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Il limite ignoto La tregua energetica muore sul nascere, Kiev annuncia la ripresa dei raid contro le raffinerie russe. Nella notte colpiti sei jet Sukoi

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328dc297-dd62-486d-b904-35fccc6ec3d4 A young woman reacts as she looks at her damaged home after Russia’s night missile attack in Kyiv, Ukraine, Wednesday, Oct. 14, 2026. (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Zelensky è arrivato a Bruxelles per il Consiglio europeo mentre in Ucraina la rete energetica nazionale è al collasso, i Patriot sono finiti (di nuovo) e dagli Usa gli arrivano messaggi minatori ogni giorno.

IERI ELON MUSK è tornato ad accusare l’attuale presidente di non volere la fine della guerra. «È giunto il momento che Zelensky se ne vada», ha scritto il capo di Starlink su X. La situazione non è buona insomma, deve essere per questo che il presidente ucraino ha deciso di anticipare il suo viaggio verso l’Europa Building di un giorno. L’obiettivo è compattare il fronte degli alleati europei, gli unici sicuri e capaci di permettere a Kiev di continuare la guerra: oltre ai fondi, indispensabili, sono già arrivati gli annunci della Gran Bretagna per la fornitura di missili Storm Shadows e di «cinque Paesi partner» per nuovi pacchetti di aiuti. Ma anche trovare una linea comune sulla Casa bianca, mettersi al riparo da un eventuale inasprimento dei rapporti e fare in modo che il Purl (il programma che “permette” agli stati europei di acquistare armi statunitensi per l’Ucraina) non si blocchi. La sua scelta mediatica Zelensky l’ha già fatta sulle pagine del Financial Times: dopo due giorni di interruzione il suo paese «riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe».

IL PRESIDENTE ha anche espresso chiaramente la sua rabbia per lo stop alla condivisione di informazioni di intelligence e il rallentamento dei sistemi satellitari Starlink, che definisce «molto pericoloso» in una fase in cui la Russia ha intensificato i suoi attacchi. Tuttavia è lo stesso Ft a svelare un retroscena interessante: i leader dell’Ue più vicini al presidente si erano messi d’accordo per esortarlo a moderare le critiche pubbliche nei confronti di Donald Trump. I post di Zelensky hanno «colto di sorpresa» i capi di stato e di governo dell’Ue che vorrebbero far passare la linea «anche se è vero, non è sempre necessario dirlo ad alta voce».

DAVANTI ALLE TELECAMERE, invece, Zelensky ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte. «Negli ultimi giorni ci sono state diverse ondate di attacchi con missili balistici e i droni russi sono quasi costantemente nei nostri cieli», ha scritto il presidente ucraino su X spiegando che i temi del colloquio con Rutte si sono incentrati su «gli intercettori di missili balistici e le munizioni per gli F-16». Il segretario della Nato ha dichiarato di aver parlato dell’«importanza di implementare il cessate il fuoco energetico» e ha ribadito «il continuo sostegno della Nato all’Ucraina, incluso il meccanismo Purl». Rutte è tornato a insistere sull’importanza di investire nell’aumento di fondi per la Difesa: «Una delle cose che dobbiamo sviluppare rapidamente è la nostra tecnologia dei droni, e i sistemi anti-drone». Per farlo – dice Rutte – serve una collaborazione più stretta ed efficace con l’Ucraina, tema sul quale si è espresso anche il ministro della difesa britannico, Wes Streeting, che ha esortato gli Usa a continuare a sostenere l’Ucraina, «nell’interesse di Washington sia a breve sia a lungo termine». Kiev ha incassato anche la solidarietà del primo ministro polacco, Donald Tusk, secondo il quale «dopo i colloqui avuti oggi a Bruxelles con i leader europei, posso rassicurarvi, cari amici ucraini e presidente Zelensky: non siete soli».

DI TUTT’ALTRO TONO le dichiarazioni russe. Il ministro della difesa Sergei Lavrov ha accusato il presidente ucraino di voler «sfidare» Trump con i suoi attacchi alle raffinerie russe, mentre Vladimir Putin ha tuonato: la Russia risponderà agli attacchi dell’Ucraina contro raffinerie petrolifere, infrastrutture logistiche e impianti energetici». Il che risulta lapalissiano in una fase in cui i raid russi non si sono mai fermati.

Solo nella settimana tra il 5 e l’11 ottobre ci sono stati circa 200 attacchi contro infrastrutture energetiche ucraine e 17 contro snodi della rete petrolifera e del gas, secondo i dati forniti dall’ufficio stampa del ministero dell’energia, «e l’Ucraina non dispone di una difesa aerea efficace contro l’arsenale in continua espansione di Mosca».

NEL FRATTEMPO gli attacchi ucraini contro le strutture militari russe non si sono mai fermati. Secondo la marina di Kiev ben sei cacciabombardieri Sukoi Su-34M russi di stanza a nell’aeroporto militare di Borisoglebsk (Voronezh) sono stati distrutti durante un attacco notturno.