Guardia medica Primo punto a favore dei medici indagati dalla procura di Ravenna per le mancate idoneità al trattenimento. I difensori: «La Suprema Corte restituisce dignità personale e professionale»
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Roma, migranti all’interno del Cpr di Ponte Galeria – Angelo Carconi / Ansa
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le misure cautelari contro le tre dottoresse sospese dal servizio professionale nell’ambito delle indagini sul mancato rilascio delle idoneità al trattenimento nei Cpr.
NELL’INCHIESTA PARTITA dalla procura di Ravenna erano coinvolti originariamente otto medici. A loro, dopo le perquisizioni in diverse città italiane della metà dello scorso settembre, si è aggiunto Nicola Cocco. Per quest’ultimo l’ipotesi di reato è associazione a delinquere. L’accusa riguarderebbe anche le tre dottoresse che ieri hanno ottenuto il primo risultato positivo nella vicenda, sebbene non avrebbero ancora ricevuto notifica di questo ulteriore e più grave reato.
Per loro le ipotesi iniziali erano falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Mentre gli altri cinque colleghi sono stati soltanto allontanati dalle procedure per il rilascio del via libera alla detenzione amministrativa, alle tre dottoresse era toccata una sospensione di dieci mesi. «L’annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall’inchiesta ravennate», affermano gli avvocati della difesa Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro.
TESORIERO AGGIUNGE: «Siamo ancora in fase di indagini, una valutazione nel merito è prematura. Ma dalla Cassazione arriva un invito a prudenza e proporzione. I fatti incriminati riguardano delle valutazioni operate dai medici in termini di giudizio di valore sull’idoneità o inidoneità ad associare una persona a un Cpr. Il medico non può perdere il ruolo di garante del diritto alla salute perché inserito in una procedura burocratica».
La decisione degli ermellini della quinta sezione penale segna il primo punto a favore degli indagati, in una storia che nei mesi scorsi è finita al centro del dibattito politico con le dure accuse mostre da esponenti del governo e giornali d’area. L’udienza si è tenuta lo scorso venerdì, adesso bisognerà leggere le motivazioni. La palla tornerà al tribunale di Bologna che dovrà esprimersi nuovamente, nel perimetro tracciato dalla Cassazione, sulla misura cautelare.
A DESTRA IERI è regnato il silenzio, mentre la Fp Cgil (funzione pubblica) ha parlato di «un provvedimento importante che evidenzia l’essenzialità della difesa, in ogni momento, della dignità professionale e personale di chi lavora ogni giorno per salvaguardare la salute di tutti. La libertà e l’indipendenza dell’atto medico devono essere sempre garantite». Per Mediterranea «è il primo segnale che conferma quanto la società civile ha ribadito dal primo minuto: la cura delle persone non è reato, la tutela della salute non può piegarsi alle strategie di “migranticidio” adottate dal governo».
Il governatore dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale (Pd) ha invitato a evitare tifoserie da una parte o dall’altra, sottolineando che «sono persone, va rispettata la loro presunzione di innocenza».
INTANTO ieri la giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha votato a favore della richiesta di Francesca Ghirra (Avs) di avere chiarimenti dalla procura di Ravenna riguardo un pezzo dell’inchiesta. Nel corso delle indagini, infatti, i pm hanno acquisito anche sue conversazioni con uno degli imputati, pur specificando di averle «sigillate» per via delle prerogative parlamentari che non consentono l’accesso alla corrispondenza di deputati e senatori senza l’autorizzazione delle camere. Ghirra ha detto di non avere «alcuna preoccupazione o timore» per questi messaggi, ma vuole comunque vederci chiaro. Hanno votato a favore maggioranza e opposizione, i deputati 5S si sono invece astenuti.