Coda avvelenata Mentre a Ceuta continua l’emergenza umanitaria: secondo le ong, ci sono più di 3000 minori che vagano alla ricerca di cibo e acqua
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Passeggeri in partenza per la Spagna, Fiumicino, 8 Agosto 2026 – ANSA/TELENEWS
Da ieri la Spagna è passata dalle minacce ai fatti: i controlli alle frontiere per i viaggiatori provenienti dall’Italia sono ripresi in scala crescente, prima nei principali aeroporti e nel porto di Barcellona, poi anche negli altri scali.
IL GOVERNO IBERICO ci ha tenuto a diffondere con grande dettaglio – al contrario di quello che aveva fatto l’Italia – immagini e dati che corroborano che si sono presi sul serio il ripristino dei controlli e che, con procedura poco abituale, schierano già a piè di pista la Guardia Civil che chiede, in maniera aleatoria (così dice l’esecutivo spagnolo) a circa il 15% dei passeggeri la documentazione. Una situazione a cui molti passeggeri hanno reagito con stupore.
IN ALCUNI CASI, la polizia allontana i passeggeri dal resto dei viaggiatori per portarli in una sala a parte per “accertamenti”. È chiaro il messaggio del governo spagnolo: dato che Meloni non ha fatto passi indietro, sono disposti a rendere la vita più difficile a chi viaggia dall’Italia, cioè quel tipo di profilo di persone che nell’abolizione dei controlli doganali aveva visto il segnale più tangibile di quello che significava l’integrazione europea.
L’ASPETTO PIÙ INQUIETANTE della vicenda è che l’argomento che il ministro degli interni Fernando Grande-Marlaska ha trasmesso alla Commissione europea quando ha comunicato la misura è proprio lo stesso che aveva utilizzato Meloni: l’Italia ha un’eccessiva pressione migratoria – il numero di migranti senza permesso di soggiorno arrivati in Italia è negli ultimi 5 anni più del doppio di quelli arrivati in Spagna – e questo costituisce una minaccia «per l’ordine pubblico e la sicurezza interna». La stessa scusa che aveva utilizzato l’Italia.
LE VERE VITTIME di questa crisi, però, sono altre. A Ceuta sembra
sempre più evidente che le stime del governo, che parla da giorni di circa 2000 persone che sono rimaste in città, sono largamente inferiori ai numeri reali. I volontari della Croce Rossa, raccontava ieri El País, distribuiscono più di 2500 pasti per strada, e non riescono a coprire le necessità. Juan Vivas, presidente di Ceuta, del Pp, sparava la cifra di 8000-11000 migranti ancora in città, ma anche le ong sul campo parlano di almeno 4000 persone.
L’associazione di abitanti del quartiere del Principe, uno dei più colpiti dalla migrazione, si stanno occupando di accogliere almeno un migliaio di bambini in casa di famiglie che li stanno accudendo in assenza di protezione da parte delle istituzioni. Jennifer Zuppiroli, di Save the Children, dice al manifesto che «molte organizzazioni stanno facendo un grande sforzo per stilare un registro dei bambini presenti e sono preoccupate che le cifre ufficiali non li contabilizzino. Ci sono almeno 3000 bambini ancora per strada».
HALIMA AHMED, dell’associazione Luna Blanca, ancora al manifesto racconta che «continuiamo a trovare sempre più minori che vivono per strada. La situazione è molto lontana dal normalizzarsi. Rispetto al 2021, ci sono moltissime più bambine e madri. In due polisportivi abilitati dalla gente del quartiere Principe ce ne sono almeno 500. Queste bambine per strada da sole corrono un grave pericolo. Le associazioni come la nostra sono saturatissime: non riusciamo a stare dietro a tutti. Stiamo distribuendo migliaia di porzioni di cibo al giorno, il tutto senza contare i programmi che abbiamo già attivi per le persone di Ceuta in difficoltà. Questa è una crisi umanitaria senza precedenti».
VENERDÌ LA MINISTRA della Gioventù, Sira Rego aveva parlato di circa 1200 bambini già presi in custodia dal sistema di protezione dell’infanzia. Secondo la ministra di Izquierda Unida, che è a Ceuta da due giorni, è «impossibile» che si spostino 70 mila persone e il Marocco non ne sapesse nulla, sposando quindi esplicitamente la tesi (che ufficialmente il governo spagnolo nega per bocca del ministro degli esteri) che la manovra del 30 luglio sia stata in qualche modo orchestrata da Rabat.
INTANTO LA DESTRA SPAGNOLA continua a cavalcare la vicenda per spargere i suoi proclami xenofobi.
Se il Pp concentra l’offensiva nella richiesta che quattro ministri vadano a riferire la settimana prossima al Senato (dove i popolari hanno la maggioranza assoluta e quindi possono controllarne i tempi) – quando il governo si è invece impegnato a riferire al Congresso a fine mese – Vox passa direttamente a incassare la rendita di posizione che ha guadagnato nei governi regionali del Pp dove sono entrati.
In tre regioni (Castilla y León, Extremadura e Aragona) il consigliere competente in materia di minori è proprio del loro partito, e hanno già comunicato alla ministra Rego con una lettera identica e diffusa dal partito che non si presenteranno alla riunione convocata il giorno 13 per parlare del reparto dei 25 milioni promessi a Ceuta per gestire l’emergenza. Minacciano che faranno ogni passo legale possibile per impedire che alle loro regioni vengano destinati alcuni dei minori che ora sono a Ceuta.
