Stampa

Broglio di ricino I comitati puntano a una sentenza che anticipi le urne. Sciogliere le camere con un procedimento in corso sarebbe motivo di imbarazzo anche per il Quirinale. L'idea di una «staffetta» tra parlamentari dell’opposizione e giuristi della società civile

LEGGI ANCHE Il golpino di Donzelli

91f7901c-66ae-47b5-92d6-cbf6cf07f287 Protesta contro il Melonellum fuori dalla Camera dei deputati – Foto Marco Di Gianvito/ZUMA Press Wire

Se non è cominciata la campagna elettorale vera è propria, siamo entrati in quel piano inclinato che conduce al voto. Ma il tutto non è esattamente così lineare. Perché fatta la legge (elettorale) adesso si tratta di preparare i ricorsi alla corte costituzionale.

DOMANI alla sala stampa della camera l’avvocato Pietro Adami e i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della Rete per un voto libero e uguale illustreranno il percorso dei ricorsi contro la legge elettorale. Ci saranno anche, «in un’ideale staffetta» parlamentari che rappresentano le opposizioni. L’idea è, appunto, quella di dare l’idea del passaggio di testimone da dentro a fuori i palazzi. Deputati e senatori come Simona Bonafè del Partito democratico, la renziana Maria Elena Boschi, Riccardo Magi di +Europa, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle e Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi Sinistra consegneranno l’incarico di proseguire l’opposizione a «esponenti della società civile sul terreno giurisdizionale».

ECCO ALLORA che Grosso ha l’incarico di coordinare i contenuti ed esporrà in sintesi i principali motivi di incostituzionalità: sono quelli che abbiamo sentito in questi mesi, dal premio di maggioranza alla raccolta improba delle firme per le nuove liste, fino al premierato nascosto che da giorni fa parlare le forze della destra di «inizio della Terza repubblica» come se ci trovassimo di fronte a una riforma strutturale del sistema politico. Adami ha il compito di coordinare gli avvocati che solleveranno i ricorsi nei tribunali dei 29 distretti di corte di appello in tutt’Italia e indicherà i tempi prevedibili per arrivare al giudizio della corte costituzionale, uno dei temi centrali. Zaccaria insieme alla professoressa Maria Agostiana Cabiddu, sta raccogliendo la disponibilità a sottoscrivere i ricorsi nelle città di residenza elettorale, darà notizia di alcuni dei ricorrenti più conosciuti, fermo restando che sottoscriveranno i ricorsi anche comuni cittadini. Sarà annunciata anche la costruzione di un fondo di solidarietà «che aiuterà a sostenere le spese giudiziarie di chi malauguratamente dovesse soccombere in giudizio».

I TEMPI, dunque. L’obiettivo è di arrivare a una pronuncia della Consulta prima delle elezioni politiche. L’idea che circola tra molti costituzionalisti è che la presta firma di Sergio Mattarella della legge e i segnali che arrivano dai palazzi fanno intendere che l’intenzione sarebbe proprio questa: accelerare la promulgazione per creare le condizioni di una decisione della corte in tempo utile per il voto. Dal Colle si intenderebbe evitare che si arrivi alle urne con una legge sub iudice e con forti dubbi circa alcuni passaggi delle nuove regole. Se così non fosse, è il ragionamento dei giuristi, il Quirinale sarebbe in grandissimo imbarazzo: dovrebbe sciogliere le camere con un processo in corso. Dunque, meglio che tutto si risolva prima.

LE VARIABILI di questa corsa dipendono dai giudici e dalle scadenze delle varie fasi dei ricorsi. Saranno depositati quando la legge elettorale entrerà in vigore, cioè a quindici giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. In caso di procedimento semplificato, i tribunali potrebbero fissare la prima udienza dopo 40 giorni e valutare se sollevare la questione di legittimità costituzionale. L’eventuale ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessate, tra cui la presidente del consiglio, mentre nei venti giorni successivi alla notifica potrebbe essere fissata la prima udienza davanti alla corte, che si dovrà tenere nei venti giorni successivi. Significa, secondo il calcolo dei comitati, che questo iter durerebbe circa tre mesi. L’obiettivo che i promotori considerano realistico è quello di arrivare a una pronuncia a partire da febbraio. La corte in materia elettorale deve necessariamente fare sentenze manipolative. Significa che deve prendere una decisione che rende la legge attuabile. Il massimo possibile, da questo punto di vista, è che si vada alle elezioni con una legge modificata fino a diventare perfettamente proporzionale.