La sfilata Cinquecento soldati in più, divisi su tre turni, per presidiare il centro di Milano. Ma il Quirinale frena Meloni: non avranno poteri di intervento. La premier si consola con leggi speciali contro la protesta dei giovani: fermo di polizia per i minorenni e maxi multe per i fumogeni
La sfilata Il governo vara l’ennesimo pacchetto sicurezza: pene inasprite e fino a mille euro per i genitori dei ragazzi colpevoli
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Milano, i manifestanti scappano dalla polizia – Foto di Andrea Carrubba / Getty Images
Nuovi reati, inasprimenti delle pene, revisione del processo minorile, ingiunzioni di pagamento immediato e multe per i genitori dei minori che commettono reati. Il governo ha varato ieri il nuovo pacchetto sicurezza e, rispetto alle premesse annunciate, ha gonfiato ancora di più il testo. Ha dovuto però rinunciare alla misura con cui più sperava di poter mostrare i muscoli a Milano dopo le manifestazioni dell’ultimo fine settimana: nel capoluogo lombardo verranno sì inviati altri 500 militari, ma non avranno quei poteri di polizia giudiziaria che aveva invece annunciato il ministro della Difesa Crosetto.
LO STOP è stato imposto dal Quirinale nel corso delle interlocuzioni di ieri, nonostante il ministro dell’Interno Piantedosi abbia provato a minimizzare parlando di un «confronto fluido». I 500 dunque partiranno per Milano e vi resteranno fino a fine anno, ma tutto rimarrà nell’ambito dell’operazione Strade sicure. Che per i militari prevede solo compiti di presidio, senza la possibilità di identificare o arrestare qualcuno: peraltro, considerati i turni di lavoro suddivisi in tre tranche da otto ore, significa che nelle strade saranno poco più di centocinquanta per volta. La misura doveva essere il piatto forte dell’ennesimo decreto, è finita citata appena di passaggio nel video che Meloni ha pubblicato sui social subito dopo il consiglio dei ministri. Il passo indietro, dopo aver incautamente preannunciato la novità, non era però un’opzione possibile. E così anche Crosetto si è visto costretto a difenderla, nonostante da anni predichi il contrario, ovvero che senza nuovi compiti l’ampliamento dell’operazione Strade sicure sarebbe un inutile cosmetico. Forse avrà cambiato idea in una notte, ieri ha commentato con un laconico: «La difesa c’è».
IL DECRETO, ad ogni modo, è ben guarnito della visione panpenalista del governo. «Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità e la risposta dello Stato deve essere ferma» ha detto Meloni in video. Si parte dal nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche». Si tratta di una pena da due a cinque anni per chi, in un gruppo di almeno cinque persone, lancia oggetti o compie atti violenti nel corso di un corteo. Una versione ridotta del già noto reato di devastazione e saccheggio, a cui peraltro ora la destra ha deciso di introdurre delle aggravanti, così come a quello di devastazione. Non solo, sono in arrivo pene anche per chi «con strumenti telematici o informatici organizza o istiga» questi gruppi. Si va dai cinque ai dodici anni: una misura pensata dopo i riot milanesi, sorti fuori dalle strutture tradizionali delle organizzazioni politiche e autoconvocatisi online, attraverso canali Telegram o ricondivsione di video sui social.
PER I MINORI, poi, l’esecutivo ha confezionato il grosso del provvedimento. «Conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo dall’inizio del mandato e continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno, ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza» ha commentato la premier. La prima modifica riguarda il principio di imputabilità: non sarà più necessario verificare la capacità di intendere e di volere di un ragazzo, che al contrario sarà sempre presunta. È lo stesso principio del disegno di legge che il governo aveva già varato in estate, e che si apprestava a iniziare il proprio iter parlamentare. Il provvedimento è stato svuotato e spostato nel decreto, così da renderlo subito efficace. Un principio criticatissimo già in estate, su cui è tornate anche ieri il presidente dell’Associazione dei magistrati dei minori Claudio Cottatellucci: «La strada dell’inasprimento delle pene potrà anche incontrare il consenso dell’opinione pubblica, perché svolge una funzione rassicurante, ma è fallimentare e assolutamente inefficace» ha spiegato. Anche perché, dopo gli innumerevoli decreti dell’esecutivo che hanno ampliato la possibilità di custodia cautelare per i ragazzi, per la prima volta anche gli Ipm si trovano sovraffollati. «Sta passando l’idea che questi ragazzi debbano essere trattati come adulti, ma la violenza non li rende più adulti» ha detto a proposito del principio di imputabilità.
NONOSTANTE le incertezze dell’ultimo miglio, è rimasta invariata l’estensione del fermo preventivo. La misura introdotta con l’ultimo decreto sicurezza ora potrà essere applicata anche ai minorenni, accompagnati in questura fino a dodici ore se si sospetta che possano diventare un «concreto pericolo per la sicurezza». Non accadrà solo prima delle manifestazioni, ma in tutti i luoghi «caratterizzati da un consistente afflusso di persone». Pensata per i luoghi della movida, ora sarà facilmente riutilizzabile per qualsivoglia centro città dove si pensa che possano replicarsi cortei spontanei, ma rimarrà in vigore anche oltre.
INFINE c’è il capitolo dei risarcimenti e delle multe: ai genitori dei ragazzi che commettono reati potranno essere applicate multe dai 500 ai 1000 euro, «salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto». Multa che raddoppia nel caso in cui il fatto venisse reiterato. Nei casi di danneggiamento, invece, il prefetto potrà rivolgersi ai genitori per ottenere un risarcimento dei danni. E lo stesso potranno fare i privati, a cui ora è consentito ottenere immediatamente un decreto ingiuntivo per farsi risarcire.