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Carburanti Tagliate le tariffe del 30% per due anni e arriva il rilancio dell’Enel. L’allarme dell’Arera: rincari del 37,3% solo nel quarto trimestre

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65cb9331-853c-4d0d-a2dd-9eeb13afde52 Torino – Foto di Alessandro Di Marco /Ansa

Dopo il tetto ai prezzi di benzina e diesel Eni ha lanciato lo sconto del 30% sulle bollette di luce e gas. Da domani, e per i prossimi due anni, i prezzi saranno bloccati. L’iniziativa non è priva di risvolti politici perché incontra gli interessi della campagna elettorale che Giorgia Meloni sta imbastendo bonus dopo bonus. La strategia è diventata evidente già dalla sospensione del bollo auto e moto. La settimana scorsa c’è stato lo spot dell’Eni sul tetto mensile ai carburanti, ma rinnovabile fino alla fine dell’anno, giusto in tempo per la chiusura della prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura. L’offerta su gas e elettricità, valida fino al prossimo 24 ottobre, si inserisce nello stesso solco. «Io spero che gli attori possano dare una mano e fare il proprio meglio – ha detto Meloni ieri da Praga – Ringrazio quelli che stanno facendo uno sforzo».

INIZIATIVE PROMOZIONALI come queste sono usate dal governo per nascondere la mancanza di volontà di mettere un tetto generalizzato agli aumenti energetici. È confermata inoltre la volontà di non modificare il sistema fiscale delle grandi imprese. Orientamento condiviso dal governo Meloni con gli altri paesi europei. Le offerte di Eni, Ip e da ieri di Q8 sui carburanti (circa il 50% della rete), dimostra che un tetto è possibile, «ma in quattro anni ha deciso di non farlo» ha osservato Angelo Bonelli (Avs). Sulla tassazione europea dei capitali, impropriamente chiamata «extraprofitti», ieri la Commissione Ue in un vertice sull’energia a Dublino, ha confermato che non se ne parla. E che, se lo vogliono, possono crearla gli Stati membri. Cosa che non faranno mai, perché la politica pende tutta dalla parte degli interessi capitalistici. Per il segretario della Cgil Maurizio Landini è da un intervento simile che possono arrivare «le risorse per ridurre in modo strutturale, non di qualche settimana o di qualche mese», i prezzi.

LA POLITICA È una questione di tempi. Da fine febbraio, quando Trump e Netanyahu hanno lanciato la loro guerra contro l’Iran, sono passati quasi sette mesi. Un tempo che sarebbe stato sufficiente al governo Meloni per convincere una partecipata di Stato a mettere un tetto ai prezzi. Nel frattempo sono stati bruciati almeno 2,8 miliardi di euro per pagare effimeri tagli alle accise sui carburanti. Il problema si ripresenterà il 6 ottobre. Ieri il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha detto che si andrà avanti sugli sconti. Ma i soldi sono finiti e il governo naviga al buio.

QUELLA DI ENI è stata presentata ieri come un’iniziativa di solidarietà nei confronti dei consumatori oppressi dagli aumenti stratosferici. Allo stesso tempo, il ministro del «made in Italy» Adolfo Urso non ha nascosto che la mossa è tesa a «conquistare nuove fette del mercato». Il progetto non ha lasciato indifferente il primo attore sul mercato elettrico: Enel, un’altra partecipata statale e concorrente di Eni che invece è in. Seconda posizione su mercato del gas. Già dallo scorso aprile, ha sostenuto Enel, la sua offerta è la più conveniente sul mercato. Prevede «per la famiglia media (due megawattora l’anno) uno sconto di 200 euro l’anno rispetto al prezzo all’ingrosso» e ha una durata di due anni. L’offerta Eni scadrà il prossimo 24 ottobre ed è riservata a nuovi e vecchi clienti.

TRADOTTO IN CIFRE lo sconto è di circa 100 euro all’anno sul contratto del gas (calcolato su un cliente tipo con consumo di 600 Standard Metro Cubo) e altri 100 euro su quello elettrico (per un’abitazione residente con contatore da 3 kilowatt e duemila kilowattora di consumo annuo, imposte escluse), per un beneficio complessivo di 200 euro annui per chi sceglie entrambe le forniture. Il prezzo sarà bloccato per due anni.

URSO HA DEFINITO inoltre l’offerta Eni come un caso di «impresa sociale». Invece si tratta di una partnership privata-governativa che beneficerà i suoi partecipanti (i partiti di maggioranza e l’azienda di turno) con eventuali profitti politici e probabili guadagni economici. L’auspicio di Urso e Meloni è che altre compagnie seguano lo sconto di Eni, com’è accaduto per i carburanti con Ip e Q8. Ciò risponde a un’idea di Stato che facilita le imprese, ma non regola il mercato. Impostazione coerente con l’ideologia neoliberale della destra al potere. Uno dei suoi effetti sta emergendo nel caso dei carburanti. I piccoli gestori hanno già osservato che l’iniziativa dell’Eni sarebbe sintomatica di un abuso di posizione dominante, tra l’altro. La Commissione Ue ha preferito non commentare il tetto di Eni e quello ancora incerto delle altre compagnie sui carburanti, ma ha detto che vigilerà su «eventuali comportamenti anticoncorrenziali». Negli ambienti vicini all’Antitrust italiana la nuova mossa di Eni su gas e elettricità non è passata inosservata all’Antitrust.

LE BOLLETTE, nel frattempo, stanno macinando record su record. La situazione è drammatica. Per i soli consumatori «vulnerabili», ha reso noto ieri l’Arera, c’è stato un aumento del 37,3% nel solo quarto trimestre del 2026. È il quarto più alto di sempre, inferiore solo a quelli del quarto trimestre 2022, quando si raggiunse il record storico per via della guerra in Ucraina.

«SARÀ UN INVERNO DURO per costi energia a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran – ha confermato il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen – Posticiperemo di un anno la data di entrata in vigore delle nuove norme volte a ridurre le emissioni di metano, ma non rinunceremo al Green Deal». Così Bruxelles spera di allentare le pressioni sui mercati e di Trump che vuole bloccare l’esportazione del diesel Usa da cui l’Europa è dipendente. È un altro segnale pessimo per la transizione energetica. E per quasi 50 milioni di persone che non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. Una cosa è certa: saranno loro i primi a pagare caro.