Lula hope Brasile, a 48 ore dalla sconfitta e a 24 ore dalla richiesta di consegnare il passaporto, il primogenito dell’ex presidente decide di sparire
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Brasilia, Flavio Bolsonaro prende la parola nella notte elettorale che ha visto la sua sconfitta – Foto Ap
Dalle prime ore di ieri mattina si sono perse le tracce di Flávio Bolsonaro, in mezzo alle voci di una sua fuga in Argentina, da cui poi si sarebbe imbarcato su un aereo privato diretto negli Stati Uniti, dove andrebbe a far compagnia a suo fratello Eduardo.
IL GIORNO PRIMA il candidato sconfitto, dopo essere andato a trovare suo padre (condannato a 27 anni, ora ai domiciliari per motivi di salute a Brasilia), si era trovato davanti alla porta di casa la polizia federale che gli aveva intimato di consegnare entro 24 ore tutti i suoi passaporti, compreso quello diplomatico «o di altra nazione», per ordine del giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, la vera criptonite del clan Bolsonaro. «Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il paese», aveva raccontato lui stesso sui social, attribuendo la decisione del giudice all’intervista concessa il 23 ottobre proprio da Eduardo, in cui il terzogenito di Bolsonaro (che ha una condanna a quattro anni e dice di vivere a Dallas, Texas con passaporto italiano) auspicava che, in caso di sconfitta, anche Flávio lasciasse il Brasile. «Non ho mai pensato di uscire dal paese», aveva spiegato lo “zero uno”, annunciando di volersi «difendere da questa aberrazione, che è un chiaro tentativo di intimidirmi».
E INVECE pare proprio che non solo ci abbia pensato, ma che si sia anche tempestivamente organizzato in tal senso: le 24 ore sono scadute ieri pomeriggio, i passaporti sono stati annullati d’autorità, poco dopo la Folha de S. Paulo titolava: “Gli alleati sono stati avvertiti che è fuggito dal Brasile”. Forse a piedi passando da Puerto Iguazú in Argentina, e da lì verso Caracas ormai in mani statunitensi, e poi Miami. Un piccolo jet Gulfstream è rimasto a lungo fermo all’aeroporto di Puerto Iguazú in attesa di quattro passeggeri diretti a Fort Lauderdale, a una cinquantina di chilometri da Miami, che però non si sarebbero presentati – oltre a Bolsonaro jr sono sparite anche la moglie Fernanda e le loro due figlie. La polizia brasiliana rastrellava le frontiere, l’Argentina assicurava di non avere traccia di ingressi ufficiali, alle tre del pomeriggio la mazzata di Cnn Brazil: Flavio Bolsonaro è in volo verso gli Stati uniti.
AVEVA OTTIMI MOTIVI per fuggire, il primogenito di Jair Bolsonaro. Due sono le indagini aperte contro di lui: la prima per corruzione, riciclaggio di denaro, peculato e associazione a delinquere relativa al caso dei fondi sospetti per la produzione di “Dark Horse”, il docu-film celebrativo su suo padre, e la seconda, di cui il giudice relatore è proprio Moraes, sul suo coinvolgimento in un ulteriore schema di riciclaggio di denaro e traffico di influenze, legato a sospetti movimenti finanziari sul conto dell’avvocato e lobbista suo amico Willer Tomaz.
OLTRETUTTO, dopo la sconfitta al ballottaggio, rimarrà pure senza un incarico pubblico per la prima volta dopo 24 anni consecutivi trascorsi all’interno delle istituzioni legislative, perdendo l’immunità parlamentare il primo febbraio, allo scadere del suo attuale mandato da senatore.
Quanto al suo tentativo di emulare il padre, rifiutandosi di accettare la sua sconfitta, è durato poco. Già in nottata, infatti, con una nota ufficiale, il Partido liberal aveva riconosciuto «il risultato presidenziale proclamato dal Tribunale Superiore Elettorale», aggiungendo che «le questioni sollevate devono essere chiarite in un dibattito politico equilibrato e democratico»: «Continueremo a monitorare i fatti e a cercare le risposte con responsabilità, trasparenza e rispetto delle istituzioni».
A QUEL PUNTO, aveva capitolato anche lui, rinunciando alla richiesta di annullamento delle elezioni, da tutti i suoi consiglieri ritenuta senza fondamento. L’offensiva giudiziaria contro il presidente rieletto, tuttavia, non si è arrestata affatto: la sua campagna intende infatti richiedere la cancellazione della candidatura di Lula per presunto abuso di potere economico, in riferimento ai provvedimenti – l’estensione e il potenziamento dei benefici del programma Bolsa Família e il condono dei debiti fiscali per i microimprenditori – annunciati dal presidente prima del ballottaggio, definiti come propaganda elettorale.
Quanto a Lula, dopo aver trascorso nel modo più felice il suo 81.mo compleanno, sta già lavorando al prossimo governo, del quale ha indicato come priorità l’educazione, la salute e la partecipazione popolare (nessun cenno all’ambiente, malgrado le minacce a cui si troverà sicuramente esposto nel nuovo Congresso). In agenda, per il 2027, ci sarebbero invece la riforma della politica – al fine di ampliare la centralità dei partiti politici nel processo elettorale e di garantire una maggiore trasparenza nell’assegnazione dei fondi pubblici, inclusa la possibilità di un tracciamento digitale – e quella dell’organo giudiziario, con l’introduzione di limiti di mandato per i giudici della Corte Suprema e la revisione del sistema di nomina dei suoi membri.
Dopo il crollo della Borsa di quasi il 17% e l’impennata del dollaro del 12% sul real – «un aggiustamento di posizione» di fronte all’inattesa vittoria di Lula, hanno spiegato gli esperti – sui mercati sembra essere tornata la calma. Ma in ogni caso il presidente starebbe valutando di affidare l’economia al suo vice, il moderato Geraldo Alckmin, proprio per mandare un segnale rassicurante a Faria Lima, la Wall Street brasiliana. Rassicurante per i mercati, molto meno per la sinistra di base.
PER LULA, in ogni caso, la strada appare comunque in salita: con un Congresso ancor più dominato dai sostenitori del clan Bolsonaro e dunque prevedibilmente deciso a non fargli sconti, dovrà realmente affidarsi, per sopravvivere, a quella mobilitazione popolare che, dopo tre mandati, sembra aver scoperto per la prima volta durante la campagna per il secondo turno. Ma meglio tardi che mai.