La guerra grande Israele colpisce il paese dei cedri, scontri interni tra Houthi e governo filo-saudita. Intanto Hormuz resta chiuso: secondo Jd Vance, gli Stati uniti hanno la «responsabilità» di bombardare l’Iran
Gli Stati uniti stanno impiegando tutta la loro forza militare per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, felicemente aperto prima del loro intervento di sei mesi fa quando non aveva bisogno di guardiani. Oltretutto non sembrano riuscirci. Giovedì solo quattro navi mercantili hanno attraversato lo stretto, secondo Kpler, società francese specializzata nel tracciamento marittimo.
Gli avversari non rimangono immobili. Il gruppo Houthi tenta di prevenire gli attacchi del governo yemenita, sostenuto dai sauditi, ed estendere il proprio potere sui territori strategici, per controllare i giacimenti di petrolio e tenere sotto scacco l’Arabia saudita. Per gli Houthi, i sauditi sono il principale alleato degli Stati uniti contro l’Iran, loro alleato di riferimento.
IL CONFLITTO in Yemen si è intensificato negli ultimi giorni: gli Houthi cercano di conquistare territori strategici vicino al Mar Rosso, inclusa la città portuale di Mokha, per controllare meglio lo stretto di Bab al-Mandab, passaggio cruciale per il traffico marittimo internazionale. L’offensiva ha coinvolto diversi distretti della provincia di Taiz. Sono almeno 129 i morti in poco più di un giorno, il più sanguinoso scontro degli ultimi anni tra gli Houthi e le forze del governo yemenita sostenuto dall’Arabia saudita.
Dopo la fragile tregua del 2022, le tensioni sono riesplose, minacciando di riaccendere la guerra civile. Gli Houthi, che già a luglio avevano dichiarato un blocco navale contro le petroliere saudite, puntano a rafforzare il controllo sugli accessi a uno dei punti nevralgici del traffico marittimo globale, già fortemente compromesso dagli attacchi ai mercantili iniziati nel 2023. Lo stretto di Bab al-Mandab, fondamentale per il transito di petrolio e merci tra Asia ed Europa, è strategico anche come rotta alternativa al Golfo Persico. La semplice minaccia di nuove ostilità rischia di spingere gli armatori verso percorsi più lunghi e costosi, aggravando le tensioni regionali e le ricadute economiche internazionali.
Secondo fonti saudite, il movimento Houthi sta riorganizzando i propri vertici militari, sostituendo i comandanti con fedelissimi di Saada, a causa di una crescente sfiducia verso i leader tribali. L’ascesa di Ali Hussein al-Houthi, figlio del fondatore, alimenta divisioni interne tra i leader storici, mentre i Guardiani della Rivoluzione iraniani cercano di mediare per preservare la coesione del gruppo. Parallelamente, un nuovo apparato di sicurezza legato ad Ali Hussein ha condotto arresti nella provincia di Dhamar, segnale di un inasprimento del controllo in un contesto di crescente pressione militare e tensioni politiche.
ANCHE IN LIBANO, nonostante un cessate il fuoco annunciato ad aprile e un accordo quadro con Israele sulle «zone pilota», le operazioni di demolizione israeliane nel sud proseguono incessantemente, giorno e notte. Villaggi come Froun e Ghandouriyeh sono soggetti a continue esplosioni che danneggiano case, infrastrutture e terreni agricoli, riducendo intere comunità in macerie.
L’esercito israeliano ha annunciato di aver bonificato i tunnel sotterranei sotto la strategica cresta di Ali al-Taher, nel sud del Libano, area tra le più contese nonostante il cessate il fuoco di giugno. La cresta ospiterebbe un centro di comando e depositi di armi di Hezbollah; l’Iran aveva avvertito gli Usa di una risposta dura in caso di attacco israeliano. Parallelamente alla distruzione, Israele ha rilasciato cinque detenuti libanesi. Il presidente libanese parla di un «primo lotto», mentre il premier israeliano menziona il trasferimento dei resti di alcuni leader ebrei uccise in Libano negli anni Ottanta.
Intanto i libanesi fuggiti nei momenti più duri del conflitto trovano le loro case inagibili, senza acqua né elettricità e vivono in condizioni estremamente precarie. Le demolizioni sistematiche rendono difficile persino un futuro ritorno. Nonostante le difficoltà, alcuni abitanti scelgono comunque di restare vicino alle loro case, cercando di riparare i danni con pazienza e dignità.
LA GUERRA di Israele e Usa continua a seminare morte e distruzione e la retorica dell’amministrazione Trump diventa sempre più incredibile. JD Vance, vicepresidente americano, sostiene che gli Stati uniti abbiano la «responsabilità» di condurre attacchi contro l’Iran, perché quest’ultimo continua a colpire le navi mercantili in transito a Hormuz.
Probabilmente non ricorda che appena sei mesi fa nessuno sparava nello stretto e la reazione odierna iraniana è frutto dell’attacco militare statunitense, privo di solide basi legali. Alla domanda su quando finirà il conflitto, Vance ha risposto: «Dovreste chiederlo agli iraniani». Qualsiasi commento potrebbe cadere nella retorica.
