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Cattivissima me A Bari la premier festeggia il record di longevità del governo e guarda al prossimo. Di annunci, però, se ne vedono pochi

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52f40757-3983-49bc-a25b-ff32e13423d3 Giorgia Meloni a Bari – Foto Ansa/Donato Fasano

«Se pensavate di prenderci sulla stanchezza, non avete capito con chi avete a che fare». C’è il record e c’è una campagna elettorale davanti: 1.413 giorni dopo il giuramento al Quirinale, Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni festeggiano a Bari il traguardo di longevità, primi nella storia repubblicana. Ma lo sguardo, inutile nasconderlo, è in avanti: alle politiche, al Meloni II. La premier lo chiarisce non appena inizia a parlare dal palco allestito apposta per il suo «trionfo». Sono passate da poco le 19, il sole sta tramontando: l’orario con la luce migliore, così ha prescritto lo staff del partito. «Ci sono stati giorni in cui ho pensato di nuotare nella colla, ma non ho mollato e non intendo farlo adesso. Alla nostra classe dirigente dico: dobbiamo fare di più e meglio».

I MINISTRI si godono la folla: il primo ad arrivare è Francesco Lollobrigida, camicia a righe con bretelle adornate da cavalli rampanti. Lo accompagna il padrone di casa, il sottosegretario pugliese alla Salute Marcello Gemmato. Guido Crosetto avanza a stento tra gli iscritti, Carlo Nordio è il più sconsolato tra i ministri: il più grande tonfo della legislatura è stato il referendum sulla giustizia. «Una delusione, ma non una catastrofe» e passa avanti. Giovanni Donzelli si aggira in trance agonistica: è arrivato a Bari una settimana fa, ha montato la macchina organizzativa, fino all’ultimo momento raccoglie cartacce e sposta tavoli. È anche il parafulmine di qualche malumore: «Giovanni, ma piazza del Popolo a Roma non vi piaceva?», gli strilla un militante esausto. In effetti non ha tutti i torti. Arrivare al «terminal crociere» dove è allestito l’evento è complicatissimo. Lo spazio della kermesse, poi, è decisamente ridotto: davanti al palco entreranno sì e no qualche centinaio di persone, non certo le diecimila mobilitate secondo FdI. Tutti gli altri si godranno Meloni dal maxischermo. Sullo sfondo di una enorme nave da crociera, i foodtruck sfornano spaghetti all’assassina, panzerotti e salsicce alla brace in mezzo a luminarie montate per l’occasione. Una Atreju estiva in miniatura, con il sole che picchia e la ressa per accaparrarsi la poca ombra rimasta.

BANDIERE della Lega non se ne vedono, come i dirigenti: nelle stesse ore il Carroccio è in Toscana per la festa di partito. Al centro, poco dietro l’area antistante il palco, si posiziona invece un folto gruppo di militanti azzurri. Il tricolore di Forza Italia spezza il monocolore blu delle bandiere dei Fratelli. Per carità, il record è condiviso, si sta al governo insieme, ma il motivo è anche un altro: marcare il territorio. Perché fino all’altro ieri il record di longevità apparteneva a Silvio Berlusconi e, ci tengono a ricordare, «rimane quello che a Palazzo Chigi è rimasto più tempo». Meloni ne deve macinare di chilometri, intendono, prima di paragonarsi a Berlusconi.

«QUESTI SONO I MOMENTI in cui Giorgia è nostra – chiosa una militante toscana in prima fila – leader di FdI, non capo del governo». La folla è lì solo per lei, per l’apparizione della leader. Il collegamento di Salvini è una fotografia del momento: «Sono in un autogrill in Toscana», esordisce. La connessione va e viene, l’audio salta a tratti e a un certo punto il video sparisce. Tajani, istituzionale, si connette dalla Farnesina e torna a Berlusconi. Poi appare Meloni e rivendica: «Non sono qui a festeggiare, ho il peso della responsabilità, la stabilità è stata la prima riforma». Le altre, d’altronde, sono finite nel cassetto. Poi ringrazia il resto della coalizione, «la famiglia del centrodestra che è unita non per battere qualcuno ma per costruire le stesse idee». Una frecciatina alle opposizioni, ma anche un messaggio a Roberto Vannacci: la premier non ha intenzione di sfaldare l’alleanza pur di non perdere. Quindi replica al generale: «Il femminicidio esiste, eccome se esiste».

SULLE SPALLE, rispetto a quattro anni fa, ha le fatiche e gli inciampi di governo. Meloni li elenca tutti: Gaza, Ucraina, Hormuz, i prezzi alle stelle. Li chiama «anni non fortunati», eppure sulle scelte di politica estera non proferisce parola, Trump non viene nemmeno nominato. Guarda all’Europa, dove pure sta faticosamente riallacciando i rapporti, crollato il ponte con Washington. «Abbiamo spostato a destra l’Ue, le nostre posizioni ora sono civiltà giuridica» dice, citando il nuovo Patto sulla migrazione. Tra le «sfortune» che hanno avversato il governo ci mette anche i disastri climatici, alluvioni e frane, ma anche le baby gang, gli immancabili «trafficanti di esseri umani». A tutto ciò la stabilità avrebbe «fatto da scudo».

DI ANNUNCI in canna, però, ce ne sono pochini. Il primo è sulle accise, niente più tagli lineari: «I nuovi provvedimenti saranno mirati, non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno». Ma il governo l’aveva già detto (anche perché i fondi sono agli sgoccioli). In materia di energia, via a nuove trivelle in mare: «Aumenteremo la quota di petrolio estraibile, non ha senso comprarlo se lo hai in Basilicata». E poi la Zes: le semplificazioni per le imprese del Sud ora il governo intende estendere a tutta Italia, «e vedremo se il Pd voterà con noi». Ma non rivela come finanziare il sostegno al nord, né dice che servirà trattare con l’Ue.

L’ALTRO FRONTE atteso era quello della sicurezza, da dove il pressing di Vannacci arriva più forte. E qui i decibel dal palco salgono vertiginosamente in un crescendo per galvanizzare la folla. Ma anche qui di novità da annunciare non ce ne sono: d’altronde, dopo un numero inquantificabile di decreti sicurezza, le idee stanno anche finendo. Restano i proclami: nessuna tolleranza per le occupazioni, crociata contro «l’islamizzazione» del Paese e il sempreverde attacco alla magistratura: «La sicurezza è la nostra stella polare, ma la catena deve funzionare tutta. Se facciamo le leggi e i giudici dopo 48 ore rimettono in libertà uno stupratore, il lavoro diventa inutile».

MELONI ALZA I TONI quando attacca le opposizioni: «Quando c’erano loro lasciavate la porta di casa aperta. E gli faccio i complimenti: se noi siamo il governo più duraturo della storia, loro hanno il record di opposizione». È il volto più sincero, da capo di partito: «Usano l’antifascismo come arma di distrazione di massa». Urla: «Niente più ribaltoni e manovre palazzo» ma non dice che la legge elettorale sembra un’auto in testa coda. «Il nostro traguardo è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno. È lungo, ma non intendo arrendermi» conclude. E Parte l’inno di Mameli. La volata è iniziata.