Stampa

Piano Gaza Hebron, due palestinesi aprono il fuoco a un check-point e vengono uccisi, morti anche due soldati israeliani. A pochi giorni dal voto la reazione di Netanyahu è feroce: case abbattute e cinque minuti per sfollarle, sigillata l’intera Cisgiordania. La Palestina ormai è un’unica Striscia

Piano Gaza Netanyahu annuncia evacuazioni, demolizioni e chiusure a Hebron e in Cisgiordania dopo l’attacco in cui sono stati uccisi due soldati

LEGGI ANCHE Sorpasso a destra, Eisenkot tenta dove tutti hanno fallito

4658f7c4-a704-4b90-aa3b-080ada886319 Forze israeliane di guardia nell'area di Farsh Al Hawa, all'ingresso settentrionale di Hebron, in Cisgiordania – Foto di Mamoun Wazwaz/Getty Images

«Distruggeremo questo luogo, lo cambieremo. Il quartiere degli attentatori sarà trasformato completamente». Le parole di vendetta di Benyamin Netanyahu hanno anticipato le ombre della notte buia e carica di tensione scesa ieri su Hebron e su tutta la Cisgiordania, dopo la sparatoria durata 20 minuti al posto di blocco militare israeliano di Farsh al Hawa, in cui sono stati uccisi due soldati e due palestinesi armati. Mentre Netanyahu parlava, i militari israeliani cominciavano a cacciare via i civili palestinesi, abitanti e commercianti di Farsh al Hawa, concedendo loro appena cinque minuti per andarsene. Quindi sono arrivati i bulldozer dell’esercito che, in pochi minuti, hanno distrutto una palazzina di proprietà della famiglia Amrish. È solo la prima di molte altre. «Demoliremo tanti edifici qui prima dell’inizio dello Shabbat. Dovrà essere chiaro che il terrorismo contro i cittadini israeliani ha un prezzo molto alto», ha detto Bezalel Smotrich, leader dei coloni e ministro delle Finanze, con una delega speciale per la Cisgiordania. Negli ultimi mesi è diventato una sorta di braccio destro di Netanyahu, che lo apprezza perché è fanatico ma docile e non ha ambizioni da primo ministro. Smotrich ha anche annunciato la nascita di altri quattro avamposti coloniali.

L’ESCALATION DI IERI è stata sfruttata al volo da Netanyahu a quattro giorni dal voto. Il premier ha segnalato agli israeliani che non ha e non avrà mai alcuna esitazione nell’ordinare le misure più dure contro i palestinesi e che sarà brutale, anzi di più. Non è noto invece l’atteggiamento in circostanze analoghe del suo avversario alle elezioni Gadi Eisenkot, l’ex capo di stato maggiore che pure nel 2006 elaborò la «Dottrina Dahiyeh» e ordinò bombardamenti aerei a tappeto nei quartieri meridionali di Beirut. Netanyahu ha inoltre annunciato di voler avviare la costruzione di un’economia israeliana «alternativa», per aggirare eventuali sanzioni e raggiungere la indipendenza dagli aiuti Usa che, ha previsto, «non arriveranno più».

Dopo aver ordinato all’esercito israeliano di circondare e isolare Hebron, la più grande città palestinese, e di chiudere l’intera Cisgiordania, Netanyahu, dal luogo degli scontri a fuoco, ha annunciato che applicherà il modello già attuato nel nord del territorio palestinese occupato. «Evacueremo i residenti, andremo casa per casa, rimuoveremo le armi e ci occuperemo di tutte le infrastrutture terroristiche, distruggendole», ha affermato. «Faremo qualcosa che non è mai stato fatto prima: metteremo in pratica il modello efficace e aggressivo che abbiamo utilizzato nei campi profughi, che sono essenzialmente roccaforti terroristiche», ha aggiunto.

IL RIFERIMENTO è alle devastanti operazioni condotte a partire dal gennaio 2025 nei campi profughi di Jenin e Tulkarem, concluse con decine di migliaia di palestinesi sfollati e la distruzione di abitazioni e infrastrutture. Netanyahu ha infine annunciato che Israele sta preparando una vasta operazione militare in Cisgiordania, la più importante dal 1967. «Le Forze di difesa israeliane sono pronte a realizzarla e stabiliremo i tempi, ma è in programma», ha affermato. Ha inoltre ordinato di demolire le case costruite dai palestinesi, a suo dire, «senza permesso» lungo le strade della Cisgiordania, sostenendo che rappresenterebbero «una minaccia per le nostre forze».

La sparatoria è avvenuta intorno alle 7.30, nei pressi di Hebron, mentre un contingente del battaglione Ari ispezionava le auto in uscita dalla città. Secondo la versione diffusa dalla radio militare, i due palestinesi sono arrivati a bordo di un veicolo con targa gialla israeliana, armati di un mitra e di una pistola. Dopo aver constatato che non avrebbero potuto raggiungere la strada 35, sono scesi dall’auto e hanno aperto il fuoco contro i militari. Lo scontro è durato più di venti minuti ed è terminato con l’uccisione dei due palestinesi, i ventisettenni Hamoud al-Jaaba e Firas al-Jaaba, entrambi di Hebron, provenienti rispettivamente dai quartieri di Ein Deir Mahabe e Al Jilde. Non è chiaro se Netanyahu, quando ha parlato di distruzioni ed evacuazioni, si riferisse alla zona di Farsh al Hawa o ai quartieri di residenza dei due palestinesi. L’esercito sostiene di aver trovato una grande quantità di munizioni nel veicolo utilizzato dai due palestinesi. Questo lascerebbe pensare a un attacco di maggiori proporzioni, «sventato» dalle forze israeliane al posto di blocco. L’esercito ha avviato pesanti rastrellamenti a Hebron e nei villaggi circostanti. Almeno quattro parenti dei due palestinesi uccisi sono stati arrestati, mentre un uomo palestinese è rimasto gravemente ferito a Dura, dopo che i soldati hanno sparato contro la sua auto.

PER NETANYAHU, quelle di ieri non sono state semplici dichiarazioni e decisioni in risposta alla sparatoria di Farsh al Hawa. Sono state a tutti gli effetti gli ultimi comizi elettorali a sostegno suo e del suo partito, il Likuh.

Il premier israeliano si è rivolto ai coloni presenti nella zona, definendoli «un modello per il popolo di Israele» e «un modello per lo Stato di Israele». Mentre parlava, proseguivano gli attacchi dei coloni contro i palestinesi sotto occupazione. A Sinjil hanno aggredito gli agricoltori impegnati nella raccolta delle olive. A Kafr Malik un colono ha lasciato pascolare il proprio bestiame sulle coltivazioni palestinesi.

IN SCIA a Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz ha ipotizzato una strategia più ampia dei nemici di Israele, volta a «condizionare il voto» del 27 ottobre. «L’asse sciita iraniano (Iran, Houthi, Hezbollah, ndr) e i suoi alleati, così come l’asse dei Fratelli Musulmani (Turchia e Pakistan, ndr), stanno pianificando attacchi e attentati terroristici al fine di sabotare e influenzare le prossime elezioni», ha sostenuto.