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SINDROME DI STOCCOLMA

Il modello non c'è più Anche sulla Svezia, oggi al voto, soffia forte il vento dei nazionalismi: il premier conservatore potrebbe restare in sella imbarcando nel governo l’ultradestra, che già detta la linea. Vittoria dei socialdemocratici possibile, ma su riarmo, migranti e sicurezza la ricetta è sempre la stessa

Il modello non c'è più Stretta su migranti, sicurezza e riarmo: i socialdemocratici inseguono il governo conservatore

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6f3b9305-2f54-47b2-b00b-0b61c42bda3c La presidente dei socialdemocratici svedesi Magdalena Andersson e il primo ministro conservatore Ulf Kristersson – Foto Ansa

La Svezia torna oggi alle urne per rinnovare i 349 seggi del Riksdag. I sondaggi danno un testa a testa tra il blocco di centrosinistra, guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson, e la coalizione conservatrice del primo ministro Ulf Kristersson. Qualunque sia l’esito, il voto arriva dopo quattro anni che hanno modificato profondamente il quadro politico svedese, a lungo considerato simbolo del welfare universale, dell’apertura internazionale e dello Stato costruito sull’idea del folkhem, la «casa del popolo».

QUATTRO ANNI DI GOVERNO della destra hanno prodotto qualcosa di più di un semplice cambio di maggioranza. Con l’accordo di Tidö, siglato dopo le elezioni del 2022, Moderati, Cristiano-democratici e Liberali hanno formato il governo con il sostegno esterno, ma decisivo, degli Sverigedemokraterna (Sd), i Democratici svedesi di Jimmie Åkesson.

Nato nel 1988 in ambienti dell’estrema destra nazionalista, il partito raccolse alle ultime elezioni il 20,54 percento dei voti e conquistò 73 seggi, diventando la seconda forza del paese dopo i Socialdemocratici (S). Da allora Åkesson sui temi dell’immigrazione, dell’integrazione e della sicurezza, ha esercitato un’influenza decisiva sull’agenda dell’esecutivo.

Le politiche migratorie sono diventate più restrittive; il dibattito pubblico si è concentrato su rimpatri, cittadinanza e controllo delle frontiere; la lotta alle gang e alla criminalità ha favorito l’espansione dei poteri dello Stato e delle politiche securitarie. Anche la ricerca dell’autonomia energetica ha assunto una nuova direzione: il ritorno al nucleare, con il governo che ha aperto alla costruzione di nuovi impianti in aree costiere finora escluse.

Se a vincere sarà il centrosinistra, la prima difficoltà per Magdalena Andersson sarà la formazione di governo. Socialdemocratici, Verdi, Vänsterpartiet e Centro, sono accomunati dall’opposizione a Kristersson e all’ingresso degli Sd nell’esecutivo, ma restano divisi su temi come fiscalità ed energia.

Ma la difficoltà più profonda sarebbe un’altra: tornare al governo senza poter ripristinare la Svezia precedente a Tidö. Una vittoria socialdemocratica, infatti, non sembra preludere a una rottura radicale con le politiche degli ultimi quattro anni. Andersson promette più investimenti nel welfare, maggiore attenzione alle famiglie e una maggiore equità fiscale, ma non mette in discussione la stretta sull’immigrazione. La svolta degli ultimi anni ha ormai cambiato il terreno del confronto politico, spostando verso destra anche il dibattito sui temi che un tempo distinguevano maggiormente i partiti.

ANCHE SULLA CRIMINALITÀ, la distanza si è ridotta: pene più severe, ampliamento dei poteri della polizia e nuove infrastrutture penitenziarie sono diventati punti importanti della politica socialdemocratica. La differenza tra i due blocchi riguarda sempre più spesso il grado e gli strumenti delle politiche securitarie, e non la loro direzione. Basti pensare che i socialdemocratici hanno sostenuto circa sette proposte del governo su dieci in materia di migrazione, mentre sulla criminalità il loro voto ha coinciso con quello dell’esecutivo con una frequenza analoga.

QUESTE ELEZIONI sono le prime dopo l’ingresso della Svezia nella Nato, nel marzo 2024. La fine di oltre due secoli di non allineamento militare segna una svolta interna: riarmo, aumento delle spese per la difesa e centralità della sicurezza nazionale sono ormai pilastri di un consenso trasversale. Già nel 2017, di fronte al peggioramento della sicurezza nel Baltico, fu il governo socialdemocratico di Stefan Löfven, a reintrodurre la leva, estendendola a uomini e donne nati dal 1999.

L’invasione russa dell’Ucraina ha ulteriormente avvicinato le posizioni dei due schieramenti. Andersson e Åkesson sostengono l’aiuto militare a Kiev e appoggiano l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 3,5 per cento del Pil entro il 2030. Il dibattito non riguarda più se aumentare le spese militari, ma quali settori del welfare dovranno eventualmente cedere il passo.

SE INVECE IL BLOCCO conservatore dovesse confermarsi, la questione centrale sarebbe il nuovo equilibrio di potere all’interno della destra. Dopo quattro anni trascorsi come sostenitori esterni, gli sverigedemokraterna chiedono di entrare nell’esecutivo. Sarebbe il passaggio definitivo a forza di governo per un partito che per decenni è stato considerato un paria dalla politica svedese.

Åkesson non arriverebbe al tavolo delle trattative come un alleato minore. I democratici svedesi si collocano nei sondaggi tra il 18,3 e il 19 per cento. Se dovessero superare i Moderati, la posizione di Kristersson alla guida del blocco conservatore potrebbe vacillare. Una vittoria della destra alle urne sancirebbe dunque una nuova fase della politica svedese, nella quale il nazionalismo non si limiterebbe più a dettare l’agenda, ma parteciperebbe direttamente al governo del Paese.

LA PARTITA SI GIOCA però anche fuori dal Riksdag. Oggi si vota anche per i consigli comunali e regionali, con Stoccolma, Göteborg e Malmö tra i principali terreni di confronto. Qui la sfida per il centro sinistra sarà soprattutto conservare il controllo delle grandi aree urbane, mentre per la destra il terreno decisivo resta quello dei comuni più piccoli e delle aree periferiche, dove gli sverigedemokraterna hanno costruito negli ultimi anni una parte importante del proprio consenso.

Il voto di queste elezioni non deciderà soltanto chi governerà la Svezia, ma se il paese saprà cambiare direzione o se la svolta degli ultimi quattro anni è ormai diventata il suo nuovo punto di partenza.