In Senato Oggi scadono i termini per depositare le proposte di modifica. Fi vuole il ballottaggio, la Lega fa muro, Meloni attende
La maggioranza si presenterà oggi in ordine sparso al primo passaggio decisivo in Senato sulla legge elettorale: alle 12, al termine per depositare gli emendamenti in commissione Affari costituzionali, il centrodestra presenterà un testo unitario solo sulle pseudo preferenze, mentre sull’elemento di sistema, cioè il ballottaggio, non ha trovato una posizione comune, rinviando la decisione. Su questo arriveranno dunque emendamenti di singoli senatori, da Marcello Pera e da Fi, nonostante la ferma contrarietà della Lega, con la premier Giorgia Meloni che si prende del tempo per decidere, se cioè cambiare per l’ennesima volta la propria riforma elettorale. Una situazione in parte determinata dai sondaggi in continua evoluzione, ma in parte dovuta al meccanismo stesso del Melonellum, che ha aperto una competizione interna al centrodestra e interna ai singoli partiti, specie in Fi e Lega, dove i parlamentari sono in rivolta con i vertici che hanno dato l’assenso alla riforma elettorale voluta dalla premier, che danneggia i loro partiti a favore di Fdi.
IERI GLI SHERPA del centrodestra si sono risentiti da remoto, confermando l’intesa di inizio agosto sulle pseudo preferenze. L’emendamento confermerà i capilista bloccati, con tre preferenze per gli altri candidati dei collegi proporzionali. Anche sull’alternanza di genere occorrerà attendere una nuova riunione mattutina prima delle 12 per avere il testo definitivo.
RINVIATA INVECE la decisione sul ballottaggio, su cui insiste Pera, e su cui sabato ha aperto Ignazio La Russa, definendolo una soluzione «accettabile», ma su cui permangono le riserve di Meloni. Peraltro il presidente del Senato ha espresso il suo appoggio al ballottaggio, sul quale Stefano Ceccanti e Gaetano Quagliariello hanno lanciato una campagna, non tanto sul merito ma perché esso «rende più facile l’apprezzamento dei cittadini per l’introduzione della nuova legge elettorale». Meloni finora è orientata al turno unico perché valorizza il voto utile, con cui pensa di neutralizzare Futuro Nazionale; il ballottaggio spinge invece l’elettore a una maggior libertà al primo turno, e a fargli optare per partiti identitari, con possibile beneficio per Vannacci, che probabilmente svuoterebbe ulteriormente la Lega, la quale quindi è contrarissima al ballottaggio.
Ad aumentare la conflittualità ci pensa Forza Italia, intenzionata domani a depositare un proprio testo con i due turni. Gli emendamenti di Pera e di Fi prevedono dunque un primo turno in cui i 314 seggi della Camera sono assegnati proporzionalmente; se nessuna coalizione supererà una soglia (48 per il testo di Pera, da definire nel testo di Fi), andranno al ballottaggio le due coalizioni più votate, purché entrambe abbiano superato una soglia minima (es. il 38% per Pera, il 40% per Fi); se la seconda coalizione non va oltre tale soglia minima, il premio arride alla prima purché si attesti sopra il 42% dei consensi, altrimenti si andrebbe ad un proporzionale puro.
L’INDECISIONE e la confusione sono tali nel centrodestra da rendere inconfutabili le critiche delle opposizioni: «Siamo su Scherzi a parte», ha commentato Dario Parrini (Pd), mentre Alessandra Maiorino ha parlato «di una legge elettorale à la carte», che cambia a seconda dei sondaggi, come ha rilevato anche Davide Faraone (Iv). «Si discute non sulla legge più utile al Paese ma su quella più conveniente a chi governa», ha osservato Enzo Maraio (Avanti Psi). E non ha torto perfino Roberto Vannacci: «La legge elettorale non viene pensata per garantire una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano».
OGGI ALLE 12 sarà il momento della verità, per verificare se le proposte circolate ieri si tradurranno in testi reali. Il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro ha preannunciato «battaglia» in Senato, e saranno qualche centinaio gli emendamenti delle opposizioni. Tuttavia, tra le ipotesi circolate nel centrodestra ieri c’è anche quella di sfruttare l’ostruzionismo del centrosinistra per portare in Aula il Melonellum senza mandato al relatore, e rinviare dunque ogni decisione in quella sede. Tutto surreale vista la corsa a cui è stato costretto finora il Senato.