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Fascio di nervi La protesta del sindacato belga Ftgb contro la destra al governo nel 70esimo anniversario della strage di 262 minatori nel 1956. La presidente del consiglio accusa la Cgil. Landini: «Fake News, non ci giriamo dall’altra parte. Meloni pensi ai problemi veri». Per Thomas Dermine, sindaco di Charleroi, «il lavoratore italiano di ieri potrebbe essere il gemello del migrante di oggi. Ipocrita chi difende i lavoratori e chiude le frontiere». Le differenze tra il discorso costituzionale di Mattarella e quello nazionalista di Palazzo Chigi

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b8cac38e-775f-419c-aa2a-4651aeaeada7 Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, al Bois du Cazier, durante la cerimonia di commemorazione per la tragedia di Marcinelle dell’8 agosto del 1956, tra i più gravi incidenti sul lavoro della storia europea, Marcinelle, 8 agosto 2026. X IGNAZIO LA RUSSA +++ ATTENZIONE: L’ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Una protesta antifascista riuscita della Fédération Générale du Travail de Belgique (Fgtb: il maggior sindacato belga, con 1,2 milioni di iscritti); la puntualità dell’Ansa nel chiarire che la contestazione a Ignazio La Russa non arrivava dalla Cgil; la risposta di Maurizio Landini a Giorgia Meloni, che ha provato a speculare su una menzogna proprio come fatto la settimana scorsa contro il governo spagnolo di Pedro Sánchez su Ceuta. Sono questi gli ingredienti che hanno smontato la fake news scagliata dall’estrema destra al governo contro il primo sindacato italiano, applicando le regole della disinformazione apprese alla scuola Maga e del trumpismo statunitense. Tutto questo è accaduto durante la commemorazione del 70esimo anniversario della strage dei 262 minatori (di cui 136 italiani) a Marcinelle nel 1956.

LA CONTESTAZIONE era stata annunciata al Bois du Cazier. Un tempo era una miniera di carbone nel territorio dell’allora comune di Marcinelle, vicino a Charleroi. Oggi è un complesso museale dove si trovano i vecchi castelli di acciaio usati per riportare in superficie il carbone, installazioni che ricordano la strage dei minatori, un museo industriale e uno del vetro.

IL PRESIDIO DEI SINDACALISTI era iniziato di buon mattino ed è stato affrontato dalla polizia in maniera muscolare quando è arrivata la delegazione italiana guidata dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Poi la commemorazione è iniziata e, giunto il turno di La Russa, diversi sindacalisti che indossavano un fazzoletto rosso con il logo della Fgtb gli hanno girato le spalle mentre leggeva un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Era un segno di protesta contro chi parlava, cioè La Russa, e non contro ciò che ha letto del messaggio di Mattarella, com’è stato chiarito dalla Fgtb.

TUTT’ALTRA VERSIONE è stata data dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, che, sostenuto dagli account social del suo partito, ha diffuso un collage con tre fotografie, tutt’altro che chiare, dove ha presunto di vedere nei militanti della Fgtb quelli della Cgil. In una delle foto si vede un sindacalista italiano che indossa una felpa della Fiom che non volta le spalle e guarda evidentemente verso il palco. «La Cgil deve vergognarsi» ha detto Fidanza seguito da uno sciame di dichiarazioni affini che hanno inondato anche le agenzie stampa. Giorgia Meloni ha preso la palla al balzo e ha pensato di replicare lo schema spagnolo: «Grave e vergognoso gesto della Cgil» ha scritto su X.

ALLE 13.11 l’Ansa ha permesso di dare una svolta alla narrazione tossica. «Come si può vedere dalle immagini e come constatato dall’Ansa sul posto chi si è voltato di spalle portava al collo un fazzoletto con la scritta Fgtb» si è letto. Già pochi minuti prima l’agenzia aveva rilanciato la rivendicazione del segretario del sindacato belga Vincent Pestieau. La dichiarazione di quest’ultimo, in perfetto italiano, è apparsa poco dopo sul quotidiano online della Cgil «Collettiva».

«TUTTI I COMPAGNI della Fgtb si sono girati – ha detto Pestieau – Fratelli d’Italia è un partito di estrema destra. Se gli italiani sono venuti a lavorare qua è anche colpa del fascismo». Testimone dei fatti Landini ha denunciato la fake news dei meloniani: «Se un certo Fidanza – ha detto – per decidere che esiste ha bisogno di parlare male della Cgil forse ha preso un colpo di sole. Trovo singolare che la presidente del consiglio con tutti i problemi che gli italiani oggi hanno trovi il tempo di commentarle. La Cgil non si gira dall’altra parte e guarda le cose per quello che sono».

UN ORDINE DI SCUDERIA è arrivato a quel punto: cambiare bersaglio. Davanti al buco nell’acqua l’ufficio propaganda ha cambiato bersaglio e ha chiesto alla Cgil di «dissociarsi dal sindacato belga» tacciato di «cieco odio politico». La Russa ha definito la protesta «un volgare atto propagandistico» e si è detto «inorgoglito» di aver avuto un trattamento simile a quello che il vicepremier italo-belga Elio Di Rupo nel 1994 riservò a Giuseppe Tatarella, negandogli la stretta di mano. «Dare la parola a lui, a delle idee fasciste, è un insulto alla memoria delle vittime» ha replicato Martine Vandevenne tra i sindacalisti presenti alla contestazione.

«CHARLEROI è una città anti-fascista» ha affermato il sindaco socialista Thomas Dermine. Nel suo discorso ha denunciato «l’ipocrisia» di chi difende i «lavoratori» e poi oggi «chiude le frontiere» a chi non ha la nazionalità. «Il minatore italiano di ieri potrebbe essere il gemello del migrante di oggi». Di fronte Dermine aveva La Russa che, innervosito, faceva gesti sarcastici e gli indicava il tempo con l’orologio. Scene che permettono di capire quanto il Bois du Cazier sia rimasto un luogo in cui i postfascisti italiani di ieri e di oggi non sono benvenuti. E una semplice girata di spalle li ha ridotti a un fascio di nervi.

IL CONFLITTO visto ieri in Belgio ha permesso di tracciare una differenza tra l’etnonazionalismo che ispira la visione del lavoratore migrante esposta da Meloni nel discorso inviato per l’occasione e quello dei sindacati che criticano le politiche del lavoro e dell’immigrazione nella «Fortezza Europa». Per Meloni l’emigrante italiano è associabile all’archetipo del lavoratore «buono», implicitamente contrapposto all’immigrazione «irregolare» di oggi.

DIVERSO è stato il discorso di Mattarella che ha delineato un’altra visione costituzionale del lavoro e dell’immigrazione. «Il diritto al lavoro – ha scritto il presidente della Repubblica – l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza – cardine della nostra Costituzione – esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso. La gestione dei flussi migratori deve rispettare la dignità delle persone». Considerati gli ultimi avvenimenti non c’è dubbio che un lungo lavoro resta ancora da fare.