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Il video in esclusiva Due anni fa il 19enne Ramy Elgaml è morto schiacciato da un’auto dei Carabinieri a Milano. Era su una moto fuggita all’alt, per i militari scivolata da sola nella corsa. La ricostruzione in 3D basata sulle riprese di quella notte li smentisce: il mezzo fu speronato e abbattuto

Il video in esclusiva Secondo la ricostruzione dell'ong investigativa Index depositata oggi in tribunale, e che il manifesto è in grado di pubblicare in anteprima, la volante dei militari avrebbe provocato l'incidente con due distinte deviazioni verso il motociclo su cui viaggiava il giovane

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Corteo in memoria di Ramy Elgaml, foto Ansa

https://ilmanifesto.it/caso-ramy-la-perizia-di-parte-che-smentisce-i-carabinieri

Nei momenti finali dell’inseguimento conclusosi con la morte di Ramy Elgaml a Milano nell’autunno 2024, la volante dei Carabinieri che tallonava lo scooter su cui viaggiava la vittima ha effettuato «due distinte deviazioni» verso il motociclo, provocandone lo sbandamento e poi investendo il corpo di Elgaml. Tanto sostiene una nuova consulenza tecnica di parte depositata oggi presso il tribunale di Milano dagli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza, difensori del conducente dello scooter Fares Bouzidi, che il manifesto rivela in anteprima. 

Questa ricostruzione contraddice frontalmente le dichiarazioni rese finora dagli agenti coinvolti nell’incidente. Composta da un video e da un rapporto metodologico di una quarantina di pagine, è stata realizzata dall’ong francese Index, specializzata nell’analisi dei video e nella costruzione di modelli 3d e con una lunga esperienza d’inchiesta su casi di violenze della polizia in Francia e all’estero. 

L’incidente nel quale ha perso la vita Elgaml – che all’epoca aveva 19 anni – è accaduto alle 4 del mattino del 24 novembre 2024 all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta a Milano, al termine di un inseguimento durato diversi minuti. Nel processo che dovrebbe aprirsi a breve, sia l’autista della volante, l’agente Antonio Lenoci, sia quello dello scooter, Fares Bouzidi, sono imputati per «omicidio stradale». Altri sei militari sono accusati di frode processuale, favoreggiamento, falso e di aver interferito a vario titolo nelle indagini.

Finora gli agenti coinvolti hanno sostenuto che non vi è stato alcun impatto tra la macchina che conducevano e lo scooter prima che questi cadesse a terra e prima che la volante si scontrasse con un semaforo all’incrocio. Secondo i carabinieri, l’incidente sarebbe stato causato dal tentativo di Bouzidi di effettuare una «purtroppo inutile svolta a sinistra in direzione di via Quaranta», manovra che avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo al conducente del motorino, il quale sarebbe poi andato a finire contro «il palo semaforico», come si legge nelle relazione di servizio scritta da Lenoci due giorni dopo la morte di Elgaml.    

La perizia di Index si basa sui video delle telecamere di sorveglianza – comprese quelle che hanno filmato l’incidente – e su quelli delle dashcam di alcune altre volanti che hanno partecipato all’inseguimento. Oltre ai video, gli esperti francesi hanno anche utilizzato i numerosi dati presenti all’interno del faldone: fotografie del luogo e dei veicoli, planimetrie, rilievi con drone, dichiarazioni e relazioni di servizio. 

Sfruttando questo materiale, Index ha ricostruito la scena in un modello 3D e vi ha posizionato all’interno la volante e lo scooter, tramite un’analisi dettagliata dei video delle telecamere di sorveglianza. Questo lavoro, interamente consultabile su www.ilmanifesto.it, ha permesso di visualizzare con precisione le traiettorie seguite dai veicoli nei momenti che hanno preceduto l’incidente. 

Così Index ha identificato «due distinte deviazioni verso sinistra, in direzione del motociclo» compiute dalla volante, una subito prima e una nel mezzo dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, entrambe eseguite «a velocità elevata e in condizioni di minima distanza laterale tra i due mezzi.» 

La prima «deviazione» della volante verso il motorino avviene mentre i due veicoli stanno arrivando all’incrocio, lungo via Ripamonti. Secondo Index, dalle distanze rilevate nel modello 3D e dal movimento della volante in questo punto, «si evince che un impatto tra i due veicoli si è verificato con un elevato grado di probabilità». In quel momento i due mezzi viaggiavano a una velocità di poco superiore ai 50km/h. È «altamente probabile», scrivono gli esperti francesi, che questo impatto abbia provocato «la destabilizzazione del motoveicolo, inducendo una perdita di controllo, quantomeno temporanea, da parte del conducente.»  

Per studiare il comportamento dei veicoli all’incrocio con via Quaranta, Index ha proiettato al suolo le loro traiettorie, utilizzando i video di una delle telecamere di sorveglianza e le fotografie realizzate dalla polizia municipale di Milano subito dopo l’incidente. 

L’analisi rivela che, «successivamente ad un impatto occorso con alta probabilità in via Ripamonti prima dell’incrocio», lo scooter si mantiene «sostanzialmente rettilineo», dirigendosi grosso modo verso l’attraversamento pedonale opposto e il semaforo. «Il percorso così modellizzato non presenta evidenza di una manovra di svolta a sinistra», si legge nella perizia, all’opposto di quanto dichiarato dagli agenti. Anzi: è la volante a deviare verso sinistra, non il motorino. «L’analisi della traiettoria della volante dei Carabinieri, al contrario, evidenzia una marcata deviazione verso sinistra, che la conduce a intersecare la traiettoria del motociclo», scrive Index. 

Secondo Index, insomma, la volante dei Carabinieri avrebbe provocato un primo impatto subito prima dell’incrocio con via Quaranta, e poi deviato ulteriormente verso il motorino proprio mentre questo stava cadendo. Un comportamento tutto sommato coerente con quanto si può osservare negli altri video del faldone. In un video che risale a qualche minuto prima dell’epilogo finale dell’inseguimento, girato da una dashcam montata sul cruscotto di un’altra volante, si vede come gli agenti alla guida cerchino  di far cadere il motorino, che colpiscono sul fianco. Il motorino riesce, in qualche modo, a restare in piedi. «Vaffanculo, non è caduto…», commenta un agente nel filmato.  

Negli ultimi istanti dell’incidente nell’incrocio tra via Quaranta e via Ripamonti, invece, il motorino perde aderenza e scivola a terra verso il marciapiede. Ramy Elgaml cade, rimanendo al suolo vicino al semaforo. La volante dei carabinieri, avendo deviato a sinistra verso il motociclo, finisce la sua corsa contro il semaforo e, soprattutto, sopra Elgaml. 

Secondo l’autopsia effettuata su quest’ultimo, è proprio la «compressione» dell’autovettura sul suo corpo ad averne provocato «il decesso pressoché immediato». Trasportato in urgenza al Policlinico di Milano, Ramy Elgaml è dichiarato ufficialmente morto alle 4.58 del mattino.