Italia/Palestina Immediata la richiesta legale di ispezionare i carichi dopo le segnalazioni della possibile presenza di materiali dual-use. Nel porto calabrese arriva l'europarlamentare Mimmo Lucano
Dopo cinque mesi di stallo nei porti di Gioia Tauro e Cagliari i container provenienti dall’India e diretti in Israele, fermati dalle autorità italiane la scorsa primavera per un carico di sospetto utilizzo militare, sono tornati al centro dell’attenzione.
Nei giorni scorsi, BDS Italia ha rilevato, sul sito di tracciamento dei container della compagnia MSC, che dopo il lungo periodo di inattività risultavano tutti contemporaneamente in partenza su due navi, con destinazione finale Israele.
A MARZO, gli accertamenti di Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza seguiti alle segnalazioni del movimento BDS Italia e dello studio legale Elsa Kiranmoyee Chaudhuri, per conto dello European Legal Support Center (Elsc), per verificare se a bordo si trovasse acciaio balistico suscettibile di impiego nell’industria militare israeliana, avevano portato al rilevamento di materiali siderurgici classificabili come dual use.
I carichi erano risultati privi dei permessi rilasciati dall’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, Uama, che aveva ritenuto che non avrebbero quindi potuto continuare il viaggio.
I siti di tracciamento però, fino a domenica, come divulgato da BDS, hanno ripreso a segnare le date di partenza dei i 27 container verso Israele, programmate per l’8 settembre da Gioia Tauro sulla nave Contship Joy e il 19 da Cagliari sulla MSC Potomac F, con scalo e trasbordo al porto del Pireo.
La richiesta di ispezione immediata ai ministeri e alle autorità portuali competenti è stata inviata sabato dagli avvocati Andrea Maestri, Luca Saltalamacchia e Gianluca Vitale per conto dell’Elsc. Secondo quanto riportato dai legali nella diffida, ci sarebbero elementi «gravi, precisi e concordanti circa il possibile trasporto, all’interno dei container, di carichi di acciaio di grado militare per uso bellico».
LA CONFERMA che i 17 container fermi al porto di Gioia Tauro sono sottoposti a procedura cosiddetta catch-all, che si applica su beni di cui si sospetta un utilizzo militare, è arrivata mercoledì dall’Agenzia delle Dogane competente, in risposta all’interrogazione dell’europarlamentare e sindaco di Riace Mimmo Lucano.
Insieme a Peppe Marra dei sindacati USB e Orsa Porti e a Patrizio Maugliani di BDS Calabria, Lucano si è recato al porto di Gioia Tauro per effettuare una visita e chiedere chiarimenti urgenti.
«Temo che l’irresponsabilità dei governi stia ipotecando i diritti fondamentali, riducendoli a “questioni residuali”, come se ciò che sta avvenendo in Palestina fosse marginale e non meritasse di essere un tema centrale per l’agenda dei governi. Assistiamo a uno scenario in cui la violenza efferata divora il diritto di esistere di un intero popolo. È perciò nostro dovere ribellarci. Non possiamo accettare che il Governo italiano continui ad avere rapporti commerciali con lo Stato di Israele», ha scritto l’europarlamentare sui suoi social a commento dell’accaduto.
Come hanno fatto notare le diverse componenti della società civile che hanno organizzato la forte mobilitazione tra marzo e aprile a Gioia Tauro e Cagliari, chiedendo chiarezza sui materiali trasportati e sulle destinazioni dei container, le interrogazioni parlamentari e le richieste di accesso agli atti avanzate sinora non avevano ricevuto risposte chiare.
SECONDO LA RETE internazionale No Harbour for Genocide, che aveva lanciato le prime segnalazioni sui container, la destinazione finale di questi sarebbe stata la località di Ramat Hasharon, a pochi chilometri da Tel Aviv, dove si trova una sede della Elbit Systems con esclusiva produzione militare.
Se così fosse, il carico sarebbe in netta contraddizione con le disposizioni interne e del diritto internazionale. La legge 185/1990 vieta infatti l’invio di armi verso Paesi in conflitto armato. Come denunciato da Elsa, «considerando che l’Uama ha sospeso da oltre due anni il rilascio di nuove autorizzazioni all’esportazione di materiale di armamento verso Israele, sussiste in capo alle Autorità adite un dovere qualificato, rafforzato e non discrezionale di verifica, prevenzione e interdizione, esteso peraltro anche alle operazioni di transito e trasbordo; dovere che impone l’interdizione dal carico dei container, fino ad ora in ammissione temporanea in un’area dedicata del porto».
La richiesta della società civile, dei sindacati e delle realtà locali solidali con la Palestina è quindi ora quella di avere la certezza da parte delle autorità di un effettivo stop alle consegne di armi e prodotti dual use a Israele.