America oggi Il Dsa (Democratic socialists of America) è passato da 4.800 iscritti nel 2015 a 120.000
Nella politica statunitense il socialismo democratico non sta più bussando alla porta, la sta abbattendo, un po’ alla volta. La vittoria inaspettata in Florida di Angie Nixon alle primarie democratiche per il Senato ha acceso l’entusiasmo di tutta la sinistra Usa, e il primo a congratularsi non poteva essere che Bernie Sanders, con un post su X: «La deputata statale socialista democratica Angie Nixon, nonostante una spesa elettorale inferiore di oltre 16 a 1, ha compiuto un’impresa enorme aggiudicandosi la candidatura democratica al Senato degli Stati Uniti in Florida. Congratulazioni, Angie!».
Sanders ha tutte le ragioni per festeggiare. Il Dsa (Democratic Socialists of America) è passato dai 4.800 iscritti del 2015 ai 120.000 registrati ai primi di luglio 2026, una crescita avvenuta in gran parte proprio grazie a lui. «Inutile dirlo, mi sento davvero molto bene – ha dichiarato un sempre più sorridente Sanders – Il popolo americano si sta rendendo conto che abbiamo un’economia truccata, i ricchi diventano sempre più ricchi mentre le famiglie lavoratrici faticano ad arrivare a fine mese».
ANCHE IL WORKING Families Party, che durante le primarie ha sostenuto attivamente la campagna di Nixon, ha festeggiato pubblicamente. Secondo la sua direttrice regionale del sud-est, Britney Whaley, «la campagna di Angie dimostra che gli elettori rispondono a una visione economica coraggiosa in grado di soddisfare i loro bisogni fondamentali».
Nixon, entrata a far parte del Dsa nel corso della stessa campagna elettorale, prima del voto aveva ricevuto l’endorsement delle deputate democratiche alla Camera Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley, tre delle voci più riconoscibili della Squad progressista di Washington. Dopo la vittoria, Pressley, invitando a mantenere lo slancio in vista di novembre ha dichiarato: «Stanotte i floridiani hanno mandato un messaggio forte: hanno bisogno di una vera leadership progressista per abbassare i costi e proteggere i nostri diritti». Omar ha preferito scrivere su X: «Congratulazioni @AngieNixon. Siamo così orgogliosi di te e non vediamo l’ora che tu sia la prossima senatrice della Florida. I democratici devono unirsi e mandare un messaggio».
Nella sua dichiarazione Omar si è rivolta direttamente all’establishment del partito che sta digerendo a fatica questa avanzata della sinistra interna, percepita come destabilizzante. Le vittorie del Dsa che quest’anno hanno toccato Philadelphia, Seattle, Washington DC, il Colorado, il Michigan, New York City finora avevano più scombussolato che rinvigorito il partito, ma la vittoria di Nixon in una roccaforte repubblicana come la Florida è stata un risultato talmente netto in un territorio dove il socialismo sembrava impensabile, che i vertici hanno cambiato registro.
LO STESSO AVVERSARIO di Nixon alle primarie, Alex Vindman, ha rilasciato una dichiarazione di congratulazioni e ha promesso il proprio sostegno nella corsa di novembre contro la repubblicana Ashley Moody. Anche il comitato che aveva reclutato proprio Vindman per candidarsi ha diffuso una nota di appoggio a Nixon subito dopo la proclamazione.
Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer e la presidente del comitato che sostiene i candidati democratici al Senato Kirsten Gillibrand hanno diffuso una nota congiunta di congratulazioni, anche se non hanno mai menzionato la parola “socialista” né il Dsa, concentrandosi invece solo sul profilo biografico di Nixon e sull’attacco al Gop: «Angie Nixon ha dedicato la sua carriera a lottare per la Florida. Nativa di Jacksonville e sindacalista in passato, la sua dedizione a mettere le famiglie lavoratrici al primo posto è profonda, e ora porterà quella battaglia al Senato. (…) A novembre la Florida avrà una scelta chiara sulla scheda».
È UN MODO per abbracciare la vittoria senza dover pronunciare l’etichetta che l’establishment fatica a digerire, anche se a guardare bene i contenuti, quello che le candidate e i candidati Dsa portano avanti non è la rivoluzione che i loro detrattori evocano, ma poco più che socialdemocrazia. Nessuno parla di statalizzare le imprese, ma di sanità pubblica, diritto allo studio, diritto al lavoro e sostenibilità.