Campo di battaglia Sulle armi a Kiev Pd, M5S e Avc presentano risoluzioni separate Ma ribadiscono il no al Piano della Nato e alle spese militari
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Giuseppe Conte e Elly Schlein al termine del confronto "C'è alternativa?", nell'ambito della seconda edizione de 'La Manifestival', a Roma – Ansa/Maurizio Brambatti
Uniti sulle misure economiche e il Documento programmatico di finanza pubblica, divisi sulle risoluzioni che accompagnano le comunicazioni al parlamento di Giorgia Meloni in occasione del Consiglio europeo. Il campo progressista infila due giorni di confronto solo parziale. In entrambe le occasioni si parla anche di guerra e riarmo. Ieri si è arrivati al rigetto dell’aumento delle spese militari: il testo invita a «riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». Oggi si procede in ordine sparso in chiave Ue, per il solito motivo: l’impossibilità di arrivare a una sintesi sulle armi a Kiev. Su questo punto, dicono alcuni testimoni, il confronto non è mai partito: resta la consapevolezza della distanza tra le parti fondatrici della coalizione.
GIÀ NEL POMERIGGIO, Giuseppe Conte prova a intestarsi i risultati positivi e a pungolare il Partito democratico sulle divisioni. «Siamo veramente orgogliosi di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo – afferma il leader del Movimento 5 Stelle – La ricetta è chiara dobbiamo recuperare i soldi dal riarmo, dagli extra profitti di banche e colossi energetici per investire nella sanità, nell’istruzione per abbassare i salari reali, venire incontro a famiglie e imprese che sono in difficoltà per il caro vita e il caro bollette».
Scatta il solito gioco delle parti: «Sulla Nato i riformisti hanno ceduto a Conte», attacca da Azione Elena Bonetti. Il passaggio cui si riferisce l’ex premier, tuttavia, non è inedito e non riguarda solo i 5 Stelle. Più d’uno fa notare che già la risoluzione unitaria dello scorso mese di agosto, quella che certificava il no allo scostamento di bilancio per la difesa e il fondo Safe, conteneva un passaggio analogo, seppure nelle premesse. In quell’occasione non venne messa ai voti perché, da regolamento, venne fatta decadere dopo l’approvazione del testo di maggioranza: così non emerse il dissenso della destra dem. Adesso, dicono i pontieri, Pd, M5S, Avs e anche Italia viva e +Europa, hanno varato un documento ampio e articolato in diversi punti che è l’embrione di un programma di politica economica alternativa. Un passetto avanti, insomma.
CONTE NE APPROFITTA per ribadire la linea uscita da Nova. La stessa che, ci tengono a far notare, informa la posizione della risoluzione pentastellata. «In Ucraina abbiamo sperimentato, ormai sono quattro anni e mezzo, la ricetta che ci è stata proposta dagli Stati uniti dalla Gran Bretagna – scandisce – Quella ricetta non ha funzionato perché abbiamo avuto solo morti, distruzioni e una prospettiva di una ricostruzione del paese che è in grandissima sofferenza. Peraltro adesso gli Stati uniti ci hanno completamente spiazzato perché in modo irresponsabile Trump ha fatto un accordo con Putin. Questo evidentemente è irresponsabile, perché la Russia è l’aggressore, lo abbiamo sempre detto. Noi siamo per le sanzioni economiche, finanziarie, siamo per sostenere l’Ucraina.
Però riteniamo che il modo migliore per sostenerla è impegnarsi in un negoziato che qui nessuno vuol fare». Poi usa una formula, più retorica che concreta perché le parti non si sono neppure sedute al tavolo: «In queste ore stiamo lavorando, confido che questo tentativo funzioni anche sul passaggio del conflitto in Ucraina e possa compattare tutte le opposizioni». Da Francesco Boccia arrivano parole di buona volontà che registrano la distanza su Kiev: «L’unità delle opposizioni è un patrimonio che abbiamo costruito e che vogliamo rafforzare – spiega il capogruppo Pd al senato – Ma unità non significa uniformità. Sulla politica estera e sul Consiglio europeo è giusto che ciascun partito esprima le proprie posizioni, anche alla luce delle diverse appartenenze alle famiglie politiche europee». Nicola Fratoianni sottolinea l’intesa sul Dpfp e considera scontata la divergenza su Ue e Ucraina, tema sul quale c’è da lavorare.
DAL NAZARENO il responsabile esteri Peppe Provenzano la mette così: «Ci sarà convergenza reciproca sulla quasi totalità delle questioni, ma il nodo Ucraina non si scioglie dalla sera alla mattina in un passaggio parlamentare. Come detto dai leader nei giorni scorsi, una soluzione rispettosa del diritto internazionale si troverà al tavolo politico della coalizione». Intanto si apprende che i diversi dipartimenti del Pd avrebbero ricevuto la richiesta da Elly Schlein di formulare cinque proposte da inserire nel programma da portare all’esame congiunto della coalizione.