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Febbre a 40 Invasioni di rhizostoma octopus e carenza d’acqua, impossibile raffreddare le centrali

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43f1b2bc-76cc-4c30-b5cc-35202afa528b Centrale nucleare in Francia – (AP Photo/Laurent Cipriani)

All’alba di martedì scorso i reattori della più grande centrale nucleare d’Europa, quella di Gravelines, nel nord della Francia, sono stati invasi da «diverse tonnellate» di meduse della specie rhizostoma octopus, secondo quanto dichiarato da Edf, obbligando il gestore pubblico dell’energia francese ad arrestare completamente tre reattori su sei e a ridurre del 50% la potenza di un quarto. Lo stesso episodio era accaduto esattamente un anno fa e per le medesime ragioni, causando l’arresto di quattro reattori. La presenza delle meduse è dovuta, tra altri fattori, alla crisi climatica e al conseguente «riscaldamento della temperatura dei mari», come riconosciuto già più di dieci anni fa dal governo francese, quando nel 2014 venne sollevata la questione forse per la prima volta.

L’EPISODIO delle meduse è l’ultimo di un’estate catastrofica per il nucleare francese, che fornisce più del 70% dell’elettricità d’oltralpe. Il giorno prima che le rhizostoma invadessero i reattori di Gravelines, era stato registrato il record negativo di elettricità mancante: il 15,6% della potenza prodotta dalle centrali nucleari francesi mancava all’appello a causa della siccità e delle ondate di caldo che si sono abbattute sul paese, secondo i dati di Edf. L’azienda ha minimizzato l’impatto della crisi climatica, sottolineando che la Francia resta un esportatore di energia. «Dal 2000, l’impatto delle ondate di caldo e delle siccità è stato di appena lo 0,3% sulla produzione annuale media del nucleare», ha scritto Edf in un comunicato pubblicato a giugno. Tuttavia, l’elenco dei reattori che vengono spenti non cessa d’allungarsi d’estate in estate.

LE CENTRALI nucleari francesi sono dipendenti dall’acqua dei fiumi o dei mari, che utilizzano per raffreddare i reattori. Se non c’è abbastanza acqua a causa della siccità, o se l’acqua è troppo calda a causa del clima, allora non solo diventa più difficile raffreddare i reattori, ma rigettare quella che si è utilizzata rischia di nuocere all’ambiente circostante. Così la soglia massima della temperatura dell’acqua in ingresso è fissata per legge (generalmente attorno ai 28 gradi), oltrepassata la quale scatta l’arresto o il rallentamento del reattore. In queste settimane, con l’arrivo della quinta ondata di caldo dell’anno, le autorità hanno suonato l’allarme per una siccità dalle proporzioni inaudite. Circa due terzi delle falde freatiche presentano dei livelli al di sotto del normale e lo stato dei piccoli corsi d’acqua «è il più critico mai registrato in questo periodo» dell’anno, secondo l’Ufficio francese della biodiversità.

LA CRISI dell’acqua e, in particolare, l’aumento della temperatura dei fiumi hanno un effetto diretto sulla produzione del nucleare, spiega Anna Creti, professoressa di economia del clima all’università Paris-Dauphine: mercoledì scorso «il prezzo dell’elettricità in Francia è stato di 141 euro per megawattora – spiega – contro una media in condizioni normali nello stesso periodo di 30-40 euro per Mw/h». Cento euro in più in un periodo di «domanda bassa» che si giustifica almeno in parte con la «limitata disponibilità del nucleare», che ha obbligato Edf a importare energia «da altri paesi, che producono con centrali più care, e rende più complicato l’uso delle reti», dice Creti. Sebbene siano fenomeni che durano magari una sola giornata, «questi picchi di prezzo possono accumularsi nei mesi estivi», andando «a influire anche sulla media annuale del costo dell’elettricità», prosegue la professoressa, «episodi destinati ad aumentare». Il nucleare francese «non è preparato» ed è stato progettato e costruito in «un mondo che purtroppo ci stiamo lasciando alle spalle», dice Creti.

SE PRIMA si costruivano le centrali riflettendo all’impatto che avrebbero avuto sull’ambiente circostante, ora ci si dovrà concentrare sulla «seconda parte di questa relazione: l’impatto dell’ambiente sulla produzione di elettricità», cosa che richiede «una concezione proprio diversa della tecnologia, volta a sviluppare forme di resilienza rispetto a variabili che prima erano concepite come costanti, come l’acqua e la temperatura». Nel 2023 la Francia ha approvato una legge per adattare le centrali nucleari alla crisi climatica, costruire sei nuovi reattori in 25 anni e prolungare la “vita” dei reattori in servizio, che nel 2030 avranno un’età media di 45 anni, nonostante siano stati costruiti per durare circa 40 anni. Finanziata con 50 miliardi di spesa, questa legge ha anche significato l’abbandono del progetto di riduzione del nucleare al 50% del «mix energetico» del paese, fissato durante la presidenza di François Hollande per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili.

«I REATTORI in funzione non sono stati concepiti per produrre in un mondo nel quale ci saranno penuria d’acqua e forti temperature», spiega Roger Spautz di Greenpeace. «Dispositivi come le turbine, i generatori, sono fatti per funzionare a una certa temperatura», oltre la quale cominciano a sorgere ogni sorta di problemi. «La crisi climatica si aggraverà, le ondate di caldo dureranno più a lungo e i reattori dovranno rimanere spenti per più tempo rispetto a quanto successo quest’anno» conclude Spautz.