Usa-Iran Macché nucleare o democrazia, ormai la guerra è solo per lo stretto di Hormuz. Washington deve garantire i traffici, per Teheran è la linea del Piave. E gli attacchi ripartono: gli Usa bombardano l’isola di Larak, l’Iran le basi americane in Giordania. Così non finirà mai
Usa-Iran Washington vuole segnalare di essere in grado di proteggere il traffico marittimo. Teheran non può non reagire: riecco la guerra
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Navi sullo stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, vicino all’isola di Larak colpita ieri notte dai bombardieri – Foto Ap
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian affronta per la prima volta gli alleati dopo l’introduzione delle sanzioni economiche eccezionali degli Stati uniti, al vertice annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai in Kirghizistan. Deve convincere i dieci stati membri a pieno titolo, tra cui Cina, India e Russia, oltre alla Turchia come partner di dialogo, a continuare il rapporto economico con Teheran nonostante le minacce di Washington.
Minacce che nella notte di lunedì si sono di nuovo materializzate sotto forma di missili: le forze Usa hanno colpito due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, a est dell’isola di Kharg, uccidendo tre persone e ferendone diverse altre. Poche ore dopo la Forza aerospaziale del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione ha lanciato diversi missili balistici contro due basi militari statunitensi in Giordania.
Pezeshkian, parlando con il primo ministro indiano Narendra Modi a margine di una riunione sulla sicurezza regionale, ha detto che la soluzione ai problemi risiede nel dialogo e nella cooperazione e che ogni risorsa va impiegata per prevenire la diffusione dell’insicurezza e dei conflitti. Lo scrive l’agenzia iraniana Tasnim. Nel frattempo Trump pubblicava un video generato dall’intelligenza artificiale che, a suo dire, mostra la distruzione del’’isola di Kharg, principale centro petrolifero iraniano, e definisce l’Iran una nazione fallita senza marina né aeronautica.
IL RITORNO ALLE OSTILITÀ arriva dopo settimane in cui l’amministrazione Trump ha intensificato gli sforzi per punire Teheran e i suoi partner commerciali con sanzioni economiche sempre più pesanti. In vista del G20 il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto ai leader finanziari mondiali che i legami economici con Teheran vanno recisi, senza vie di mezzo. «O siete con noi o siete con gli iraniani», ha avvertito.
Modi, dopo l’incontro con Pezeshkian, ha scritto su X che l’India vuole ampliare e diversificare il proprio paniere commerciale in futuro e che i due leader hanno discusso della situazione attuale nella regione. Il messaggio si chiude con un impegno a sostenere ogni sforzo per una pace duratura, formula che lascia trasparire l’ambiguità politica di New Delhi, poco incline a esporsi. Previsti anche incontri bilaterali del presidente iraniano con i suoi omologhi Putin e Xi Jinping.
DA ALCUNI GIORNI gli Stati uniti sostengono di essere riusciti a ristabilire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa è arrivato a dichiararlo territorio americano. Secondo alcune fonti iraniane, gli Stati uniti sarebbero riusciti a far passare durante la notte piccole petroliere, usate per i trasferimenti di petrolio da nave a nave, lungo una rotta meridionale vicino alle coste dell’Oman e alla penisola di Musandam. Le imbarcazioni di piccole dimensioni permettono di evitare le mine e riducono l’esposizione alla sorveglianza e agli attacchi iraniani durante la notte. Individuare tali movimenti è diventato più difficile per Teheran dopo i precedenti attacchi statunitensi a radar, torri di monitoraggio e altri sistemi di sorveglianza. Ma Teheran è determinata a impedire che questa limitata riapertura si trasformi in una situazione stabile e starebbe preparando ulteriori misure per chiudere le lacune ancora esistenti, tra cui una nuova operazione di posa di mine e attacchi contro le navi che utilizzano questa rotta.
SE WASHINGTON è riuscita a creare un corridoio marittimo limitato, Teheran cerca di interromperlo e impedire che il traffico si consolidi. In questo scenario l’attacco americano di lunedì notte assume una dimensione politica. Washington vuole segnalare ai mercati e alle compagnie di navigazione di essere in grado di proteggere il traffico marittimo.
L’azione costituisce anche un campanello d’allarme per Teheran, che non può contare su un’assenza di manovre militari Usa in vista delle elezioni di metà mandato. Washington può alzare la tensione in qualsiasi momento. Se l’Iran permettesse che il traffico nello stretto torni gradualmente alla normalità, indebolirebbe la principale leva strategica costruita da Teheran. Non può restare a guardare senza reagire.
UN ASPETTO importante degli attacchi di rappresaglia iraniani è stata la velocità: solo quattro ore tra il colpo statunitense a Larak e il lancio del missile balistico iraniano. L’esercito iraniano ha ridotto drasticamente i tempi di risposta fondendo lo stato maggiore con il Quartier Generale Centrale Khatam al Anbiya.
LA RAPIDITÀ della reazione e il volume di fuoco, 32 missili balistici contro la base americana in Giordania, sembrano rientrare nel cambiamento della nuova dottrina militare iraniana, passata dalla difensiva all’offensiva e annunciata pochi giorni fa dal portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia. Il principio cardine del nuovo approccio, ha sottolineato Akraminia, è una risposta immediata a qualsiasi atto di aggressione contro il paese, con una rappresaglia potenzialmente molto più ampia dell’attacco iniziale.
Gli attacchi di lunedì potrebbero quindi segnare l’inizio di un nuovo ciclo di escalation, stavolta incentrato sulla contesa per stabilire chi sia davvero in grado di dettare e far rispettare le regole di transito attraverso lo Stretto di Hormuz.