Dietro la collina La Lega impone la procedura urgenza sulla sua proposta. Avs: «Inseguono Vannacci». Il testo è stato presentato due anni fa. Ora dovrà andare in Aula entro un mese. No alla cittadinanza per chi commette reati contro la persona o il patrimonio, revoca in caso di omicidio o violenza sessuale. Tensione con Forza Italia che vuole smarcarsi
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Lunghe file davanti all'ufficio immigrazione in via Botticelli a Torino – Alessandro Di Marco/Ansa
I deputati di Futuro Nazionale già gongolano e lo chiamano «effetto Vannacci». Ieri mattina l’aula della Camera ha approvato la procedura d’urgenza per un disegno di legge della Lega per restringere i criteri di accesso alla cittadinanza italiana. Un testo presentato a ottobre 2024, depositato in commissione e di cui mai più si era parlato.
ORA, all’improvviso, è diventato urgente. Significa che saranno dimezzati i tempi: il disegno di legge è stato incardinato già ieri in commissione Affari costituzionali, che ora avrà 30 giorni di tempo per riferire in Aula, dunque entro l’8 agosto quando la chiusura estiva del Parlamento è programmata per la settimana successiva. L’urgenza, non serve specificarlo, l’hanno dettata i sondaggi: il Carroccio è sull’orlo del precipizio mentre la formazione di Vannacci in continua ascesa, drenando consensi proprio sul cattivismo sfrenato contro i migranti (ieri l’eurodeputato ha sfoderato ancora la retorica dell’«invasione»). Così subito dopo il voto gli esponenti della Lega sono partiti in batteria ad esultare.
Per fugare ogni dubbio sul fatto che l’urgenza fosse recuperare terreno a destra, lo ha detto per primo il leader Matteo Salvini: «Bene così! Gli altri parlano, la Lega fa», ha scritto sui social. Negli stessi momenti anche FdI faceva la propria mossa: ieri nella sala del gruppo a Montecitorio ha presentato una propria proposta di legge per rimpatriare gli immigrati condannati a pene superiori a un anno di carcere. Hanno promesso di chiedere l’iter accelerato per concludere in fretta l’esame: «Ma non inseguiamo Vannacci», giurano.
IL TESTO LEGHISTA prevede una stretta per i giovani nati in Italia da genitori stranieri e che a 18 anni chiedono di ottenere la cittadinanza. Diventerebbero motivo di esclusione tutte le condanne per i reati contro la persona e il patrimonio: uno spettro che va dall’omicidio alla diffamazione e la frode informatica. Mentre la revoca, ora contemplata solo nel caso di terrorismo o eversione, verrebbe ampliata anche alle condanne per omicidio, mutilazione dei genitali femminili, tratta e violenza sessuale. Un «approccio educativo» lo ha definito il capogruppo leghista Riccardo Molinari, per fare capire alle immancabili baby gang che se sbagli sei fuori: «Se vuoi far parte di una comunità devi rispettare le regole», ha detto.
IL DIAVOLO, come al solito, sta nei dettagli. Dei quindici firmatari originari del disegno di legge, cinque oggi siedono nei banchi di Futuro nazionale. Così i vannacciani hanno da subito rincarato la dose: «Probabilmente l’effetto Vannacci è sempre più pressante e costringe i colleghi leghisti a destarsi dal torpore nel quale erano caduti da anni», ha replicato Edoardo Ziello in Aula. E a giocare al rialzo ci è voluto un attimo: a così pochi mesi dalla fine della legislatura le chance di approvare la legge sono bassissime, per cui pur dichiarando un eventuale voto favorevole si sono detti scettici.
«Il governo potrebbe tranquillamente varare un decreto remigrazione da approvare entro sessanta giorni. Perché non lo fanno? Chi pensano di prendere in giro?», hanno dichiarato tutti i deputati di Fn assieme. Gioco win-win: se si fa come dicono loro, Vannacci ha spostato il centrodestra; altrimenti si è «moderato». Gioco che mette in difficoltà anche Forza Italia, che sulla cittadinanza ciclicamente torna timidamente a parlare di ius scholae. E gli azzurri infatti hanno già iniziato a preparare gli emendamenti da portare in commissione, per provare ad ammorbidire un po’ il testo leghista-vannacciano.
«UNA RINCORSA pericolosa e folle di Lega e Fratelli d’Italia, capiamo il loro imbarazzo. Farebbero meglio a interrompere questo gioco, alla fine l’ultima parola se la prende subito l’ex vicesegretario leghista che senza ritegno imbocca le parole più razziste e disumane», ha commentato Luana Zanella di Avs. «Salvini e la Lega raschiano il fondo del populismo quando dovrebbero pensare ai treni. Grave che l’Aula della Camera dia precedenza a certe castronerie, che se dovessero passare saranno abbattute al primo ricorso in tribunale, invece che alle vere priorità degli italiani» ha detto Riccardo Magi di +Europa.
