader russo aveva proposto come mediatore tra Ue e Russia e che ieri è stato presentato di nuovo come «figura ideale».

LE REAZIONI EUROPEE alla lettera di Zelensky sono state di tono diametralmente opposto. Da Von der Leyen che ha parlato di «sostegno europeo» per l’ennesima «dimostrazione del fatto che Kiev vuole la pace», a Emmanuel Macron che continua a rivendicare un ruolo per l’Europa – mentre però organizza un incontro a porte chiuse con Germania, Gran Bretagna e Ucraina a Londra – fino al cancelliere tedesco Friedrich Merz che accusa: «Per la pace manca la volontà di Putin».

I leader del Vecchio continente sono stati nuovamente scossi dal loro torpore diplomatico dall’ennesimo incidente che coinvolge un drone ai confini dell’Europa. È toccato di nuovo alla Romania, ma stavolta si è trattato di un drone marino, un barchino teleguidato e generalmente riempito d’esplosivo, che ha perso il collegamento con la base ed è arrivato a tutta velocità sul porto di Costanza prima di autodistruggersi. Mosca ha subito accusato la controparte dell’incidente e Kiev dopo poco ha ammesso che si trattava di uno dei suoi droni marini fuori controllo «a causa delle interferenze elettroniche russe». Il che è più che normale, ogni ora decine di droni aerei vengono intercettati dal nemico e costretti ad atterraggi d’emergenza, ma stavolta i leader europei hanno comunque dato la colpa ai russi e «alla guerra da loro iniziata».

NON SI È TRATTATO di un incidente nel Mare D’Azov, invece. Nel piccolo golfo orientale del Mar Nero una flottiglia di droni ucraini ha colpito «cinque imbarcazioni che operavano illegalmente nei porti di Mariupol, Berdiansk e nelle acque costiere dei territori occupati». Secondo il comandante Robert Brovdi, si tratterebbe di navi da carico e una petroliera coinvolte nel «furto» di grano ucraino dai territori occupati e nel trasferimento di carichi militari e carburante, con i nomi delle navi cancellati e i radar spenti. A bordo di queste navi c’erano, secondo il ministero degli esteri dell’Azerbaigian, 25 cittadini azeri nonostante – chiariscono da Baku – le navi non battessero la loro bandiera.

Al momento si sa di cinque cittadini azeri uccisi e di tre gravemente feriti. La portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di ulteriore conferma «degli atti terroristici» di Kiev.