Sicurezze Il tradizionale dossier del Viminale: meno cortei ma sempre più assunzioni in polizia. Più rimpatri e meno arrivi via mare: effetto degli accordi con Libia e Tunisia, Operazioni «ad alto impatto»: appena lo 0,2% alla fine viene arrestato
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Bologna, polizia schierata durante la protesta per la morte di Abderrahim Fakir – © Thomas Cavagna/JNA via ZUMA Press Wire
L’Italia è uno dei paesi più sicuri del mondo. Questa è l’unica conclusione possibile dopo la lettura del dossier sulla criminalità che il Viminale fa uscire oggi, come ogni anno, nel giorno di Ferragosto. Curioso, ma solo fino a un certo punto, accorgersene nel paese in cui il tic è sempre quello di risolvere ogni problema a colpi di codice penale.
Nel primo semestre del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, calano i reati di ogni tipo: quelli contro la persona, quelli contro il patrimonio, lo spaccio di sostanze stupefacenti, la violenza domestica, quella di genere, le truffe. Giù anche le manifestazioni di piazza e con esse gli «eventi critici» collegati. Sono in discesa gli arrivi via mare e sono in aumento i rimpatri volontari e non.
CRESCONO, e manco poco, le assunzioni nelle forze dell’ordine (45.977 dal 2022), che significa sicuramente maggiore «controllo del territorio», ma se partiamo dal numero delle operazioni cosiddette ad alto impatto (i controlli di polizia straordinari e massicci in aree specifiche) ci rendiamo facilmente conto che dietro le roboanti apparenze c’è ben poco.
Ecco, qui il dato è triennale: dal 2023 al 30 giugno scorso gli «alti impatti» hanno portato al controllo di 1.110.000 persone in 4.172 operazioni. Gli arrestati sono stati 2.300. Significa lo 0,2% del totale. I denunciati sono stati 13.000. Ovvero l’1,2%.
Se andiamo a vedere il capitolo dedicato all’immigrazione e all’asilo, apprendiamo che nei primi sei mesi di quest’anno i migranti sbarcati sono scesi del 52%: erano 30.060 nel 2025, sono 14.388 quest’anno. Il Viminale mette in rilievo anche un altro dato a questo proposito: dal 2023 al 30 giugno del 2026 sono state bloccate 275.463 partenze (20.157 quest’anno) «in collaborazione con Libia e Tunisia».
Sono i numeri dei famigerati accordi per «l’esternalizzazione delle frontiere». E producono situazioni tipo quella del generale Osama Almasri e del suo sodale Al Buti, accusati dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità proprio per come trattano in prigione le persone che vorrebbero partire verso l’Europa ma non possono farlo. Quando parliamo di blocco delle partenze dobbiamo sempre ricordarci che in realtà parliamo di torture, sevizie, violenze, stupri e omicidi. Tutte cose che in un dossier statistico ovviamente non trovano spazio.
PER QUELLO che riguarda il fronte più caldo, l’ordine pubblico, i dati dimostrano che l’affannosa e periodica promulgazione di pacchetti sicurezza, oltre a mettere in dubbio diversi fondamentali dello stato di diritto, non hanno sortito risultati di rilievo. Delle 7.149 manifestazioni svolte tra il primo gennaio e il 30 giugno, solo 169 hanno fatto registrate «criticità». Parliamo del 2,4%.
Il Viminale scorpora le manifestazioni di piazza (5.713, 98 critiche) da quelle sportive (1.431, 71 critiche). E annota un dato: in piazza sono stati feriti 14 civili (+7,7% sul 2025) e 136 tra le forze dell’ordine (+61,9%). Agli eventi sportivi i civili feriti sono stati 26 (-38,1%) e gli agenti 45 (-35,7%).
Veniamo alla lotta al terrorismo internazionale. Il primo elemento che salta all’occhio è che il numero dei «soggetti pericolosi rimpatriati» (254) sono contati dal 22 ottobre del 2022 fino al solito 30 giugno scorso. Non sfugge che la data d’inizio è la stessa dell’insediamento del governo di Giorgia Meloni. Comunque i«soggetti radicalizzati, estremisti o presunti terroristi individuati dalla cooperazione tra le forze di polizia e il comparto intelligence» espulsi quest’anno sono stati 38 contro i 21 di un anno fa. Cinque gli «estremisti minorenni arrestati», come nel 2025. I «foreign fighters» monitorati, cioè i cui nomi sono inseriti nella lista del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, sono 156.
Sulle violenze di genere e sui femminicidi il Viminale esibisce un -37% complessivo. Va tenuto presente che il reato di femminicidio è in vigore dal dicembre del 2025 e che nel primo semestre del 2026 abbiamo avuto 34 omicidi volontari con vittime donne. Di queste, in 26 casi si è proceduto per omicidio volontario e in 8 per femminicidio.
IL RESTO SEGUE un trend ormai in atto da anni e che davvero rende l’Italia un posto estremamente sicuro in cui vivere: gli omicidi volontari sono stati 138 (-15,3% sul 2025), i furti 437.800 (-11,4%), le rapine 12.515 (-12,3%), le violenze sessuali 3.142 (-71,1%). Dimostrazione che la deterrenza non esiste, perché questi reati sono puniti da sempre.
Nella sua introduzione al dossier,il ministro Matteo Piantedosi scrive che «la sicurezza è la precondizione di ogni libertà personale». Ma allora dovremmo cominciare a discutere sul serio di tutto ciò che davvero c’è di insicuro: dai posti di lavoro all’accesso alle cure, dai salari ai territori disastrati. Temi per i quali i numeri raccontano storie diverse rispetto alla criminalità. Un’altra storia. Forse.
