Caro carburanti La lobby del fossile si contraddice sulla decarbonizzazione. Meloni indecisa sulla copertura del bonus in busta paga
Il governo non si è ancora accordato sulla tassa agli extraprofitti ma i petrolieri mettono già le mani avanti. L’Unem, l’associazione che riunisce le imprese italiane della distribuzione, raffinazione e logistica petrolifere, ha inviato una lettera alla premier Meloni e al ministro dell’ambiente Pichetto Fratin per esprimere la sua contrarietà all’ipotesi di un’imposta sugli utili delle compagnie energetiche. La proposta è sul tavolo di Palazzo Chigi per coprire i prossimi sostegni contro il caro carburanti dovuto alla chiusura dello stretto di Hormuz. Secondo Unem il settore oil&gas «sarebbe a rischio con nuove tasse perché ulteriori prelievi fiscali frenerebbero la capacità di investimento», scrive il presidente Gianni Murano. Ma poi la lettera sembra contraddirsi quando afferma che in Italia servirebbero «investimenti per trasformare le raffinerie e accompagnare la transizione», salvo poi dire poche righe dopo che le attuali criticità del mercato sarebbero dovute a «una politica energetica che nell’ultimo decennio ha privilegiato gli obiettivi di decarbonizzazione a scapito delle esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti».
In realtà è il contrario: le bollette degli italiani sono tra le più care d’Europa perché l’energia elettrica viene ancora prodotta per il 43,8% da fonti non rinnovabili come il gas, secondo i dati Terna sullo scorso anno. Durante il governo Meloni questa percentuale è aumentata: nel 2024 era il 41,7%.
DOPO LE GUERRE in Ucraina e Iran, l’Italia ha solo cambiato fornitore passando dalla Russia a Usa e Qatar, anziché decarbonizzare e rendere autonomo il paese con solare ed eolico. Tantomeno lo ha fatto l’Unione europea con la marcia indietro rispetto al Green deal. In ogni caso la tassa sugli extraprofitti è ancora lontana dall’essere approvata. Mercoledì il consiglio dei ministri ha varato il decreto Carburanti che ha chiesto 130 milioni in prestito alle grandi compagnie energetiche come Eni ed Enel, da restituire con un credito d’imposta, per coprire l’ultima proroga del taglio alle accise fino al 5 settembre. Il provvedimento era atteso inizialmente per domani in Senato ma dovrebbe essere passato alla Camera perché Palazzo Madama sarà impegnato col decreto sull’ex Ilva. Dopodiché Palazzo Chigi ha promesso nuove modalità di sostegni «selettivi sulla base del reddito».
ABBANDONATA l’idea di un contributo per le famiglie con Isee inferiore a 15mila euro, non gradito alle destre perché privilegerebbe i cittadini di origine straniera, il ministro dell’economia Giorgetti starebbe mettendo a punto l’introduzione di un bonus carburante in busta paga: una misura pensata anche in chiave elettorale, che ricorda gli 80 euro di Renzi. Il bonus sarebbe a carico del datore di lavoro che poi lo recupererebbe sotto forma di agevolazioni fiscali. Ma c’è il problema delle coperture: le casse pubbliche sono vuote perché i tagli alle accise hanno bruciato oltre 2,5 miliardi di euro, aiutando indistintamente le fasce povere e i ricchi col suv, perciò la Lega ha proposto di attingere dalle uniche aziende che hanno guadagnato dal caro carburanti. Secondo la ong Transport&Environment gli utili delle compagnie energetiche europee sono raddoppiati in un anno e hanno superato i 18 miliardi nei primi sei mesi del 2026. Tuttavia Forza Italia è contraria alla tassa sugli extraprofitti e anche Meloni, che con le sue politiche energetiche ha sempre favorito la lobby del fossile, sarebbe indecisa sul da farsi.
MA I TEMPI stringono e una decisione va presa in fretta. Il taglio alle accise scadrà sabato e la riapertura a breve dello stretto di Hormuz sembra improbabile, come testimonia la decisione di QatarEnergy che venerdì ha prolungato fino a novembre la dichiarazione della causa di forza maggiore per giustificare le mancate consegne di metano al rigassificatore di Rovigo. Intanto il costo del carburante continua ad aumentare: l’osservatorio del ministero delle Imprese ieri segnava una media di 2,01 euro per la benzina al self service e 2,13 euro per il gasolio, tenendo conto che quest’ultimo gode di uno sconto di 17 centesimi al litro grazie al taglio alle accise.