Legge elettorale Schlein e Conte all’istituto Sturzo con le associazioni, si smarcano le sigle più a destra come il Movimento cristiano lavoratori, che fanno saltare il documento comune. Pd e Avs pronti a votare la proposta 5s: proporzionale con sbarramento flessibile tra il 2 e il 3%
LEGGI ANCHE L’azzardo sulle preferenze congela la legge elettorale
Schlein e Conte all'incontro all'istituto Sturzo – LaPresse
Schlein e Conte cercano la sponda delle associazioni cattoliche nella battaglia contro la legge elettorale di Meloni. E in parte la trovano, soprattutto sul controverso premio di maggioranza e sull’indicazione del candidato premier.
DUE TEMI PARTICOLARMENTE spinosi per l’arcipelago cattolico, storicamente parlamentarista e poco incline al leaderismo, che ieri si è ritrovato a discutere di come «ridare voce alla democrazia» all’Istituto Sturzo di Roma, con la benedizione del presidente della Cei Matteo Zuppi che, nella sua lettera di saluto, ha ribadito la critica alla «democrazia della maggioranza», citando un discorso di Sergio Mattarella di due anni fa alla Settimana sociale di Trieste. Il cardinale ha invitato i partiti a recuperare lo «spirito costituente» come «metodo indispensabile per affrontare i grandi temi, evitando una «pericolosa polarizzazione». Tutto il contrario di una legge elettorale approvata a pochi mesi dal voto a colpi di maggioranza.
I DUE LEADER del centrosinistra ascoltano e prendono appunti. La legge elettorale è il cuore del problema e anche tra Pd e 5S c’è un dialogo in corso. Conte ha ribadito ieri in un’intervista al Corriere che alla Camera sarà votato, la prossima settimana, un emendamento del suo partito che riscrive la legge elettorale: un proporzionale con doppia preferenza di genere e una soglia di sbarramento flessibile: 3% per chi corre da solo, 2% per chi sta in coalizione. Nessun premio di maggioranza, alto rischio che non ci sia un vincitore in grado di governare.
Una iniziativa che esce dal mazzo dei correttivi condivisi dalle opposizioni, che potrebbe però ricevere il sì anche del Pd e di Avs: fonti del M5S spiegano che ci potrebbe essere un sostegno degli alleati, e dai dem confermano l’ipotesi. Avs è sempre stata per il proporzionale. La proposta ha zero possibilità di essere approvata, serve a Conte per sfidare Meloni sul tema delle preferenze. Il campo giallorosso non ha una sua proposta di legge elettorale organica, e neppure il Pd come partito (alcune parlamentari hanno firmato un appello contro le preferenze, sponsorizzate invece da Bonaccini e altri). Per ora ci si limita a contestare la proposta delle destre, che Conte accusa di «cesarismo», in perfetta sintonia con Schlein che la definisce «premierato mascherato».
Se a decidere fossero i progressisti, la soluzione sarebbe lontana. Di fatto, se cadesse il Melonellum, si voterebbe con l’attuale Rosatellum con un terzo di eletti nei collegi uninominali (e al sud il centrosinistra potrebbe fare il pieno). Quanto alla eventuale proposta da mettere nel programma del centrosinistra, «è possibile che ne discuteremo tutti insieme», spiega Conte al manifesto.
QUANTO ALLA RETE CATTOLICA, lo spunto partito da Agostino Giovagnoli dell’Istituto Sturzo era decisamente critico verso il modello meloniano: «Non credo che abbiamo bisogno di leggi maggioritarie». Impostazione a cui hanno aderito Acli, Sant’Egidio, Agesci e Azione cattolica. Patrizia Giunti, della fondazione La Pira, ha fatto un paragone esplicito con la legge truffa del 1953: «Ma almeno allora votava il 94% dei cittadini».
Ma nella truppa di ieri c’erano anche gli esponenti di Cl Giorgio Vittadini e Andrea Dellabianca (presidente della Compagnia delle opere), oltre al Movimento cristiano lavoratori. Cdo e soprattutto Mcl non hanno condiviso l’impianto critico sulla legge elettorale, e così l’ipotesi di un documento comune di forte critica al Melonellum è naufragata. Alfonso Luzzi, presidente del Mcl, ha disertato l’evento, facendo leggere a un suo delegato un documento durissimo in cui ha difeso la legge elettorale delle destre accusando gli altri di strabismo a sinistra: «I cattolici non possono essere comprimari di disegni politici altrui».
Emiliano Manfredonia delle Acli ha invece contestato con forza l’impianto: «L’indicazione del premier non ci va giù, il Parlamento non deve essere mortificato». Vittadini, gran patron del meeting di Rimini, a sua volta ha difeso il Parlamento dalle possibili «umiliazioni» e ha spiegato che nella seconda repubblica i governi non sono stati deboli per le regole elettorali, ma per la «mancanza di una proposta culturale condivisa dentro le coalizioni». Giovagnoli respinge l’idea di un incontro spostato a sinistra: «Noi avevamo invitato tutti».
SCHLEIN, CITANDO VARIE encicliche, ha ribadito l’idea di una democrazia che «tutela i diritti della minoranza» e non si limita a un voto ogni 5 anni. Conte, a margine, ha spiegato che «il tavolo per il programma si potrà aprire già a fine settembre, dopo le conclusioni del nostro percorso di Nova». E ha rilanciato sul nome della coalizione: «Alleanza per la Costituzione». «La democrazia non funziona se non riduce le diseguaglianze e non include i più fragili».
