Palestina Minacce di morte e botte ai funzionari europei. Ma ai palestinesi va peggio
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Aggressione dei coloni contro il convoglio di diplomatici, Cisgiordania, 17 ottobre 2026
Chiedono spiegazioni a Israele i governi del Belgio e Polonia, dopo che i coloni hanno attaccato il convoglio diplomatico in Palestina e minacciato di morte i consoli. Le avevano chieste venerdì anche gli Stati uniti, in seguito all’aggressione brutale alla giornalista del Washington Post Heidi Levine, di 64 anni, che ha avuto diverse vertebre fratturate e rischia di perdere un dito.
I Paesi occidentali esprimono indignazione, pretendono che Tel Aviv indaghi, chiedono a Benyamin Netanyahu di individuare i colpevoli e perseguirli, come se non fosse evidente che esercito e governo difendono l’operato dei coloni, che i processi li lasciano impuniti, che a pagare sono sempre e solo i palestinesi vittime delle aggressioni. È questo il corto circuito nel quale sono state risucchiate anche le vittime occidentali della violenza coloniale israeliana.
NULLA A CHE VEDERE, sia chiaro, con il trattamento riservato ai palestinesi, soli, senza un’amministrazione che li difenda, destinati a rimanere numeri senza nome e volto, vittime tre volte della violenza, dell’impunità e del silenzio delle cancellerie occidentali. Il premier israeliano ha invece messo in dubbio – contro ogni evidenza – la ricostruzione dell’agguato, denunciando una presunta «campagna coordinata per diffamare Israele» e i coloni.
Non c’è quindi da stupirsi del fatto che le 487 aggressioni compiute dall’inizio del mese, una media di 27 al giorno secondo il gruppo israeliano per i diritti umani Yesh Din, abbiano prodotto soltanto un paio di fermi, mentre la quasi totalità dei responsabili continua a godere dell’impunità: il 93,6% delle indagini sui reati commessi da israeliani contro palestinesi tra il 2005 e il 2025 si è concluso senza incriminazioni. Lo ha ricordato il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, dichiarando che i palestinesi subiscono quotidianamente questa violenza e annunciando che il Belgio continuerà a chiedere sanzioni europee contro i coloni violenti e chi li sostiene. Prévot ha inoltre collegato gli attacchi alla politica israeliana di espansione delle colonie e di espulsione forzata dei palestinesi, ribadendo la necessità di porre fine all’occupazione e alla violenza dei coloni.
L’AGGRESSIONE è cominciata con il furto di alcuni sacchi di olive ai contadini palestinesi del villaggio cristiano di Taybeh, non lontano da Ramallah. I coloni israeliani, che occupano le terre palestinesi attraverso insediamenti illegali secondo il diritto internazionale, hanno raggiunto gli uliveti e aggredito i proprietari. Arrivati sulla scena, i diplomatici di Francia, Belgio e Polonia insieme a rappresentanti cattolici e agli attivisti che si sono rifugiati nelle loro autovetture sono stati circondati da almeno sette coloni armati di mazze e con il volto coperto. Il gruppo, del quale faceva parte anche il console generale belga a Gerusalemme, è stato minacciato di morte, mentre gli aggressori colpivano le automobili e pretendevano di controllare i documenti.
Il 78enne sindaco francese di Autnoye-Aymeries, il comunista Bernard Baudoux, è stato colpito e scaraventato a terra, mentre un veicolo della delegazione belga è stato danneggiato. Baudoux, che appare in video accasciato e dolorante vicino alla sua vettura, ha dichiarato all’Afp che «se i coloni si comportano così, significa che c’è una tolleranza da parte del governo israeliano».
I VERTICI MILITARI hanno condannato l’aggressione e annunciato l’apertura di un’inchiesta, aggiungendo però che la visita non era coordinata con l’esercito e che «tale coordinamento è importante per prevenire simili incidenti». È l’ammissione che la violenza dei coloni contro i palestinesi è un rischio noto e prevedibile, al quale l’esercito non intende porre fine, ma dal quale avrebbe potuto proteggere i diplomatici europei attraverso un’apposita scorta. Una protezione garantita agli stranieri, ma negata ai palestinesi, lasciati senza alcuna tutela.
E infatti, nelle stesse ore di ieri, quattro donne e un bambino venivano feriti insieme ad altre due persone durante un pogrom nel villaggio di Ma’in, a sud di Hebron. Nella zona di Ramallah, invece, i coloni hanno aperto il fuoco, ferendo due persone.
NELLA STESSA AREA hanno distrutto alberi di ulivo, impedito ai contadini di raggiungere i propri campi, rubato e sgozzato decine pecore, il tutto sotto la protezione dell’esercito che ha utilizzato proiettili e gas lacrimogeni contro la popolazione palestinese. Anche a Beit Furik, nella zona a est di Nablus, gli israeliani hanno distrutto piante e appiccato incendi.