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Magro bilancio Altro che ultima manovra elettorale, il governo non può mantenere nemmeno la promessa di ristorare le famiglie dall’inflazione. Risparmi su infrastrutture e sanità, tagli ai ministeri, dalle banche solo l’anticipo delle imposte. E non basterà per uscire dall’austerità

Magro bilancio I conti in bilico per il 2027 e l’incubo della procedura d’infrazione per il 2028 e 2029

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094ed2c2-7849-4510-964a-a9bda07620c8 La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, partecipa al Consiglio Europeo a Bruxelles. 15 ottobre 2026 ANSA/ US CHIGI +++ UFFICIO STAMPA CHIGI +++ FOTO NON IN VENDITA – DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

Il deficit italiano riprenderà a salire nei prossimi due anni, perciò l’Italia non potrà ancora uscire dalla procedura d’infrazione europea. Lo prevede il Documento programmatico di bilancio (Dpb) per il 2027 inviato mercoledì sera al parlamento italiano e alla commissione Ue. Si tratta dell’atto preparatorio alla manovra finanziaria, che il governo deve trasmettere a Bruxelles entro il 15 ottobre di ogni anno per anticipare i pilastri della legge di bilancio. Lo scorso anno la premier Meloni e il ministro dell’economia Giorgetti fecero di tutto per far scendere il disavanzo sotto la soglia del 3% del Pil che fa scattare l’infrazione, ma non centrarono l’obiettivo finendo al 3,1%. Quest’anno probabilmente ci riusciranno ma emanando un’altra manovra povera, una delle più leggere nella storia italiana e l’ultima dell’attuale governo, che stavolta sperava di avere le maglie più larghe in vista delle elezioni. Oltretutto, afferma il Dpb, il deficit tornerà al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028.

CIÒ SIGNIFICA che l’Ue non potrà chiudere la procedura d’infrazione che ha aperto contro l’Italia a giugno 2024, dopo un anno e mezzo di governo Meloni, quando il deficit era balzato al 7,4% del Pil. Questo perché per rassicurare Bruxelles serve anche la certezza di restare sotto al 3% negli anni successivi, che l’esecutivo non è in grado di garantire. Quando la procedura fu avviata, Giorgetti aveva previsto che l’Italia non ne sarebbe uscita prima del 2027 e invece servirà almeno un anno in più, forse due. Non solo: per decidere come spendere i 23,5 miliardi che vorrebbe destinare alla prossima manovra, si legge nel Dpb, il governo dovrà attendere gli «esiti delle interlocuzioni in corso con le autorità europee finalizzate alla definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia».

Tradotto, Meloni spera che Bruxelles accetti le deroghe per deviare temporaneamente dai vincoli standard di bilancio, ammissibili in caso di spese eccezionali e impreviste in materia di difesa ed energia: la prima perché include gli investimenti per il riarmo richiesti dalla stessa commissione Ue, la seconda perché è conseguenza delle tensioni geopolitiche in corso per il conflitto tra Usa e Iran che hanno comportato conseguenze economiche in tutto il globo per l’aumento dei costi energetici. La premier sta trattando uno scostamento di oltre 14 miliardi ma non le basteranno a risolvere la carenza di risorse. Le difficoltà economiche sono infatti dovute anche alla sua gestione approssimativa della crisi, a partire dal taglio alle accise sui carburanti che ha fatto bruciare 3 miliardi in sette mesi nell’inutile tentativo di contenere i rincari di benzina e diesel, senza nemmeno fare distinzioni in base al reddito. A pagare saranno soprattutto le famiglie e il welfare, a cui la prossima manovra destinerà meno di 5 miliardi, insufficienti persino per coprire l’aumento dell’inflazione. Seguono la difesa (4,6 miliardi) e le imprese (3,5 miliardi). Anche per le infrastrutture e la sanità, a cui andranno rispettivamente 2,6 e 2,4 miliardi, si tratta di cifre misere e bastanti appena per colmare l’inflazione.

CHE IL GOVERNO non sappia più dove trovare i soldi lo dimostra anche il capitolo sulle coperture. La maggior parte di queste, si legge nel Dpb, arriverà dalle risorse derivanti da «misure a carico del settore finanziario», ovvero banche e assicurazioni, chiamate a contribuire per 10 miliardi nel triennio 2027-2029. Cinque miliardi dovrebbero arrivare nel 2027 e gli altri cinque tra il 2028 e il 2029. Ma non sarà un regalo: lo Stato chiederà semplicemente di anticipare il versamento di imposte future, dunque una sorta di indebitamento per il pubblico senza alcun costo diretto per gli istituti finanziari. Ma questi non sarebbero comunque d’accordo: l’Associazione bancaria italiana ieri ha fatto trapelare di essere «contraria a un nuovo esborso» dopo l’accordo triennale di 10 miliardi siglato nel 2025. Gli ulteriori 10 miliardi da fornire sarebbero stati inseriti nel Dpb senza alcun preavviso né negoziazione, e non è affatto scontato che rimangano nel testo definitivo della manovra. Un altro miliardo sarà ottenuto dai tagli ai ministeri, già molto sacrificati gli anni scorsi. Per Misiani (Pd) il Dpb «conferma una legge di bilancio senza visione e priva di un progetto per il paese», per De Cristofaro (Avs) «è la fotografia del fallimento di quattro anni di politiche economiche del governo Meloni che hanno impoverito l’Italia e gli italiani».